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Martedì 7 Giugno 2005

cruciverboni

Mi sono abbastanza divertito a leggere Perceber. Magari divertito non è la parola giusta però ci siamo capiti, quella sensazione che hai quando stai al mare e finisci le parole crociate senza schema, magari Bartezzaghi.

Si perchè questo libro ha scatenato in me una certa competizione con l’autore (della serie vediamo quante ne azzecco) nel tentativo di risolverlo appieno senza lasciare il 20 orizzontali miseramente vuoto. Si, tutto sommato mi sono divertito, ed il libro è scritto con talento e in maniera a tratti virtuosistica.

Detto questo, è un’opera molto lontana dal mio concetto di narrativa o di romanzo (post)moderno. Non credo lo consiglerei ad un amico, a meno che non sia un appassionato solutore. Non so se Colombati se lo è chiesto, ma dopo questo funambolico divertissement ha intenzione di scrivere altro (e se si, cosa)?

Lunedì 30 Maggio 2005

Virtual reality

Nazione Indiana chiude. Anzi no. Alcuni se ne vanno, alcuni restano. Manca spazio.
Se ne parla ovunque, sui blog. C’è gente che ha passato il fine settimana a casa, per non perdersi le ultime news. E poi i commenti, fiumi di commenti. Saranno una decina di persone - sempre le stesse - ma cambiano continuamente nick e sembrano cinquecento (in più scrivono per mille). I blog letterari sono i nuovi giardinetti, ci vanno i pensionati a giocare a bocce. Commentano l’ultima fatica di Pincio. Sono pensionati postmoderni.

Nel mondo che esiste fuori del monitor, quello dove la gente per esempio lavora invece di scrivere metodicamente una cazzata ogni dieci minuti in una finestrella piccola piccola, non si ravvisano sconvolgimenti. In libreria non frega un cazzo a nessuno. Se parli di Pincio, a Roma, pensano al parco (in effetti, con questa bella giornata). Ma i pensionati postmoderni questo non lo sanno, loro non vanno al parco, si limitano a leggere capolavori virtuali e a piantonare l’http. Supponiamo di intervistare la commessa di Feltrinelli a Piazza Colonna:

Q: cosa pensa dell’uscita di Scarpa da Nazione Indiana?
A: de che?

Q: si, insomma, Scarpa, Moresco. La Benedetti. Nazione Indiana.
A: aò, chemmestai a pijà per culo? Daje che qui ciavemo da lavorà

Q: scusi, ma lei non segue i blog letterari?
A: a more’, già te l’ho detto, qui ciavemo da lavorà - mica stamo tutto er giorno a nun fa ‘n cazzo su internette. Anzi, ciò ‘na pila de Melissa P. da mette a posto, che me dai ‘na mano?

Martedì 24 Maggio 2005

Brutte storie

Sintetizzo la brutta storia del momento: Francesca Mazzucato, scrittrice erotica e blogger, avrebbe esagerato col copia&incolla talché intere parti di un suo e-book sarebbero, in realtà, scopiazzate da testi di altri blogger.

Scontata la mia solidarietà ai protagonisti di questa brutta vicenda, se necessario anche in forma di contributo alle spese legali, a questo punto spero vivamente che a stabilire in via definitiva ragioni e torti sia un tribunale. , così finalmente avremo un precedente che faccia stato in materia (e vedremo se le licenze Creative Commons sono solo aria fritta o servono anche a qualcosa).

Questi i link che sono riuscito a rimediare sull’argomento:

Narrazioni (di Francesca Mazzucato)
Letteratura erotica (di Francesca Mazzucato)

I due blog da cui la Mazzucato avrebbe attinto a piene mani:

Les Miroirs
[porno]

Se ne parla su:

Tunga!
Nazione Indiana (si vedano anche i commenti qui)
Blob of the Blogs
L’indignato (anche qui)
gattostanco
Lipperatura
Alderano
Kaspar H.
Lame rotanti

N.B. Ho cancellato il paragrafo sopra perché Antonio nota, giustamente, che i due blog in questione non sono protetti da una Creative Commons (comunque io propendo per l’aria fritta).

Martedì 10 Maggio 2005

Non si fatica affatto (post sovraveritativo)

Mentre leggevo che la montagna ha partorito il topolino, e quindi niente dibbbattito, mi è venuta l’idea di scrivere un vero post di servizio - una roba di cui come minimo mi ringrazierete. Ho deciso di riportare, per comodità e nel caso qualcuno se la fosse persa, la lista degli ultimi cinque capolavori della letteratura italiana recensiti negli ultimi cinque mesi da Giuseppe Genna. Non vi dico chi è Genna perchè, se siete lettori di questo blog, lo sapete. Ma andiamo ad iniziare.

In ordine cronologico inverso abbiamo:

1) Igino Domanin: Gli ultimi giorni di Lucio Battisti (in uscita). Questo è “uno dei libri più folgoranti di questi anni”. Riferimenti letterari: Bret Easton Ellis, Don DeLillo, Emilio Salgari, Victor Hugo, Melville;

2) Leonardo Colombati: Perceber. Qui abbiamo “uno degli esordi letterari più potenti di questi anni rigogliosi, germinativi e rivoluzionari per la narrativa italiana” o anche “Capolavoro Misterioso”. Riferimenti letterari: Pynchon, Melville;

3) Alessandro Piperno: Con le migliori intenzioni. Si nota una certa sobrietà, dopotutto è solo uno “straordinario romanzo”. Riferimenti letterari: nessuno. In compenso Antonio D’Orrico è “geniale” e Aldo Nove più o meno un poveraccio;

4) Beppe Sebaste: H.P. - L’ultimo autista di Lady Diana. Anche questo è uno “straordinario libro” ma anche un “lavoro eccezionale” e “uno dei libri più importanti degli ultimi anni”. Riferimenti letterari: Seneca e Capote. In aggiunta pregasi notare che “non esiste un testo americano - penso a Foster Wallace, al Palahniuk della guida di Portland, a Eggers - che raggiunga una simile intensità veritativa e sovraveritativa”. Mica cazzi, insomma;

5) Wu Ming 1: New Thing. In questo caso non è possibile isolare una definizione del libro, sono una decina di cartelle irte di “massima potenza”, “perfezione”, “grandezza”, “sapienza”, ecc. Riferimenti letterari: boh, tutti.

Cinque capolavori in cinque mesi, insomma. E altri in arrivo. Magari qualcuno m’è sfuggito.

Per esempio, mi aspetto da un momento all’altro una recensione sobria ed equilibrata di Atomico dandy, ma sospetto che sia quanto meno un capolavoro. E pensare che tutta la letteratura mondiale del Novecento ne ha partoriti forse meno di dieci. In cento anni.

Qui cinque mesi. Siamo forti noi. O magari hanno messo qualcosa nell’acqua, chissà - anche se in Italia ormai si beve solo minerale.

Eppure una spiegazione ci deve essere, escono capolavori a raffica: “non si fatica affatto a reperire titoli fondamentali che, in questi ultimi quindici anni hanno mutato il volto alla letteratura italiana, portandola all’avanguardia mondiale nel nostro presente”.

Non si fatica. Avanguardia mondiale. Alabarda spaziale.

Si, devono aver messo qualcosa nell’acqua. Qualcosa di forte.

(disclaimer: New Thing non mi è piaciuto affatto, Piperno è stato riposto in libreria ad invecchiare, ho letto un centinaio di pagine di Perceber con gusto, Domanin non lo leggerò mai in lingua originale (aspetto la traduzione in italiano), Sebaste non lo so, Atomico dandy è abbastanza in alto nella catasta dei non letti)

Lunedì 9 Maggio 2005

Segue dibattito

A poche ore dal fatidico dibbbattito (complimenti per il capolavoro, ma no il tuo è più capolavoro del mio, ecc.) ho comprato Perceber e ho perfino cominciato a leggerlo, saltando a pie’ pari la pila dei volumi soprannumerari.

Il risvolto di copertina, che accenna a Pynchon, mi disturba un po’ - anzi mi dispiace per il buon Colombati che, come ogni autore di opera prima, non ha bisogno di rendersi la vita più complicata di quello che è. Dato che sono tempi in cui anche un autore di stornelli rischia di vedersi paragonato a Manzoni, la cosa potrebbe essere controproducente. Vedremo.

Per animare il dibbbattito, invece, qui si spera in Massimiliano Parente o, almeno, in una carrozzina che cade dalle scale.

Lunedì 2 Maggio 2005

Io sono paziente

Ripetete con me: io sono paziente, io sono paziente, io sono paziente…
L’alternativa è esordire su Neuronal, una mailing list che parla di libri, mandando subito qualcuno affanculo.

Ma io sono paziente. E quindi lo scrivo qui: Barney, vaffanculo.

I lettori, la tacchia, i giornali e il fritto di paranza

In Italia si legge poco, e lo sappiamo. In compenso per ogni lettore ci sono almeno una decina di capolavoristi riconosciuti, più un centinaio di blogger capolavoristi wannabe o Proust in erba, con il romanzo definitivo pronto per la pubblicazione ma momentaneamente utilizzato come puntello del tavolo che balla. Mentre capolavoristi affermati e wannabe sono intenti a discutere tra loro di cose incomprensibili di cui, diciamocelo, non frega un cazzo a nessuno, l’Unesco si sta muovendo per scovare quei radi lettori esistenti e tutelarli quale patrimonio dell’umanità.

Per i giornali le cose non vanno meglio: le tirature, in Italia contenute per tradizione, sono in declino come in tutto il mondo. C’è ancora qualcuno che insiste a investire soldi nella stampa, ma non è certo per ragioni di business. Se si gestisse un’impresa editoriale come si gestisce un normale business, i giornalisti guadagnerebbero la metà, lavorerebbero il doppio, sarebbero più seri del triplo, e una serie di quotidiani nostrani avrebbe da lungo tempo fatto downsizing verso il caro, vecchio ciclostile. I giornali si tengono in piedi per mere questioni di potere, non perchè si vendano. Se uno vuole fare i soldi, oggi come oggi è meglio aprire una pizzicheria. Se uno vuole guadagnare discretamente bene, lavorando poco, è bene che faccia il giornalista. I capolavoristi a quanto pare non fanno una lira ma, e bisogna ammirarli, preferiscono continuare a produrre centinaia di pagine che nessuno leggerà pur di non accettare quel famoso posto in banca.

Comunque gli americani, pratici come sono, vanno al sodo della faccenda:

Newspaper circulation is important but readership is the key issue,” says Don Stinson, senior vice president of marketing for Gannett’s newspaper division. “At the end of the day what we want to deliver to advertisers is prospects who are ready, willing and able to buy what they have to sell. Whether the person pays for the newspaper or got it from somebody else isn’t particularly relevant. It’s whether they read it.

Insomma, cari prospect, i giornali saranno sempre più un mezzo per vendervi delle cose (non le notizie, che quelle ce le leggiamo altrove). Dicevo in tempi non sospetti che certi giornali vanno bene esclusivamente per incartare la frittura di pesce. Vedrete che tra breve al venerdì, in mezzo a un quintale e mezzo di allegati, inserti e sarcazzo vari, alcuni giornali cominceranno ad allegare delle confezioni di fritto di paranza congelato. E così il cerchio si sarà chiuso.

Cercasi parquettista

I cinesi ci stanno allagando di merci, ma se cominciassero ad allagarci anche di libri? Intanto leggiamoci un paio di recensioni di John Updike sul New Yorker, e poi vedremo se è il caso di aver paura.

Dico per scherzare, che qui siamo pieni di capolavoristi autoctoni però non si riesce mai a trovare uno che ti rimetta a posto il parquet.

Lunedì 18 Aprile 2005

Mediocrazia al podere

Tanto per continuare sull’argomento del post precedente (ma è roba che ho sulla strozza da un secolo), vorrei aggiungere che, differentemente dalla Lipperini, ed in modo meno personalizzato, condivido molte delle cose che scrive Massimiliano Parente. Non tutto, ché il pezzo è scritto per provocare, ma molto si. E’ innegabile che esista una mediocrazia al potere editoriale, col suo contorno di giullari di corte, ed è innegabile che si sia perso il senso della realtà e della critica, tutta presa ad incensare questi polli allevati in batteria che scrivono cose brutte (brutte, a volte anche orrende), tutte uguali e che non legge nessuno.

Non a caso l’unico scrittore italiano dei giorni nostri che abbia veramente scritto un capolavoro, cioè Moresco, viene regolarmente bacchettato per avere posizioni non omogenee alla dottrina capolavoristico-antagonista alla carbonara. Che poi questo sia opera di una banda dei quattro o dei quattromila, non saprei e non mi interessa. E non ho nemmeno le mani in pasta: mi occupo di finanza, non di libri. Però sono un lettore, ed osservo un fenomeno di cui è impossibile non accorgersi, perlomeno essendo dotati di cerebro funzionante, di connessione internet e di svariati euri da buttare al cesso presso una libreria a piacere.

D’altra parte il solo fatto che in Italia sia dia una qualche importanza ad uno come Genna, addirittura tanta da metterlo al centro (si fa per dire) del c.d. dibattito letterario anzichè restituirlo alla vanga e all’erpice, la dice lunga sul livello di mediocrità cui siamo giunti. Un livello per cui si critica l’ultimo Foster Wallace, dico per dire, che è noioso e si fa fatica a leggerlo, e poi ci si sdilinquisce per wu ming, che è de sinistra e mette i testi in rete e cià er forum er sito fico internazionale. Detto da uno che da sempre se la ghigna quando gli parlano degli intellettuali di destra (quali? quanti? dove?), fa dispiacere pensare che si voglia far passare questa roba come la cultura della sinistra (capolavorista-antagonista).

Non vi prendete a colpi di spazzola, mi raccomando

Ma c’è un libro italiano pubblicato negli ultimi due, tre anni di cui Genna non abbia detto che è un capolavoro fondamentale per la storia della letteratura? Tutti capolavori: dopo i cannibali abbiamo i capolavoristi (anche i capolavoristi-blogger).

Poi c’è uno che osa criticare il libro di Piperno (che io non ho ancora letto) e Genna scrive una roba infinita in cui per il 40% insulta il critico (a sua volta scrittore capolavorista), per il 55% parla di quanto è fico lui, Genna medesimo, e per il 5% confuta gli argomenti del critico capolavorista (ma forse adesso non più) riguardo l’esordiente scrittore, ora capolavorista anche lui.

A parte il fatto che chi scrive un pezzo sul web più lungo di una schermata andrebbe iscritto ad un corso di riabilitazione, qui si dimostra che Genna è, appunto, un miserabile.

Poi c’è Moresco, che osa scrivere un intervento fuori dalle righe su Nazione Indiana e viene subito bacchettato e ricondotto all’ordine (l’ordine dei capolavoristi, suppongo). Non mi va di mettere tutti i link alla gazzarra che ne è seguita, quindi vi rimando alla cronologia ricostruita sul blog di un altro scrittore capolavorista, anche se della corrente restauratrice.

C’è da dire che i nostri capolavoristi ogni tanto fanno un certo baccano, a parte l’iperbolico miserabile Genna che non è un capolavorista, direi piuttosto lo scemo del villaggio, e difende i nostri capolavoristi dagli attacchi dei non-capolavoristi anglo-americani. Verrebbe da chiedersi di cosa questo baccano sia produttivo, e se i capolavoristi-starnazzatori non siano invece un gruppo di neoconformisti, ossia quelli che “per pigrizia, per spirito di cordata e di gruppo, per conformismo, per paura di restare isolati, perché anche loro si sono trovati ormai il loro piccolo ruolo negli ingranaggi di questa macchina o dei suoi spazi residuali, perché, dopo averla inseguita per molto con la lingua fuori, sono arrivati finalmente ad avere la loro fetta di potere all’interno e se la tengono stretta”.

Giovedì 14 Aprile 2005

Haunted

Parzialmente in tema col post precedente: sta per uscire negli USA l’ultimo libro di Palahniuk, Haunted.
La trama andrebbe bene per il reality show di cui si parlava:

In this over-the-top gore fest from Palahniuk, a group of aspiring writers move into a locked, windowless theater to write their masterpieces under the guidance of a (seemingly) old man. The story of their hellacious retreat-kidnapping is interspersed with poems about the various writers and stories by them. Convinced that they will one day sell the story of their dystopian nightmare for millions, the writers seek out suffering to make their lives saleable: they starve themselves, lop off body parts, cannibalize, and so on.

Giovedì 7 Aprile 2005

Masters of the Universe

Ian McEwan su Saul Bellow:

[…]
Writers we admire and re-read are absorbed into the fine print of our consciousness, into the white noise of our thoughts, and in this sense, they can never die. Saul Bellow started publishing in the 1940’s, and his work spreads across the century he helped to define. He also redefined the novel, broadened it, liberated it, made it warm with human sense and wit and grand purpose. Henry James once proposed an obvious but helpful truth: “the deepest quality of a work of art will always be the quality of the mind of the producer.” We are saying farewell to a mind of unrivalled quality. He opened our universe a little more. We owe him everything.

Venerdì 1 Aprile 2005

Mi sembra un po' depresso

Si parlava del nuovo libro di Jonathan Safran Foer: oggi Meghan O’Rourke (editor di Slate) ne discute con Ruth Franklin (editor di New Republic) su Slate.

Tra l’altro, paresidicesembra che Foer abbia un blog e che il New Yorker gli rifiuti sistematicamente i racconti.

Lunedì 21 Marzo 2005

il Giovane Scrittore di Successo parla

Bol.com ha intervistato Alessandro Piperno:

[…]Non posso esimermi dal parlare della tanto dibattuta questione dei suoi modelli letterari. I paragoni si sono sprecati, nomi di grandissimi scrittori sono stati accostati al suo (tra parentesi proprio oggi esce in Italia il nuovo romanzo di Philip Roth, sul quale sarei curioso di un avere un suo giudizio se fosse già in grado di esprimerlo). Le ho però sentito dire che un giorno le piacerebbe essere ricordato come Piperno e non come il Roth italiano. Cosa pensa di questi paragoni?

A dire il vero mi piacerebbe che un giorno qualcuno dicesse, “ecco Roth, il Piperno americano”… Sto scherzando naturalmente. Andiamo con ordine. Ho avuto l’ultimo romanzo di Roth circa tre mesi fa, quando era da poco stato pubblicato negli Stati Uniti, e quindi ho potuto leggerlo in anteprima: Il complotto contro l’America è il meno rothiano dei libri di Roth che Roth abbia mai scritto, nel senso che ha delle caratteristiche che sono assolutamente non rothiane. La prima è una sorta di inverosimiglianza storica che fa venir meno il consueto realismo rothiano: lui non si era mai cimentato (anche se in verità c’era già stato un libro, L’orgia di Praga, in cui ipotizzava delle cose che in realtà non erano avvenute e anche in Operazione Shylock c’era un’altra ipotesi abbastanza bislacca per cui un suo sosia veniva visto in Israele camminare per le vie di Gerusalemme) con un romanzo che sembra quasi un romanzo di fantapolitica (nel Complotto Roosvelt perde le elezioni che vengono vinte da Lindbergh e gli Stati Uniti diventano alleati dei nazisti, n.d.r.). La seconda è il fatto che il libro trasuda sentimentalismo, e trasuda sentimentalismo perché Roth per la prima volta parla dei suoi parenti. Sebbene abbia sempre parlato dei suoi genitori e di suo fratello attraverso la saga di Nathan Zuckerman, in realtà non ne aveva mai parlato direttamente, li aveva sempre trasfigurati letterariamente: stavolta invece li affronta a viso aperto con nomi e cognomi e devo dire che il ritratto è stranamente indulgente; se di solito il suo è un atteggiamento crudele e intransigente, qui è invece sentimentale. Per quanto riguarda il modello: sarei un assoluto ipocrita se dicessi che non ho letto, straletto, stradigerito Philip Roth e che in qualche modo non abbia dato un impulso abbastanza evidente al mio stile.[…]

La restaurazione

Antonio Moresco mette tutti e due i piedi nel piatto riguardo la polemica sui libri “popolari” o meno, oltre a proporre una riflessione sul ruolo dello scrittore, e dell’industria editoriale, in questi tempi grigi:

Nel campo dell’editoria e del giornalismo culturale, siccome il personale è formato da intellettuali, si coprono le proprie pratiche andando a ramazzare teorie del passato e usandole in modo improprio e grottesco in una situazione diversa. Alcune di queste sono così generalizzate da diventare luogo comune. Si leggono continuamente sui giornali ridicole professioni di gramscismo da parte di vallette del Festival di Sanremo, filosofi in disarmo ecc. Praticano l’ottundimento di massa e traggono da questo la loro mercede e poi dicono che sono “nazional-popolari”. Proprio adesso che - guarda caso - non c’è più né la Nazione né il Popolo! Se ne stanno al caldo dentro macchine di consenso drogate, in grado di sedare e rimbecillire il “popolo” che hanno sottomano oggi e di elargire laute ricompense ai propri servi, e questo sarebbe ciò che intendeva il povero Gramsci scrivendo dalla sua prigione. Tutte le epoche di restaurazione sono così, sia quelle che si fondano su strutture ideologiche e politiche scopertamente totalitarie e violente sia quelle giocate su altre forme di coercizione e consenso.
Nel campo dell’editoria si agita l’alibi che non ci sarebbe mai stato tanto pluralismo come adesso, che c’è posto per tutti, che ci sarebbero ancora spazi riservati a cose che si muovono in direzione diversa -e in un certo senso è vero che ci sono. Ogni funzionario editoriale addita a propria discolpa e alibi qualche buon libro che pure ha pubblicato, i suoi tre poeti, ecc -e anche questo è vero. Ma tace sul funzionamento generale della macchina in cui si trova e che pure conosce molto bene, che rende sempre più ristretto, aleatorio e inoperante lo spazio in cui si muovono invece le manifestazioni in controtendenza, per il funzionamento implacabile e invasivo della macchina e per l’occupazione atmosferica di gran parte degli spazi reali e delle sedi in cui si formano le strutture di giudizio.
Un “pubblico” manipolato e forgiato ed esibito poi come alibi, col quale vivere un rapporto servo-padrone rovesciabile all’infinito. L’annullamento della responsabilità individuale e la resa allo spirito del tempo e a ciò che sembra al momento vincente. Come se la narcosi generale fosse un alibi per non dire nulla, non cercare nulla, non creare nulla con la propria persona, la propria voce e la propria forma, per non assumersi la responsabilità di dire come stanno veramente le cose solo perché la macchina è forte o almeno così appare. E la vita è breve. E ce n’è una sola. E bisogna cercare di salire sui carri vincenti, o che sembrano tali.

Venerdì 18 Marzo 2005

Chi ben comincia...

Se vi è piaciuto “Ogni cosa è illuminata”, libro di esordio di Jonathan Safran Foer, vi segnalo che è in uscita in America il suo secondo libro, Extremely Loud and Incredibly Close, di cui leggo recensioni entusiastiche e, addirittura, accostamenti a Salinger. A scanso di equivoci, vi metto il link ad una recensione meno hyped ma più approfondita.

PS: non c’entra niente, ma pare che Amazon abbia introdotto un sistema di spedizione all you can eat, cioè si pagano 79 dollari l’anno per coprire le spese di spedizione di tutti gli articoli comprati su Amazon, senza limiti. Se vale anche per l’Italia, stappo subito una bottiglia.

Mercoledì 16 Marzo 2005

Old news

Leggevo su Lipperatura dell’ultimo libro di Roth, e del fatto che se ne parla da qualche parte in Italia in questi giorni. Ora, mentre qui siamo impegnati a discutere di Piperno e Faletti, vorrei sommessamente osservare che il libro di Roth, The plot against America, è uscito da almeno cinque mesi (e se ne parla ora in Italia perchè è appena stato tradotto da Einaudi, la casa editrice dei blogger), che quelli che hanno la iattura di parlare inglese se lo sono gia letto da tempo (Rocca probabilmente ha scritto da qualche parte che Roth è diventato neocon), che il New York Times ha pubblicato a settembre 2004 la recensione (così così) della mitica Michiko Kakutani, oltre che la recensione di Paul Berman ( quello di “Terrore e liberalismo”, un libro di cui forse hanno parlato in due in Italia) e, dulcis in fundo, un pezzo del medesimo Roth in cui viene spiegato il dietro le quinte del libro.

Non voglio qui affermare che il livello medio del dibattito letterario in Italia sia provinciale, con una spruzzata di autarchico, e nemmeno che si debba imparare il tedesco per leggere Nietzsche, per carità. Però.
D’altra parte è anche vero che di queste cose si parla poco e niente sulla stampa italiana, invece qualcosa si legge proprio sui tanto vituperati blog spipparoli.

Tra parentesi, la mia opinione personale è che, se siete appassionati di Roth, rimarrete abbastanza delusi dalla lettura del libro (o meglio, dall’opera del traduttore).

Martedì 15 Marzo 2005

Cromìe

Zitto zitto, è uscito il n. 2 di sacripante!

Sabato 12 Marzo 2005

Chatwin sul bus

Interessante iniziativa organizzata dalle Aziende Pubbliche di Trasporti e dalla Fiera del Libro di Torino: i partecipanti al concorso letterario «Parole in corsa-viaggiare e scrivere, scrivere è viaggiare» potrebbero spiare i vostri movimenti sul tram. Molto originale. Soprattutto è roba mai vista né sentita, mica il solito minestrone noioso riscaldato che si legge in giro da anni, sempre la stessa roba. Sono sicuro che la persona che ha scritto questo pezzo si sentiva molto originale mentre lo scriveva. Come sono originale, avrà pensato, adesso gliele canto io a questi elitari che vanno in tram.

E’ qui, in alto a destra.

Venerdì 11 Marzo 2005

Con le migliori intenzioni

Caro Piperno,
sappia che le Church di adesso non sono più come quelle di una volta. Neanche gli inglesi, se è per questo.
Un suo futuro lettore

Giovedì 10 Marzo 2005

Adesso non ho voglia

Ho riposto il libro di Piperno in libreria. Magari me lo leggo tra quattro, cinque anni e ci faccio un post.

Firulì firulà

Link freschi freschi: una buona intervista a Eggers su Salon (usare il free pass) e un pezzo di Foster Wallace sull’Atlantic Monthly (notare che le famose note di DFW sono hyperlink nel pezzo online): David Foster Wallace reports from deep inside the mercenary world of political talk radio.

Purtroppo il pezzo è leggibile solo a pagamento e non sono riuscito a trovare un trucchetto lecito per renderlo leggibile a chi non ha un abbonamento. Certo, potrei copiarlo e incollarlo qui, ma non mi sembra carino - e l’abbonamento annuale costa due lire.

Fate uno sforzo, dai, non mi dite che siete andati a leggerlo qui.

PS: io non ve l’ho detto, ma qui dicono che il webmaster dei Wilco è un pirla. Pare che si possano scaricare tutti e cinque i pezzi dell’EP che viene dato in bonus a chi compra A Ghost is born. Pare.

Giovedì 24 Febbraio 2005

Orphaned gorillas

Un’intervista a Dave Eggers, in cui si parla di scimmie, di giraffe, di McSweeney’s, di come scrivere un libro per non entrare nelle classifiche dei best seller e di varie altre cose.

O: Do you think that you hurt sales in the long run? Would you have sold more copies if you’d gone with the big chains in the first place?

DE: Oh, sure.

O: And that was never a consideration?

DE: No, I don’t think we even went back to press on it. Well, maybe for a few thousand copies. It melted people’s brains at the time, but we really wanted to limit the sales, and I never wanted to be on a bestseller list. When I was on the bestseller list with the first book, everyone who knows me knows that every week it continued to be on the list was a very dark week for me. Everyone knows that all I wanted was to be off that list.

O: Why?

DE: Because of everything that comes with it. I never wanted that kind of attention. I’m not good at that kind of thing. I had come from Might magazine, which had 10,000 readers, tops, any given month, and that was very nice and comfortable for me. This sort of mainstream-whatever is really uncomfortable, and I didn’t realize what it would do. All I wanted was to return to life before, and it started with getting off that damn list. So with Velocity, we sort of engineered it well so that there was no way that we could get on this list. I know it sounds really weird, because everybody assumes that everybody wants to be a bestseller or whatever. But the way that McSweeney’s is run is, “Can there be a way that what they call mid-list authors, people who don’t sell in the Danielle Steel category, can still have an audience and still make a living?” McSweeney’s has very little overhead, to the degree that we can sell 6,000 copies of somebody’s book, and he can still get a decent amount of money, because he’s getting more per book because of the low overhead. That’s still our goal. I was just sort of going along with the same business model, like, “If we sell 50,000 copies, then everyone will do fine, and life will stay quiet.”

Lunedì 31 Gennaio 2005

Marchettina

Questo Herzog è proprio un sacripante! Seguirà banner, cartella stampa, campagna di comunicazione, colonna sonora, video, biografie, fotografie, marchettoni e lame rotanti. Update: mi dicono che delle lame rotanti non se ne parla proprio.

Venerdì 21 Gennaio 2005

Link beone e mangione

Bibenda, che secondo me è una delle più belle riviste italiane (compratene una copia in edicola, niente a che vedere con il sito), ha aperto il suo forum.

Martedì 18 Gennaio 2005

Post zen

E' un mondo strano quello in cui non si apprezza la cioccolata ma si mangia molta merda. E la si produce, ovviamente. Oppure E' del tutto possibile che ti piaccia la merda, e non la cioccolata, in questo caso non aprire una pasticceria.

E' un viaggio anche questo

Con una recensione così, mi è venuta voglia di leggere questo libro di Tiziano Terzani.

Mercoledì 12 Gennaio 2005

Prossimamente i sei in condotta

Al Gazzettino si annoiano, quindi ogni tanto la direzione decide di movimentare le cose.

Mercoledì 22 Dicembre 2004

Tempo di classifiche

I tre libri più brutti che ho letto quest'anno: 1) Wu Ming 1 - New Thing (brutterrimo) 2) Noi siamo i nuovi romantici - Niven Govinden (opera prima e, speriamo, ultima) 3) La notte dei blogger - AA. VV. (non è tutto brutto, a dire il vero, ma c'è un buon 50% che fa rabbrividire)

Martedì 23 Novembre 2004

Qualcuno lo faccia in italiano

Espresso stories: racconti che si possono leggere nello spazio di un caffè, massimo 25 parole. Potete anche mandare i vostri (in inglese, però). "I missed you," he said, kissing my cheek. "Next time," I replied, "Aim higher."

Lunedì 22 Novembre 2004

Crescere con Charlie Brown

Bel racconto - autobiografico - di Jonathan Franzen sul New Yorker: the Comfort Zone. I wonder why “cartoonish” remains such a pejorative. It took me half my life to achieve seeing my parents as cartoons. And to become more perfectly a cartoon myself: what a victory that would be.

Sabato 20 Novembre 2004

-30%

A quanto pare, al Gazzettino le cose non vanno molto bene. Mi ha colpito questa cosa: "Addirittura tra le scrivanie dei giornalisti - è scritto nella nota con cui viene motivato lo sciopero di domani - sono state installate strutture estranee all'informazione, funzionali unicamente alla raccolta pubblicitaria"

Giovedì 4 Novembre 2004

Incidenti di percorso

La vignetta di Vauro sul Manifesto di oggi (clicca per ingrandire).

Martedì 2 Novembre 2004

Potrei avere la domanda di riserva?

Mi chiedono: ma perchè non scrivi del Libro? Ma hai letto il Libro? Ma che ne pensi del Libro? Ecco qui: L'ombra del vento mi è piaciuto davvero molto.

Domenica 24 Ottobre 2004

Una copia radicale

Gli scopiazzatori non conoscono soste: questa volta è toccata a Lia.

Domenica 3 Ottobre 2004

Ancora Moresco e Argentina

Vi avevo parlato delle magnifiche cronache dall'Argentina di Antonio Moresco, vedo adesso che Nazione Indiana pubblica due nuovi pezzi sulla Terra del Fuoco. Secondo me sono imperdibili, vi faccio pure un riepiloghino così non dovete faticare: Viaggio in Argentina 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14. La Terra del Fuoco 1 e 2.

Lunedì 27 Settembre 2004

Miti moderni

8889212020.jpg Se volete leggere un libretto inconsueto e un po' stravagante, nove racconti-ritratti che spaziano da Glenn Gould a Pollock, da Keats a Psyco passando per Hitchcook e Vermeer, e si compongono insieme in una specie di romanzo postmoderno, vi consiglio questo Io non sono Jackson Pollock, opera prima di John Haskell che ha riscosso un bel successo all'estero e ora è pubblicata in Italia dalla altrettanto debuttante Bookever. Io me lo sono letto d'un fiato, e con un certo divertimento.

Lunedì 28 Giugno 2004

Oblivion

E' uscita la nuova raccolta di racconti di David Foster Wallace e al New York Times non è piaciuta poi tanto. Io ho appena fatto l'ordine.

Lunedì 10 Maggio 2004

Barbari

Ma avete presente quanto è bello passare la mattina seduti fuori, in un bar, leggendosi i giornali in santa pace? I giornali veri, si, quelli con l'inchiostro che ti sporca le dita. Oppure leggere un libro, sfogliarlo, toccarne la carta con i polpastrelli, scriverci sopra, fargli le orecchie, infilarci un segnalibro. E l'odore poi. Eppure qualcuno vorrebbe convincerci che quelle pallide imitazioni on-line sono migliori. Oppure che gli e-book sono una ficata. Barbari.

Venerdì 7 Maggio 2004

I feed della Reuters

Finalmente le notizie della Reuters sono disponibili anche via RSS. Feed per tutti i gusti.

Venerdì 30 Aprile 2004

Carta straccia

Ho sempre trovato Vittorio Feltri un individuo spregevole e disgustoso e, mano mano che passa il tempo, la mia opinione si rafforza. Il suo giornale è repellente almeno quanto lui: oggi altre liste di proscrizione, in omaggio ad una brutta corrente forcaiola che si respira anche dove non si dovrebbe. E non sono solo le liste: tra le tante pensate di questo tronfio gerarchetto non ci dimentichiamo neppure di quando pubblicò l'indirizzo di casa di D'Alema con la piantina delle stanze.

Giovedì 15 Aprile 2004

Passo il meme

Non posso esimermi dal passare anche io il meme: Un'idea divertente trovata sul blog di Caterina.net. Ve la propongo anch'io, leggermente modificata a mio piacere:
  1. Prendi il libro più vicino.
  2. Aprilo alla pagina 23.
  3. Trova la prima frase degna del benché minimo interesse.
  4. Posta il testo della frase nel tuo blog insieme a queste istruzioni. [La vita istruzioni per l'uso]
Dal libro che ho vicino alla tastiera: "Vorrei a volte riposarmi, essere in pace, scegliere un angolino, un amore, e incastrarmici - compiere una scelta definitiva." Anaïs Nin - Incesto

Venerdì 19 Marzo 2004

Massimo rispetto

Che dire: non molte persone avrebbero il coraggio di fare una cosa del genere. Beppe è una persona pulita e un professionista serio, e sono sicuro che non resterà certo con le mani in mano.

Giovedì 18 Marzo 2004

Salmoni

Qualcuno deve aver detto a quelli del Riformista che sono contro corrente. In effetti loro fanno di più: la corrente la risalgono. Gentili utenti stiamo modificando il sito per renderlo più accattivante e interessante in vista del fatto che a breve anche il giornale on line sarà a pagamento. Immagino il clamoroso successo dell'iniziativa.

Domandare è lecito, rispondere è cortesia

Mi piacerebbe capire cosa stanno combinando al Manifesto: se è vero quello che viene raccontato qui e qui, la cosa non mi sembra carina. Forse Maurizio Matteuzzi, il redattore che si è occupato dei pezzi in questione, farebbe bene a rispondere al telefono. Non è cortese farsi negare per due giorni di seguito. Update: caso risolto

Venerdì 12 Marzo 2004

Che tempismo

In un momento in cui molti giornali aprono al pubblico le loro edizioni a pagamento, a Repubblica scioperano (suppongo per difendere i numerosissimi privilegi e stipendi fuori mercato di cui gode la casta). E no, non mi fanno nessuna simpatia.

Giovedì 11 Marzo 2004

A quando un reading di Selen?

Oggi ero da Mel Bookstore a fare la spesa e sono incappato, in maniera del tutto casuale, nel reading del libro di Mark Haddon, Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte. Doveva presentare Marino Sinibaldi, ma non mi sembra fosse arrivato. Io sono rimasto solo il tempo di ascoltare l'incipit del libro, letto da...Ricky Tognazzi. A questo punto mi piacerebbe presenziare ad un reading di Welsh letto da Selen. In compenso ho comprato tutto quello che mi mancava di Foster Wallace e l'opera omnia di Hanif Kureishi, quindi non è stato un pomeriggio sprecato. Ho preso anche qualche libro dei ggiovani autori italiani, ché mi sentivo in colpa. Ne approfitto per segnalare la presentazione del nuovo libro di Tabucchi: l'autore sfanculerà i suoi lettori da Mel, il 19 marzo alle 19.

Per rimanere in argomento

Sempre sul perchè della scrittura, un bel post di Tentativi di fuga.

I enjoy the freedom of the blank page

3AM intervista Irvine Welsh. Oddio, volendo pignoleggiare, il 60% dell'intervista se ne va tra introduzione e domande, comunque il restante 40% è interessante.

Venerdì 5 Marzo 2004

Il lamento di Covacich

A proposito di quanto si diceva qui, interessante la lunga intervista concessa da Edoardo Sanguineti a Enzo Golino sull'Espresso uscito oggi. "...e poi nei giovani scrittori d'oggi non mi pare di scorgere una grande capacità di attrazione."

Domenica 29 Febbraio 2004

Vocine

Carla Benedetti, su Nazione Indiana, riassume la querelle nata dall'articolo di Romano Luperini sull'Unità di qualche giorno fa. In quell'articolo, Luperini si lamentava della carenza in Italia di voci di intellettuali, o scrittori, mettendo sostanzialmente a confronto la generazione degli scrittori di oggi con quella di Calvino, o di Pasolini. Ovvio che l'articolo abbia destato molte reazioni, più o meno vivaci. Credo che Carla Benedetti conosca bene le posizioni di Luperini, e non mi dilungo sul dibattito in corso sul postmoderno, quindi mi stupisco dello stupore: al di là della poca generosità dello scritto di Luperini nei confronti delle voci esistenti, è indubbio che il senso del paragone sia in qualche modo giustificato. Anche a me non pare che oggi, in Italia, ci sia uno scrittore dello standing di Pasolini o di Calvino, e parlo sia di standing letterario che di quello che potremmo chiamare "politico". Forse, invece di inscenare una gazzarra perchè qualcuno continua a dire che il re è nudo, magari sbagliando i toni, sarebbe più utile interrogarsi sul perchè avviene questo. Mi ricorda tanto una conversazione avuta a cena con b.georg e Eloisa, in cui io sostenevo più o meno il punto di vista di Luperini. Si andò poi a parare sul valore letterario puro dei "giovani" scrittori italiani contemporanei e, mi sembra, raggiungemmo un accordo solo sul nome di Moresco. Non so se interpretare questa cosa come una conferma.

Venerdì 27 Febbraio 2004

Scrittura mutante

C'è questo concorso per giovani scrittori virtuali, si chiama Scrittura Mutante e sembra molto fico: Per il secondo anno consecutivo, un'occasione per far emergere le nuove forme di scrittura in ambiente digitale. La scrittura, in questo concorso, è intesa in un'accezione ampia, ovvero come una modalità creativa che prevede un particolare uso dei linguaggi, non esclusivamente alfabetici (si pensi solo alle pratiche del fumetto) e delle diverse tecniche di narrazione, per rivelarsi attraverso le potenzialità espressive dei nuovi media. La stessa espressione "scrittura mutante" non intende assolutamente definire un genere ma una linea di ricerca che riguarda tante modalità: dalla narrazione on line alle nuove pratiche poetiche multimediali, dalle animazioni con software come Macromedia Flash agli SMS, e agli MMS (l'evoluzione multimediale dei messaggi via cellulare), dai weblog, i diari della rete, alle tante altre forme che al momento non è quasi possibile immaginare ma su cui il mondo della sperimentazione lavora in silenzio. Vedo che nella giuria c'è la mitica Arianna Sleeping Dagnino (questa se la ricorderanno solo i blogger decani) e che sono previsti ricchi premi e cotillons. Si può partecipare anche mandando un sms, io ho composto la seguente opera mutante: Visitors Guardavo il mio computer che fumava rosmarino mentre leccavo un ologramma di Selen con lingua biforcuta. Il fragore provocato dal desquamarsi delle cellule faceva tremare impercettibilmente lo schermo LCD mentre altrove, in Transilvania, torme di cyber-vampiri stampavano l'alba in quadricromia. Si notino le raffinate atmosfere mistico-allucinatorie, please. PS: scherzo, scherzo. Non fate che poi mi telefona Einaudi, che mi manca ancora il finale.

Obiezioni politiche

Leggo sull'Espresso di oggi che Ferrara, qualche giorno fa, avrebbe proposto a Daniele Luttazzi una collaborazione al Foglio. Prontamente rifiutata: "No, Giuliano. Perchè per me il contesto è importante. E io non voglio apparire sul Foglio."