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Del malinteso concetto di trasparenza

O anche del populismo triviale aka “controllo sociale” (de ’sta fava) unito alla deriva pettegola - tipica dei popoli in decadenza - che ci contraddistingue, alimentata dai tanti tromboni e tromboncini che si leggono in giro: contrariamente a quanto affermato da persone che non sanno di cosa parlano (in questo la categoria dei blogger eccelle), negli USA la diffusione di notizie sui redditi delle persone è strettamente regolamentata per legge - ed è rigorosamente vietata. Capita perfino che alcuni impiegati dell’IRS (l’equivalente dell’Agenzia delle entrate), beccati a sbirciare le dichiarazioni delle “celebrities”, vengano incriminati e processati.

Qui da noi, come noto, siamo troppo avanti. Oltretutto i dati maldestramente resi pubblici,e che ora rimpallano tra i voyeur della rete, sono pure incompleti: non ci sono i redditi da capitale (lo dico a beneficio dei blogger e giornalisti ignoranti, che hanno scritto lunghi pezzi indignati sul fatto che gli imprenditori o titolari di società dichiarano poco o nulla). Conversazioni da bar(camp) insomma: non vedo l’ora di andare a tagliarmi i capelli per farmi raccontare quanto guadagna gigimarzullo.

~ by brodo on 14 Maggio 2008.

20 Responses to “Del malinteso concetto di trasparenza”

  1. links from Technoratisolo una quantificazione. La qualificazione è un fatto di modalità, non di quantità. Per ottenerla è necessario definire processi e modi che rendano solari le azioni di ciascuno. Confondere il come con il quanto non aiuta. (e ora mi leggo anche ilpezzodi Brodo)

  2. brodo, la stai facendo tanto lunga… ma che, ti hanno punto sul vivo? dov’è finita la tua cinica indifferenza?

  3. brodo, pienamente d’accordo.

  4. precisazione: anche il mio reddito è stato pubblicato, ed è “discutibile” (nel senso di argomento di discussione tra nullafacenti).
    però, non avendo nulla da nascondere ed essendo perfettamente in regola con il fisco, me ne strasbatto dei possibili commenti, esattamente come di tutti gli altri commenti da portinaie.

  5. ma non è questione di avere o meno nulla da nascondere, o dei redditi di ciascuno. Mi interessa molto questa cosa perché quando si teorizzano forme di “controllo sociale” basate sostanzialmente sulla delazione, quando si fomenta il populismo retrivo, quando spuntano fuori i beppigrilli, c’è secondo me da preoccuparsi profondamente e fare una bella riflessione su cosa siamo diventati - come società. Del fatto particolare me ne frega un cazzo, ma è il sintomo chiaro di una brutta malattia.

  6. non è questione di populismo, imho.
    credo piuttosto che la trasparenza possa essere un deterrente nei conclamati casi di evasione fiscale.
    non so tu, ma io vado dall’avvocato, e non mi rilascia ricevuta, il parrucchiere nemmeno, idem per medici (mi hanno fatto pagare un’intera operazione chirurgica in nero, xx migliaia di euro)
    o idraulici-elettricisti-muratori (eventualmente fatture se mi presento come azienda), pago l’affitto in contanti e senza contratto registrato, etc etc.
    tutto ciò ti sta bene? a me no.

  7. Ovvio che non mi sta bene, ma che c’entra con la pubblicazione dei dati fiscali?

  8. C’entra, e la delazione per l’evasione fiscale sarebbe cosa sacrosanta, magari! Perché una cosa è avere il sospetto che uno evada, altro è esserne certi. E magari conoscendo i redditi e le tasse pagate di tutti, s’innescherebbe un atteggiamento diverso nei confronti delle tasse. Anche se comincio a pensare che in Italia se frodi il fisco sei un figo, se paghi le tasse sei un coglione (questo è quanto il nano ci ha fatto passare subliminalmente nel tempo). La pubblicazione dei redditi, pensa te, invece io l’ho vista non come segno di decadenza, ma il contrario. Non a caso ho pensato che sarebbe durata poco. Della trasparenza in circolazione? non era possibile. E infatti poche ore dopo si è tornati al io so che tu sai che io so.
    Riguardo agli USA, fermo restando che non la si può prendere ad esempio una volta sì e una no, mi risulta che lì chi paga le tasse non si senta un coglione, viceversa che non le paga è visto come un ladro indegno e parassita.
    Comunque tutto è tornato come era. Sono più tranquillo, è il solito paesuncolo di merda. Non mi togliete questa certezza per favore.

  9. non è questione di teorizzare, dove c’è una norma sociale c’è anche il controllo, sociale, del suo rispetto. non è solo questione di delazionme, ma anche di perdita di reputazione e di altre sanzioni che la trasgressione della norma comporta.
    chi ha messo in piazza le dichiarazioni immagino ritenga che ci sia la norma “evadere le tasse è disdicevole” in una qualche misura condivisa e che manchi sufficiente informazione.

  10. Scusate, ma che cazzo c’entra? Tu la mattina fai le multe alle auto in divieto di sosta? Arresti i delinquenti?

    Mica viviamo a gardaland, lo stato ha tutti i mezzi e le possibilità di trovare gli evasori e se non lo fa dipende dal fatto che c’è un vasto consenso (e conseguente volontà politica) perché non si trovino. Punto.

    Pubblicare le dichiarazioni - oltretutto incomplete - non serve a una mazza a parte rompere i coglioni alla gente che le tasse le paga. Piuttosto fatti fare le ricevute invece di pagare il muratore o il medico in nero.

  11. ora che ci penso, con il controllo sociale risolviamo anche il problema del traffico. Un bel blocchetto delle multe e l’accesso libero al database dell’aci ed ecco fatto. La politica del fai-da-te, l’hobbista vigile o finanziere insomma. Piacerebbe molto agli americani.

  12. oh cielo, ho dimenticato di dirti che marzullo luigi, 1953, guadagnò nel 2005 circa 230mila euri.
    no, che magari non hai tempo di passare dal parrucchiere…

    brodo, sono di mentalità scandinava: la trasparenza, per me, ha solo valenze positive, il controllo sociale deve essere un deterrente, non fonte di delazione ma di autocontrollo.
    e comunque, la trasparenza elimina mucchi di fuffa (insomma mo’ che sai quanto guadagna giggi, puoi fare altro, e anche io).

  13. scusate se m’intrometto e faccio l’avvocato di brodo, ma parla di mele e gli si risponde con le pere, e nello specifico ha ragione da vendere.
    la “trasparenza” è un bella parola, e siamo tutti d’accordo con l’essere trasparenti. dopodiché delle parole belle bisogna anche conoscere il significato.
    se io vado all’agenzia delle entrate con un documento e delle motivazioni valide e chiedo la dichiarazione dei redditi di brodo me la devono dare; questa è “trasparenza”. se io faccio 1000 fotocopie della dichiarazione dei redditi di brodo e le distribuisco per la strada o allo stadio non è più trasparenza ma è cialtronaggine, malcostume, maleducazione.
    far pagare le tasse è cosa buona e giusta, ma oltre a un po’ di sacrosanto controllo credo che gli strumenti che lo stato dovrebbe utilizzare siano la persuasione, l’incentivo, l’agevolazione, la detrazione, nonché IN PRIMO LUOGO il dimostrare al contribuente che i suoi soldi sono spesi bene. si tratta di strumenti “positivi”, da burocrazia matura (leggere max weber please), che aumentano la fiducia reciproca fra istituzioni e cittadini. gli strumenti “negativi” sono a lungo andare deleteri, e l’idea di indurre la gente a pagare le tasse attraverso il controllo reciproco fra contribuenti mi pare una follia pura. è lo stesso atteggiamento che produce le ronde leghiste.
    la “mentalità scandinava” è una cosa ben diversa. la mentalità scandinava non entra nelle case a farsi i cavoli degli altri, ma agisce sulla base di valori condivisi, di bene comune, di un capitale sociale diffuso, di senso civico e di appartenenza, e anche sul rispetto della privacy delle persone.
    l’indignazione alla beppe grillo e alla “paesuncolo di merda” sta rovinando questo paese (o paesuncolo che sia), perché ci si erge a paladini della guerra al malcostume usando per questa guerra lo stesso identico malcostume, ovvero urlando, mandando affanculo il prossimo e spiandogli il 730.
    io pago le tasse ma non mi va che il mio vicino di casa (che mi sta pure un po’ sulle palle) sappia quanto guadagno, perché saranno o non saranno cazzi miei??

  14. mi sono ritrovata sbattuta sul giornale locale, con i numeretti ad indicare che sì, insomma. Niente di che. La cosa interessante è che se le persone si aspettavano un numero più consistente mi strizzano l’occhio riferendosi maliziosamente alla mia presunta evasione. E’ tutto un gioco di sguardi e ammiccamenti come il resto, politica compresa. Negli Stati Uniti, giustamente citati, invece in genere ti fanno una domanda diretta. Dopo averti stretto la mano e avere saputo il tuo nome ti chiedono. Quanto guadagni all’anno? Brutale, ma almeno te lo chiedono.

  15. La PRIVACY serve solo a chi vive RUBANDO la ricchezza prodotta da altri, a chi campa sulle spalle degli altri, ai parassiti che vivono sulle spalle dei lavoratori.
    Stato, tasse, mafia, pizzo, inflazione, debito pubblico, tutti coloro che si avvalgono di questi MEZZI per vivere sulle spalle dei lavoratori, si avvantaggiano della PRIVACY.
    La PRIVACY è come il GARANTISMO: serve solo ai parassiti e ai delinquenti.

  16. sì, certo… perchè i mafiosi notoriamente dichiarano i loro redditi. sei un grande! ;-)

  17. Siamo tutto curiosi in fondo, bisogna ammetterlo.

  18. >il GARANTISMO: serve solo ai parassiti e ai delinquenti.
    fantastico il livello di certi commenti.

  19. anzi, pensavo molto peggio…

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