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I ggiovani

Se dovessi farmi un idea dei ggiovani sulla base di quelli che vedo per motivi lavorativi, sarebbe un’idea sconfortante. Quest’anno credo di aver visto qualche centinaio di neolaureati in economia e commercio nella fascia 23-25 anni e l’impressione che mi sono fatto, basandomi su questo campione, è che i ggiovani di questa fascia generazionale sono abbastanza poco preparati, hanno abbastanza poca voglia di lavorare, hanno aspettative totalmente irrealistiche sul livello di reddito di ingresso (specialmente se rapportato alla scarsa voglia di lavorare e alla poca preparazione), viaggiano poco e non sanno le lingue.

Quest’anno cercavamo qualche centinaio di neolaureati in tutta Italia e siamo riusciti a inserirne poco più della metà (e ne abbiamo visti circa il doppio). Capisco che la cosa possa sembrare poco popolare ma mi sento di dire che, se aveste utilizzato la metà del tempo che perdete online - tra milioni di minchiate inutili - per migliorare la vostra preparazione professionale, il vostro inglese e per capire cosa vuol dire la parola “lavoro” (che è diversa da “beneficienza” o “assistenza sociale”), avreste probabilmente avuto migliori chance. Aggiungerei anche le seguenti regolette di massima:

1) I colloqui andateli a fare in giacca e cravatta (a meno che non siano per qualche azienda creativa 2.0 oppure per un covo di geek ove, mi pare di capire, sono più contenti se vi presentate in mutande e infradito). Se siete donne, tailleur sobrio. Non minigonne ascellari senza mutande o con perizoma in vista.

2) Niente anelli al naso, piercing, tatuaggi in vista, acconciature particolari, codini vari.

3) giacca e cravatta vuol dire completo scuro e camicia chiara, meglio bianca o celeste. Non gessati di D&G a righe di tre centimetri e camicie rosso scarlatto con colli da venti centimetri stile Lotar. Non vestiti antracite metallizzato, quello va bene per la macchina. Cravatta non vuol dire una striscia di stoffa appesa al collo a disegni psichedelici viola oppure istoriata con i puffi o con gli animali della fattoria. Niente coniglietti che si inchiappettano please. Cravatta vuol dire una cosa sobria a piccoli disegni o regimental. Magari se sapete farvi un nodo è meglio, altrimenti fatevelo insegnare. Niente cappi al collo. Scarpe vuol dire scarpe. Non scarpe da ginnastica. Non scarpe da ginnastica mimetizzate da scarpe normali. Non canoe a punta quadrata e cuciture in vista nei toni del cacarella. Vuol dire scarpe nere allacciate o lisce. Possibilmente niente braccialetti brasiliani o catenine e crocefissi in vista. Calze scure (non bianche) e al ginocchio.

4) Inglese: vuol dire che se a un certo punto arriva un signore e inizia a parlarvi in inglese dovete essere in grado di capire quello che dice e di rispondere in maniera comprensibile nella stessa lingua. La cosa può essere fatta anche per telefono. In genere quelli che scrivono “inglese scolastico” su un cv vuol dire che non lo sanno per niente.

5) Non sparare cazzate. Vengono sgamate in un nanosecondo.

6) Date del lei a tutti quelli che incontrate, a meno che non vi abbiano detto il contrario.

7) Dato che non sapete l’inglese, almeno accertatevi di avere una certa padronanza dell’italiano

8) Eliminate il capitolo “Hobbies” dai cv. Non frega un cazzo a nessuno del fatto che fate immersioni sub, a meno che non stiate cercando un lavoro alla Cressi.

9) Cercate di dimostrare una certa familiarità con l’acqua, il sapone e i deodoranti. Molto spesso le sale dove si fanno i colloqui non hanno finestre.

10) Non tiratevela, in genere ne sapete molto - ma molto meno - di qualsiasi altra persona abbiate incontrato in giro per la società. Fate chiaramente capire che avete voglia di imparare.

11) Qualità della vita non vuol dire essere pagati per non fare un cazzo o per starsene a casa.

12) telefonino in tasca e spento. Non sul tavolo e acceso.

~ by Carlo on 9 Febbraio 2007.

28 Responses to “I ggiovani”

  1. Conosco bene il problema. Putroppo sono arrivato alla conclusione che è inutile
    spiegare quelle regole di base a chi non ha sentito la necessità di scoprirle da se.
    A malincuore, ma è così…

  2. tutto perfetto. dipende anche un po’ dal lavoro che cerchi probabilmente… non è che tutti vogliono fare i pinguini.

  3. dado, l’educazione funziona sempre - per pinguini e non pinguini.

  4. ben svegliato eh! :-P

    visto che io sono in quella fascia di età…mi sento di rispondere per le rime, almeno un pò.

    sostanzialmente hai ragione:
    l’ignoranza, ovviamente, non fà CV.

    “abbastanza poco preparati” non è italiano (vedi punto 7 ;-) e soprattutto va in base al metro di valutazione di chi deve assumere e alle mansioni ritenute necessarie per una determinata posizione.

    io il capitolo “Hobbies” su mio CV online lo lascio: di sicuro se mai mi capitasse di doverlo inviare in via “ufficiale”, lo tolgo.

    giacca e cravatta: solo se stiamo parlando di una banca, per il resto, a che pro?

    (concordo sull’invito alla sobrietà comunque)

    poi che dire: io non sono un laureato in economia e commercio e per fortuna mi è capitato di lavorare in un ambiente non eccessivamente formale, ma non per questo meno professionale e professionalizzante.

    Uno sfogo, se permetti…

    Veniamo sfruttati e pagati un cazzo indipendentemente dalle capacità, dalle conoscenze e dalla voglia.

    Ci volete puntuali?
    Ci volete precisi?
    Ci volete professionali?
    Poi la posto della busta paga ci date una “paghetta” settimanale.

    Sai perchè le aziende fanno fatica a trovare il laureati?
    Perchè i laureati se devono prendere 5 euro all’ora vanno a fare i camerieri o i bagnini, nonostante la laurea.

    Messaggio per Voi la fuori che “selezionate”: con il vostro comportamente ingessato e supponente (siamo ggiovani, ma non idioti) state tranquilli che fra poco potrete pescare solo dal “peggio”.

  5. l’educazione certo (tipo telefonino, pulizia, dare del lei, ecc..) ma giacca, cravatta, taglio capelli sono correlati al tipo di lavoro; insomma contestavo il punto 3.

    davide prima che altri ti riprendano po’ non va con l’accento…

  6. dado, me la cavo meglio con l’inglese… :-P

  7. Vorrei capire perchè parli al plurale: ti hanno addestrato perchè siete un team che opera in sinergia oppure sei a capo di una “piccola azienda locale” insieme a uno, due, tre altri amici soci?
    Visto che cercavATE un centinaio di neolaureati (stagisti?) sembreresti un dirigente di qualche settore di una grossa baracca almeno nazionale. A prescindere da cosa abbia fatto tu nei primi anni di carriera, ormai ti identifichi con i valori del tuo branco, mi chiedo solo quante frecciate al mancato guadagno imposto dal governo Prodi avrai dovuto ascoltare senza batter ciglio, al massimo facendo un sorrisetto di complicità.
    La mia conoscenza in merito a collocazione post laurea è che si aprono le porte di uffici dove fanno si cose belle ed interessanti, ma per fare lavori di merda, poco più qualificanti di quelli per cui si chiamerebbe l’interinale. Si offre un salario basso perchè non si cercano persone in grado di accollarsi responsabilità e prendere decisioni, intanto si testa la loro resistenza negli a n n i, prima dell’eventuale salita di grado che non può avvenire altro che in compagnia di rancore, rabbia e desiderio di rivalsa. Si finisce così, per quelli della tua generazione forse, a sperare il pensionamento o la maternità di qualcuno per soffiargli il posto. Forse non esisteva nemmeno dieci anni fa una figura che investiva speranze in qualcuno e lo seguiva per insegnargli un mestiere, una serietà e una passione per quello che si fa. O forse si e ora c’è posto solo per chi è già sveglio prima di cominciare, c’è posto per chi va a fare lo stage per fare cose che sa già fare o che non ci vuole più di una settimana a imparare.
    Si chiede fedeltà, sopportazione, determinazione e sacrificio, come in una caserma. Si chiede il risultato prima di dare il premio, come nell’addestramento dei cani. Gli sforzi e l’impegno difficilmente vengono premiati. Butto lì che il posto viene assegnato a chi ricorda al selezionatore se stesso da giovane, oppure suo figlio, da cui la necessità assoluta della cravatta regimental.

  8. pieno di gente strana in giro. sarebbe bello avere anche una certa parità, non dico tanto, però fare un colloquio e interromperlo ogni dieci secondi perché ti chiama qualcuno dall’ammeriga, eh, c’avrai pure uno straccio di segretaria, durante i colloqui il tempo è dedicato alla selezione, non che solo per il fatto che mi rubi la vita per quattro soldi puoi fare quello che vuoi e far finta di esser super rigghiesto in giro. datori di lavori sboroni ne ho visti tanti, mica tanto ggiovani però.

  9. Secondo me facevi meglio a specificare l’ambito in cui lavori, ora ti tocca raccogliere le frustrazioni lavorative di mezza Italia. Si sta parlando di un lavoro in cui quelle sono comunque le condizioni richieste dall’attività quotidiana. Se si è impiegati in un data center o in una boutique di moda i parametri a cui fare riferimento cambieranno di conseguenza. Io ora collaboro con una piccola società di ‘creativi’ un po’ eclettici, openspace, cucinino in un angolo, uno dei soci che si porta il cane in ufficio: tutto secondo lo stereotipo del genere. So cosa aspettarmi e cosa devo dare. Anche se è vero che un po’ dappertutto le situazioni opache abbondano e quando le cose non sono chiare va sempre più a danno dell’impiegato.

  10. Mi sembra si parlasse di “neolaureati in economia e commercio” o sbaglio?

  11. Eh, ma i candidati hanno i loro pensieri, si distraggono facilmente.
    Comunque per avere la visuale completa: da voi gli idonei neoassunti ricevono un trattamento adeguato e opportunità di crescita proporzionate all’impegno e competenze richieste? O siamo nella media nazionale?
    Se si può dire. L’anonimità dei blog è una cara illusione.

  12. Brodo, concordo sul decalogo delle buone maniere. Tuttavia, dal momento che di questi tempi la domanda supera l’offerta, non credo al fatto che tu abbia avuto di fronte solo mentecatti ignoranti e maleducati con un cv fuffa. Con tanta gente che sbava per un lavoro, diventa più difficile e delicato proprio il ruolo di chi deve selezionare. Ritenta e sarai fortunato. Butta i cv e selezionali e falli parlare.

    Ho 24 anni, sto per laurearmi, lavoro (= mi faccio un culo così per 12 ore al giorno, 5 giorni a settimana. A fine mese mi arriva un assegno di studio che nemmeno basta per l’affitto - il ragazzo che pulisce le scale nel mio palazzo prende molto più di me e lavora 2 giorni alla settimana, per 3 ore, tanto per capirci -: ma ne vado fiera, di quel poco che leggo sulla busta paga)da 4 mesi nella più ammirata azienda del mondo, ho dei colleghi fantastici e un capo eccezionale, che mi dedica tempo e attenzione.
    Non posso vantare una grande esperienza in fatto di colloqui, però ti posso dire che ho ottenuto questo lavoro nel giro di venti minuti e che il mio cv ha riscosso successo solo alla riga “altri interessi”. Nessuno mi ha chiesto quale livello di conoscenza della lingua inglese vantassi: mi hanno messo una cornetta del telefono in mano. Nessuno mi ha spiegato come funzionano i vari software: ci sono dovuta arrivare da sola, per prove ed errori ed incazzature in notturna.
    E la mia cravatta (solitamente azzurra, discreta, rubate a papà) è perfettamente annodata ;)

    Non fare di una generazione un minestrone. Anche a me, a volte, guardando i miei coetanei, viene un gran mal di stomaco.
    Ma non siamo mica tutti rincoglioniti! :)

  13. Da noi i neolaureati, oltre a lavorare per una delle società più prestigiose al mondo in quello che facciamo, oltre ad avere possibilità di sviluppo in italia e all’estero che sono limitate solo dalle loro capacità, oltre a farsi un mazzo così perchè si lavora tanto, prendono uno stipendio del tutto dignitoso che nel tempo sale in base alle loro capacità. /attitudini - e direi che sale anche abbastanza velocemente, se sono bravi.

    Detto questo, che non era l’argomento del post (anche se qualcuno sembra pensare che si parlasse del caporalato per andare a raccogliere i pomodori), io da uno di 23 anni appena laureato mi aspetterei che fosse entusiasta all’idea di imparare una professione, fare esperienze, magari viaggiare, lavorare in un contesto internazionale. Non mi aspetterei che stesse a fare le divisioni per calcolare quanto guadagna l’ora, visto che per i primi due/tre anni rappresenta comunque un costo secco per l’azienda in cui lavora perchè gli deve essere insegnato praticamente tutto.

    Per guadagnare c’è tempo, ma questi ggiovani vivono con lo sguardo rivolto ai prossimi 5 minuti e, in linea generale, credono che tutto gli sia dovuto per non so quale tipo di legge naturale. Ovviamente poi ci sono anche quelli in gamba, e quelli molto molto in gamba. Più o meno uno su dieci, negli ultimi 3-4 anni la situazione è in netto peggioramento, arriveremo ad assumere gente dall’estero perchè in italia non se ne trovano.

  14. Carlo, io mai ho associato il termine “guadagnare” a “neolaureato”.
    Però il giovane neolaureato, oltre a imparare/fare esperienza/sbattersi/guadagnarsela/etc ..deve pagare l’affitto, la bolletta e quelle cose lì. Si chiama sopravvivenza, mica borsette e cinemino.

    E il genitore del neolaureato, oltre il 25mo anno di vita dello stesso, semplicemente recide il cordone ombelicale.

    E te la raccomando, la forza lavoro che arriva da est (perchè è lì che vai a parare, col cacchio che uno di Parigi viene in Italia a lavorare): dopo cinque minuti capiscono l’andazzo e si adeguano. Provare per credere.

    Carlo, lo so che ci sono orde di 24enni che meritano di essere presi a calci nel culo da mane a sera, solo per come si pongono. Ne conosco a pacchi. Ma, ribadisco, c’è tanta brava gente, che non solo non s’è comprata gli esami all’università, ma che s’è fatta il mazzo e continua a farselo.

    Mi sfugge peraltro una cosa: da uno che presumibilmente appartiene alla generazione del lavoro facile soprattutto se statale, cos’è tutto ’sto livore nei confronti dei futuri mai-pensionati a contratto a tempo determinato fin che morte non ci separi?

  15. Io non so bene a quale generazione appartengo, comunque non c’è alcun livore: osservo un fenomeno.
    Poi, dato che vedo neolaureati da anni, credo anche di poter notare eventuali miglioramenti o peggioramenti sapendo di cosa parlo. E la situazione è in nettissimo peggioramento, bisognerebbe essere ciechi per non vederlo.

    Stavo rispondendo a Baluba sopra, ma rispondo anche a te: un consiglio è un consiglio, lo si può prendere in considerazione o meno. Poi, ragazzi miei, sono tutti cazzi vostri - a me non cambia niente.

  16. Anzi, ho deciso: appartengo alla generazione degli splendidi quarantenni.

  17. Gente da Parigi, Edimburgo, Lubjana, Lione, Amburgo, Valencia ne viene in Italia. Si trovano in un ambiente in cui (in certi casi) partono avvantaggiati. Un po’ come un tempo i milanesi che si trasferivano a Roma.

  18. A parte il privilegio di lavorare per te/per voi e la possibilità di farsi il mazzo pur avendo il badge con scritto “costo secco”, l’opportunità di qualche ritaglio di tempo per vivere all’estero, la straordinaria opportunità tutta americana di avere i soldini se si portano a te/voi i soldoni….
    non ho ancora capito se a questi neolaurati si offre un’esperienza formativa o li si mette a compilare stuoli di tabelle.
    Poi, ripeto, chi non ha in corpo troppo fastidio e imbrocca un’occasione, dopo due o tre anni di pomodori in word ed excel, potrà diventare come Brodo e riempirsi il cuore con il nome della propria azienda, che non è sua, ma di altri.
    Sul degrado della forma che è oggetto del post, non ho messo parola e mi ha fatto anche sorridere lo spirito propositivo con cui si consigliava l’ascella deodorata. Sono d’accordo anche su altri punti, compreso quell’inciso “ragazzi sono cazzi vostri” perchè ormai qualcosa di interessante da scrivere sul cv ce l’ho, ma non ho fatto economia e commercio.

  19. La Microsoft, sulla base degli starard per l’assunzione del personale, non avrebbe mai assunto il suo capo, Biil Gates. Tra le altre cose, si veste da far schifo. Idem la chioma.

  20. capita anche a me di fare qualche selezione.
    di come abbiano la cravatta e se ce l’abbiano non me ne può fregare di meno (le regimental personalmente mi fanno cagare, ma, nel caso mi capiti uno con una cravattaccia a righe, cerco di mantenere la calma e concentrarmi sulle sue eventuali doti professionali).

    l’inglese no, invece, se non lo sanno, gli dico che è importante e vedo di non tirarla troppo in lungo.

  21. Ripoli, qui non si hanno ambizioni di globalità. E gli americani, mediamente, si vestono tutti da far schifo (inoltre hanno il casual friday, in cui si può vedere di tutto).

  22. Adesso ne ho 30,di anni, ma quando ero laureata in Economia Aziendale, ero reduce da 7 mesi di Australia dove avevo anche lavorato e ho cominciato a fare colloqui qui in Italia, non ho trovato nessuno e dico nessuno di ben disposto nei miei confronti e che avesse per le mani un lavoro interessante come dici di avere tu, non l’ho trovato. Ed ero (e sono) disposta ad andare all’estero in qualsiasi momento, anche solo con lo spazzolino da denti. Sfiga? Non so.

  23. Mi sto occupando anch’io sul mio blog di assunzioni e questo tipo di amenità.

    Noto con piacere che capita anche a te che tu posti dicendo che ti arrivano orde di persone, ti accontenti di trovare qualcuno che dimostra un minimo di voglia di lavorare (io guardo i migliori, avrei chiesto perché hai assunto i 50, non menarmela sulle regimental) e le risposte sono le standard che parlano di precariato & co.
    Io di persone veramente capaci che non trovano lavoro ne ho viste poche. Ho visto tanti con la puzza sotto il naso perché sei una piccola azienda o tanti che arrivano, si stravaccano, fanno un colloquio di merda e poi probabilmente sono fra quelli che si lamentano dei selezionatori.

    E poi non capisco, le regole che dici dovrebbero essere quelle del vivere civile. E’ evidente che il selezionatore se fa il suo lavoro non si basa su come uno è vestito, ma l’educazione dice che non vado ad un matrimonio in ciabatte e tuta, e anche andare ad un colloquio vestito “normale” mi pare il minimo.

  24. questo perchè vi ostinate a chiamare i laureati in economia. I matematici, anzi le metematiche, potrebbero darvi grandi soddisfazioni, e invece.

  25. Carlo, io di lavorare, imparare, migliorare, sapere cose nuove, viaggiare, confrontarmi, dialogare, affrontare problemi e risolverne sarei davvero entusiasta.
    Ma poi devo anche mangiare. E pagare un affitto. Che - a Roma - costa *come minimo* 300 euro in una camera fatiscente. Lo “stipendio dignitoso” offerto dalla tua azienda ci arriva, a 300 euro? Probabilmente sono anche di più, e la tua azienda è un faro acceso nel buio, fortunello te.

    Durante la mia formazione universitaria, ho fatto 6 mesi di stage presso l’ANSA. Ovviamente non pagati. Al primo giorno mi hanno detto che ero molto bravo, che avevo azzeccato i titoli (dannati titoli) al primo colpo. Dopo sei mesi avevo scritto articoli più o meno di qualsiasi argomento, dalla cultura all’economia alla politica (era la tanto bistrattata Redazione Multimedia). Passavo *io* il tempo a “formare” i nuovi stagisti, insegnargli l’utilizzo dei programmi.
    Dopo i sei mesi? Un ciao ciao con la manina, e tutti a casa. Altro che formazione: è sfruttamento.

    Pochissimi mesi fa, sono andato a fare un colloquio in una agenzia pubblicitaria: giacca, camicia, jeans, scarpe eleganti. Sobrio.
    Il lavoro è un po’ più creativo rispetto alla mia formazione universitaria, ma è un campo che mi è sempre interessato e si trattava di uno stage formativo.
    Salgo, stringo la mano al padrone della baracca, mi siedo, mi spiega che questo è uno stage, ovviamente non pagato, che non è necessaria una competenza vera e propria anche perché il mestiere del pubblicitario è un mestiere che si impara sul campo.
    Perfetto.
    Poi prende il mio curriculum e fa “Ma tu sei interessato a questo tipo di lavoro?”
    Ovvio, pirla, altrimenti non avrei inviato il mio CV. Capisco che ci siano milioni di persone che inviano CV per disperazione, un po’ ovunque, ma nel momento che ti confermo il mio interesse e mi profondo in una filippica pro-lavoro-pubblicitario, tranquillizzati.
    “No, perché vedo che hai una formazione universitaria giornalistica. Se vuoi fare il giornalista, magari non ti conviene lavorare qui. Ma tu sei interessato a questo tipo di lavoro?”
    Ok, forse i pubblicitari sono un po’ duri di comprendonio. Se sono qui a fare il colloquio vuol dire che sono interessato, altrimenti non perderei tempo a parlare con te.
    “No, perché qui hai una formazione giornalistica…”
    Abbi pazienza, Selezionatore. Il mio CV te l’ho inviato prima. Tu lo hai letto, *devi* averlo letto per farmi richiamare dopo due o tre mesi dall’invio dello stesso. E quindi lo sapeva *già prima* che avevo una formazione giornalistica. Lo decidi ora, che questa formazione diventa una discriminante? Ma come, non mi hai detto dieci secondi prima che “non è importante la formazione, perché il mestiere di pubblicitario non te lo insegna nessuno, lo impari sul campo”? Fai pace col cervello, eh.
    Se ci sono altri motivi me lo devi dire, altrimenti come diamine faccio a “formarmi”?

    Mio caro Carlo, io ho una visione un po’ diversa del mondo del lavoro attuale, rispetto alla tua.
    Ci sfruttate, non ci pagate, non ci formate, non ci educate, non ci valorizzate, non ci considerate e non ci rispettate neanche.
    Ti dirò, ci prendete anche un po’ per il culo e pretendete che siamo contenti della cosa.

    Dirai: non è il caso della mia Meravigliosa Azienda Faro Nel Buio. Perfetto, fantastico: beato te e chi ci lavora o ci verrà a lavorare. Ma non fare la paternale a noi *ggiòvani*.

    Noi ggiòvani siamo completamente sfiduciati riguardo al nostro futuro, e siamo nauseati da un mondo del lavoro che avete creato “voi adulti”, non certo noi ggiòvani, e che anzi noi dobbiamo solo subire.
    Non possiamo comprarci una casa. Non possiamo andare a vivere da soli. Non possiamo mettere su famiglia, a meno che non siamo completamente incoscienti. Non riusciamo a comprarci una macchina. Non riusciamo a vedere al di là di un anno nel futuro, perché sappiamo che - nonostante i nostri impegni e la nostra preparazione - da qui a un anno le nostre condizioni lavorative potrebbero cambiare da un giorno all’altro.

    E non è certo colpa nostra, mio caro Carlo. È colpa vostra, di voi “splendidi quarantenni”.

  26. il problema è che per il gran numero alle nuovissime leve i concetti di lavoro, responsabilità ed umiltà sono sconosciuti. sembrano cresciuti come predestinati alla dirigenza di qualche multinazionale, un esercito di CEO in erba per i quali imparare e dimostrare di meritare sono solo inutili perdite di tempo.
    comunque il discorso vale non solo per i laureati, non solo per le qualifiche “elevate” (come se ci fossero le caste, paria e bramini nel lavoro, idee ancora ottocentesche sopravvivono)
    trovare gente che abbia un minimo di voglia di imparare ed un minimo di senso di responsabilità per fare decentemente l’operaio metalmeccanico o il tecnico di produzione è una tragedia greca. e si parla di stipendi d’ingresso di € 1400 per gente che dovendo imparare tutto ha produttività scarsa e sovente migliaia di euro di rottame sulla coscienza.
    finisce che le pezze le devono mettere gli anziani che poi, giustamente, si scazzano.

  27. Glider, ti prego. Anzi, alla romana: te prego.
    Leggi il mio commento sopra. E fammi sapere cosa intendi tu per “insegnare a fare un lavoro”. Perché noi poveri pirla neolaureati, con la nostra esperienza da stagisti, abbiamo qualche dubbio sul come voi gestiate la cosa: sfruttandoci.

  28. Io vorrei evitare che questo post diventasse uno sfogatoio per frustrati (nel senso: andatevi a sfogare altrove). Da noi un neoassunto prende intorno ai mille al mese netti o più a seconda del settore dove viene inserito, che mi sembra adeguato al fatto che non sa niente e che ci dobbiamo spendere il doppio in formazione almeno per i primi due anni. Altrove non saprei, e comunque all’inizio di una carriera lavorativa è sbagliato guardare ai soldi ma si deve guardare esclusivamente a cosa si impara. Si fa sempre in tempo a monetizzare un po’ più tardi anche perchè le professionalità vengono sempre riconosciute (e pagate) - se le si possiedono. Il fatto è che bisogna acquisirle - se necessario anche facendo qualche sacrificio per un periodo limitato di tempo, e senza troppi piagnistei. Se gli affitti costano vattene a vivere con qualche collega e dividete, come fanno in tutti i paesi del mondo civile. Se poi questo, che è una normale trafila per un pischello che inizia a lavorare oggi, è invece visto come “sfruttamento” beh, la porta è in fondo e siete pregati di andarvene affanculo per direttissima.

    I commenti che ho letto non fanno che confermare quello che scrivevo - ci sono in giro molti bambocci viziati e frustrati che pensano solo al soldo e ad avere la pappa bella e pronta col minimo sforzo. Beh, iniziate a pensare che invece vi dovete fare giustamente il culo quadrato se volete combinare qualcosa nella vostra vita. Iniziate a pensare non a quello che vi danno ma a quello che ci si aspetta voi diate - se siete capaci di dare qualcosa, poi ne riparliamo.

    Anzi, poi NON ne riparliamo: sono tutti cazzi vostri, bambocci e se non lo capite con le buone lo capirete più tardi con le cattive. Altrimenti trovatevi una raccomandazione e andate affanculo in un ministero, che tanto è quella la vostra ambizione massima, così poi potete stare tutto il giorno a scrivervi il blog. Commenti chiusi perchè mi sono scassato. Circolare, che non c’è niente da vedere.