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I peggioristi

L’obiezione più frequente quando si parla delle torture a Guantanamo o, in genere, delle cose che non dovrebbero succedere in una democrazia occidentale e invece succedono è questa: “ma allora loro, che vanno in giro a tagliare teste?”. Il significato sottinteso è una variante della legge del taglione: se loro tagliano teste noi siamo legittimati a torturarli a Guantanamo o altrove. Se loro sono incivili, noi possiamo esserlo altrettanto.

Quindi non sono loro che devono diventare civili, democratici, pluralisti, laici, rispettosi del diritto e dei diritti. No: siamo noi che dobbiamo diventare incivili, totalitari, irrispettosi dei diritti.

A me va anche bene che qualcuno sostenga questa linea di pensiero, basta che lo faccia apertamente. Ho paura però che mentre gli intellettuali di sinistra minimalisti ci spronano ad essere “migliori”, ci sia un sacco di gente che, zitta zitta, sta diventando peggiore - e non di poco. Ma questo, ovviamente, è un problema loro.

~ by Carlo on 6 Dicembre 2004.

5 Responses to “I peggioristi”

  1. N.B.: quando io mi scandalizzo delle torture di Guantanamo o della legislazione d’emergenza americana, penso di essere “migliore” di quelli che invece minimizzano o giustificano. Anzi, ne sono sicuro.

  2. Per aver immaginato per un secondo di essere Rocca (ma forse non si era capito) ed aver appunto detto “Loro tagliano le teste e noi non possiamo nemmeno aprirgli la bocca?” sono stato bollato come “calcare” dal Neri. :(

  3. Mi permetto di segnalare che l’errore sta tutto nelle paroline “loro” e “noi”, con tutto ciò che ne discende.

  4. In effetti è quel noi e quel loro che finisce per essere la complicazione, perchè l’assunto è che la differenza stia nell’evidenza che avendo noi un vantaggio incolmabile in fatto di civiltà rispetto a loro, il confronto ci permetterebbe di essere indulgenti con noi stessi e i nostri stessi principi. In realtà noi e loro chiude il dialogo, ma apre all’infinita discussione. Tra noi.

  5. gia’, ma hai saltato un passaggio: non solo il male fatto dagli ‘altri’ e ripetuto da ‘noi’ e’ legittimo, ma soprattutto non e’ piu’ ‘male’, perche’ e’ ‘reazione’.

    Il punto e’ proprio qui: si e’ spostato. Non e’ (piu’ solo) la capacita’ di ‘interagire con il diverso’ che manca, ma quella di ‘reagire con chi ci colpisce’, senza generare nuova violenza, odio e separazione.