A proposito di thanksgiving
Il mio primo thanksgiving è stato del tutto casuale. Ero arrivato a Chicago due settimane prima della fatidica ricorrenza e vivevo in un residence, in attesa di trovarmi un appartamento. Mi era stato assegnato un buddy, cioè un assistente che mi era venuto a prendere in aeroporto e, durante il giorno, mi scarrozzava per la città evitando di farmi prendere fregature da quei fiji de ‘na mignotta degli agenti immobiliari oppure consigliandomi i posti giusti e quelli sbagliati dove andare a vivere. Matt O’Brien, questo il suo nome, mi aveva adottato - e anche la moglie. Il mio primo giorno aveva insistito per invitarmi a cena e, con fare solenne, aveva cucinato delle enormi bistecche di brontosauro sul barbecue. Più tardi, mentre bevevamo birra, aveva insistito per spiegarmi tutte le regole del baseball - che peraltro conoscevo, ma non avevo avuto il cuore di dirglielo - disegnando grafici complicatissimi su un quadernone a quadretti. La moglie, Sue, era un po’ scandalizzata del mio essere single e coltivava oscuri propositi che, più tardi, si sarebbero concretizzati in alcune cene con componenti femminili della sua famiglia, in genere brufolose o chiattone o cozzone dalla voce chioccia tipica di certe americane, o ambetrè. Io portavo Matt a mangiare sushi e ci facevamo delle grandi bevute di birra sapporo, a seguito delle quali lui tornava a casa barcollante e, una volta, infrociante. Visti i 4.000 dollari di carrozziere Sue mi tolse quasi il saluto per un po’. Matt fu la stessa persona che rispose al telefono una domenica e, trovandomi in preda al panico, prese la macchina e dai suburbs venne a casa mia downtown con una valigia degli attrezzi per montarmi tutto l’arredamento Ikea di casa. Matt aveva una grande panza e non riusciva a fare figli, però poi ce l’ha fatta e io li ho tenuti in braccio ambedue. Lui comprava i posti per i bleechers e andavamo a vedere i cubs a wrigley field mangiando enormi hotdog.
Dunque. C’era appunto questo thanksgiving e io ero solo come un cane nel mio residence di iperlusso e non conoscevo nessuno. Proprio nessunissimo. Naturalmente fui invitato da loro e passai quasi quattro giorni a sentire i racconti del vietnam dei parenti che lo avevano fatto, e a bere birra miller light presa da enormi contenitori di polistirolo con una colonna di ghiaccio dentro, e a mangiare hamburger con i cetrioli e wurstel e il tacchino ripieno. Poi mi fecero il dolce e mi rispedirono a casa pieno di roba da mangiare, e la mamma di Matt mi telefonava la sera per sapere se stavo bene e fu così che presi i miei primi due kili americani.

uhm… il mio primo thanksgiving invece l’ho fatto a 6 anni. Ai tempi non capivo nulla della ricorrenza - di nessuna ricorrenza capivo nulla, e probabilmente non solo di quelle - ricordo solo che c’era un tavolo enorme con ogni tipo di oggetto sopra e molte facce mai viste attorno. I miei mi dicevano che quegli oggetti erano cibo, ma io non ci credevo. Poi ho assaggiato buona parte di essi e la mia convinzione ne è uscita rafforzata. Bei tempi
dementrio said this on Novembre 24th, 2004 at 23:35
Me so’ commosso, guarda te.
antonio said this on Novembre 25th, 2004 at 03:23
Talkin’ ’bout U.S.A.
Sarà l’invidia del voler partire e non riuscire mai a farlo, ma io, quando (senza farcire di politica il discorso) raccontano esperienze personali e viaggi legati agli Stati Uniti, sono capace di amare allo stesso modo opposti come Christian Rocc…
Macchianera said this on Novembre 25th, 2004 at 08:31
Gran bel post.
Giavasan said this on Novembre 25th, 2004 at 10:03
bello avere ricordi,e amici, così
ps gran bel post
vittorio said this on Novembre 25th, 2004 at 10:36
Lessico Familiare da esportazione, direi.
A proposito di lessico, dieci punti per “ambetrè”
(n.b. per i non romani occorre forse specificare che “infrociare” non è termine promiscuo, ma si riferisce all’essere coinvolto in un incidente stradale. In altre parti d’Italia non si USA)
Effe said this on Novembre 25th, 2004 at 11:30
Cazzo, che invidia.
Squonk said this on Novembre 25th, 2004 at 11:53
Ecco il modo più elegante per giustificare quelli che nel tempo sono diventati 20 kili americani di troppo!
kos said this on Novembre 25th, 2004 at 15:54
Ho preso 2 kili solo a leggere…
marameo said this on Novembre 25th, 2004 at 16:18
OGNUNO HA LA SUA AMERICA
Io la prima volta che andai in america fu nel agosto del 2001 a Boston. Finiì ospite da Gino in una casa di matti con moglie (era la settima) figli suoi dei precedenti matrimoni, altri da precedenti matrimoni della moglie, studenti dalla corea, honk hong, svizzera, giappone insomma di tutto di più.
Gino è un italo-americano grande e grosso, brusco e dolcissimo. Di italiano non sapeva una parola, però siccome io venivo da lì ero il preferito e mi portava in giro con la sua harley davinson, vanto suo e di tutto il quartiere (”david questo quartiere è di fottuti benpensanti irlandesi e all’inizio non ci volevano a noi italiani ma noi ci siamo fatti rispettare”; “david cazzo fai parli con i negri?” “gino vaffanculo si dice neri ed è normale non fare il red neck del cazzo!!!”).
La prima cosa che mi ha fatto vedere è stata la sua protesi alla gamba destra (dal ginocchio in giù). la sera ci scolavamo litri di birra in veranda con un poliziotto che abitava sopra di noi (e che dava qualche birra anche a chi non aveva 21 anni).
Un pomeriggio siamo andati a berci due birre sulla tomba della madre, in realtà la zia che lo aveva allevato, la madre morì dandolo alla luce, ma luì lo seppe molto più tardi.
Gino a 17 anni andò in vietnam e li perse metà gamba. era un marine! come scoprì la storia? semplice un giorno gli chiesi se era mai stato in italia? lui mi rispose che non era mai stato all’estero.
poi una sera mi disse una cosa tipo: “sembra la nebbia che c’era in giappone, tu non vedevi la città ma la sentivi dall’odore di piscio di tutti i soldati”. Io dissi: gino come giappone? ma se mi hai detto… “certo il giappone quando sono andato in guerra, o il fottuto VIETNAM (il mitico the fucking vietnam) ma che c’entra quello non era turismo non ho visto un cazzo!!”
quando partì mi accompagnò all’aereoporto e mi disse: “david u are a fucking good fella”
dado said this on Novembre 25th, 2004 at 16:34
Bel post! E mi rivedo…anch’io stessa esperienza, ma ad Austin Texas, nove anni fa. Stesso buddy, stessa famigliola, stessi chili presi…
giusec said this on Novembre 25th, 2004 at 18:35
infrociare ha anche qualche attinenza con il film dove Verdone dice :”Quello non era un incrocio? N’ infrocio!!!”
Chiedo… Non sono romano
boss said this on Novembre 26th, 2004 at 07:38
bel racconto. Però questo fatto di tutta questa gente che ricorda il suo primo thanksgiving….io mi ricordo del primo primo piatto di rigatoni co’ la pajata, è uguale? …uhm…
bellobello said this on Novembre 26th, 2004 at 08:16
nel brodo primordiale un lessico famigliare,
interessante il tuo thanksgiving…ma voglio-vorrei-saperne di più, impossibile navigare in una blog sfera trasversale in cui tutti sembrano non aver nient’altro da fare che digitare su una tastiera..si apre un mondo, ma il resto del mondo, quello reale, dove lo buttate?
misia said this on Dicembre 3rd, 2004 at 22:33