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Martedì 10 Maggio 2005

Non si fatica affatto (post sovraveritativo)

Mentre leggevo che la montagna ha partorito il topolino, e quindi niente dibbbattito, mi è venuta l’idea di scrivere un vero post di servizio - una roba di cui come minimo mi ringrazierete. Ho deciso di riportare, per comodità e nel caso qualcuno se la fosse persa, la lista degli ultimi cinque capolavori della letteratura italiana recensiti negli ultimi cinque mesi da Giuseppe Genna. Non vi dico chi è Genna perchè, se siete lettori di questo blog, lo sapete. Ma andiamo ad iniziare.

In ordine cronologico inverso abbiamo:

1) Igino Domanin: Gli ultimi giorni di Lucio Battisti (in uscita). Questo è “uno dei libri più folgoranti di questi anni”. Riferimenti letterari: Bret Easton Ellis, Don DeLillo, Emilio Salgari, Victor Hugo, Melville;

2) Leonardo Colombati: Perceber. Qui abbiamo “uno degli esordi letterari più potenti di questi anni rigogliosi, germinativi e rivoluzionari per la narrativa italiana” o anche “Capolavoro Misterioso”. Riferimenti letterari: Pynchon, Melville;

3) Alessandro Piperno: Con le migliori intenzioni. Si nota una certa sobrietà, dopotutto è solo uno “straordinario romanzo”. Riferimenti letterari: nessuno. In compenso Antonio D’Orrico è “geniale” e Aldo Nove più o meno un poveraccio;

4) Beppe Sebaste: H.P. - L’ultimo autista di Lady Diana. Anche questo è uno “straordinario libro” ma anche un “lavoro eccezionale” e “uno dei libri più importanti degli ultimi anni”. Riferimenti letterari: Seneca e Capote. In aggiunta pregasi notare che “non esiste un testo americano - penso a Foster Wallace, al Palahniuk della guida di Portland, a Eggers - che raggiunga una simile intensità veritativa e sovraveritativa”. Mica cazzi, insomma;

5) Wu Ming 1: New Thing. In questo caso non è possibile isolare una definizione del libro, sono una decina di cartelle irte di “massima potenza”, “perfezione”, “grandezza”, “sapienza”, ecc. Riferimenti letterari: boh, tutti.

Cinque capolavori in cinque mesi, insomma. E altri in arrivo. Magari qualcuno m’è sfuggito.

Per esempio, mi aspetto da un momento all’altro una recensione sobria ed equilibrata di Atomico dandy, ma sospetto che sia quanto meno un capolavoro. E pensare che tutta la letteratura mondiale del Novecento ne ha partoriti forse meno di dieci. In cento anni.

Qui cinque mesi. Siamo forti noi. O magari hanno messo qualcosa nell’acqua, chissà - anche se in Italia ormai si beve solo minerale.

Eppure una spiegazione ci deve essere, escono capolavori a raffica: “non si fatica affatto a reperire titoli fondamentali che, in questi ultimi quindici anni hanno mutato il volto alla letteratura italiana, portandola all’avanguardia mondiale nel nostro presente”.

Non si fatica. Avanguardia mondiale. Alabarda spaziale.

Si, devono aver messo qualcosa nell’acqua. Qualcosa di forte.

(disclaimer: New Thing non mi è piaciuto affatto, Piperno è stato riposto in libreria ad invecchiare, ho letto un centinaio di pagine di Perceber con gusto, Domanin non lo leggerò mai in lingua originale (aspetto la traduzione in italiano), Sebaste non lo so, Atomico dandy è abbastanza in alto nella catasta dei non letti)

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Brodopimordiale scrive un post di servizio. E ci regala una sintesi (mirabile) delle ultime recensioni letterarie di Giuseppe Genna (no. Pietà. Non chiedetemi chi cazzo è Genna. Pietà). Cinque grandi capolavori letterari. Italiani. In cinque mesi. Che ... [Read More]

Tracked on 11.05.05 15:42

Commenti su: Non si fatica affatto (post sovraveritativo)

Intanto, questo post riporta l’universo ad un certo equilibrio. Mica cotica, son responsabilità.

E poi, quell’uomo là, un tempo scriveva male di tutti.
Adesso scrive bene di tutti (d’accordo, con l’eccezione di Aldo Nove, e forse di Lello Voce).

Ma c’è di più: oggi scrive bene proprio di quelli che ieri stroncava.
Stile Libero di Einaudi è un esempio clamoroso.

Eleggiamolo a Mollica della rete, e non se ne parli più.

Commento di Effe, 11.05.05 09:56

non so perchè ma ho la quasi certezza che se scrivessi un libro io Genna lo bollerebbe come “potente e immaginifica stronzata”

Commento di zoro, 11.05.05 10:21

rido molto.
: )

Commento di morbìn, 11.05.05 11:12

Rimane il probbblema lacerante che a me veritativo (e anche sovraveritativo) l’ha mai detto nessuno, e non so se rallegrarmene o dolermene.

Commento di marco, 11.05.05 11:21

Sono un profeta, cazzo: vedo ora che è uscita sul sito di genna la recensione di Atomico dandy. Me lo sentivo. Inizia così: “Può succedere che esca il miglior romanzo italiano di quest’anno che quasi nessuno se ne accorga?”.
Però l’ha scritta Avoledo e non gg.

Commento di Carlo, 11.05.05 11:53

Hai dimenticato Gli Schwartz di Matthew Sharpe, libro a mio personalissimo avviso un po’ patetico, recensione di qualcuno che ora non ricordo, ma ospitata su I Miserabili.
Qui il riferimento era a Le Correzioni di Franzen, che però al confronto risultava ahimé “meno cattivo”…

Commento di severine, 11.05.05 12:02

La recensione era di Pincio, di cui è in uscita un romanzo, chiaramente il settimo capolavoro dell’anno.

Commento di Antonio Bois, 11.05.05 12:39

Se riesce ad arrivare a dieci capolavori, il recensore vince un bonus da euri 30 da spendere presso la più vicina Feltrinelli

Commento di Effe, 11.05.05 14:52

Facile: sette Picio (in uscita, vedi commento di bois sopra), otto Girolamo De Michele (in uscita), poi prevedo Moccia e Montanari. Ma ce ne sono molti altri. Facciamo così: io le prevedo altre 10 future alabarde spaziali della stagione 2005-2006 e lei mi invita a mangiare il tartufo la prossima volta che passo a Torino (in stagione però).

Commento di Carlo, 11.05.05 16:05

mi ero dimenticato l’11: il grandioso capolavoro mondiale di zoro (in uscita futura).

Commento di Carlo, 11.05.05 16:18

eheheh, no no, non mettiamo in giro ste voci, per carità. E comunque, quand’anche fosse, “immaginifica e solenne stronzata” avrebbe da s, che qui bisogna distinguersi, eccheccazzo.

Commento di zoro, 11.05.05 16:29

non so perchè ma credevo che atomico dandy ti fosse piaciuto…. (e che lo avessi letto)

Commento di dado, 11.05.05 16:48

io ho parlato di un bonus da 30 euro, e lei mi plana lieve lieve sul tartufo.
E va bene, ma che sia d’Alba (un capolavoro di tartufo, direi)

Commento di Effe, 11.05.05 17:01

In effetti l’ho quasi finito e mi è piaciuto. E’ stato momentaneamente mollato a vantaggio di altri, ma è difficile che io legga un solo libro per volta, a meno che non sia una cosa che mi prende molto. Di solito ne leggo due-tre insieme, almeno se parliamo di narrativa normale. Altra cosa che faccio è pescare dalla catasta e leggere un pezzetto. In questo momento sto leggendo Perceber, un saggio di Matteo Di Gesù sulla querelle tra moderno e postmoderno in letteratura e Lo sbrego di Moresco. Primo e ultimo commento dei cazzi miei, chiedo venia.

Commento di Carlo, 11.05.05 17:05

i cazzi suoi sono molto interessanti io mi sono innamorato del suo blog al primo impatto quando si accennò di un flirt con un’indiana a londra…

aspetto fiducioso un giudizio spassionato su perceber.

sandro pallavicini inoltre è persona molto gradevole…

Commento di dado, 11.05.05 18:38

info: matteo di gesù 2003 o 2005? vale la pena?

Commento di b.georg, 12.05.05 11:40

2005, ma è la continuazione di quello del 2003. Io avevo trovato interessante quello, e non mi dispiace nemmeno questo, però dipende dal livello di approfondimento che cerchi.

Commento di Carlo, 12.05.05 11:47

non me ne tira nessuno….

Commento di palommellarossa, 12.05.05 11:47

New Thing: buttate giù le prime cinquantaquattro (notare la finesse) pagine con la stessa leggerezza con cui sto digerendo il riso alla cantonese mangiato or ora.
Atomico dandy: beh. Direi che Bret easton ellis ha tutto da imparare.
Gli altri li passo, dio come li passo.
Cosa mi sono perso, diceva qualcuno

Commento di francesca, 12.05.05 15:32

Genna è un simpatico cazzarone, e io non capisco quasi mai una ceppa di quello che scrive - specie quando gli prende il matto e comincia delirare sull’ultrapsichico (ma che cazzo è?). Però è simpatico.

Commento di Marco, 12.05.05 16:19

Ah, Gli schwartz! Che cagatona! Incredibile! Ma che significava, perchè dire di un libro pessimo che è eccezionale?!!? Questi son giochetti, e pessimi, per’altro: ho speso quindici euro causa battage pubblicitario martellante.

Commento di Marco, 12.05.05 16:22

appunto, e vado oltre: perchè dire di tutti i libri scritti da (o piaciuti a) qualcuno del giro che sono eccezionali? Io se fossi uno scrittore italiano mi preoccuperei seriamente di una recensione capolavoristica di genna. L’effetto è un mischione terrificante di roba ottima, buona, mediocre, cagate - tutto nel calderone del circo orfei letterario. Moresco è uguale a Scarpa che è uguale a Nove che è uguale a Pincio che è uguale a Bui che è uguale a Pincopallo l’esordiente. C’è una proprietà transitiva anche in letteratura: se Moresco è un capolavoro e Gli schwartz anche, vuol dire di fatto che Moresco scrive cagate (o che il “critico” è un cretino).

Tutti uguali, tutti capolavori, tutta avanguardia mondiale (nella fase precedente, tutti uguali, tutta merda - il risultato è esattamente lo stesso). Devo solo capire se dipende solo da stupidità o se è una strategia. Nel secondo caso è una strategia perdente.

Commento di Carlo, 12.05.05 16:41

volevo dire: “se gli esordi è un capolavoro”, sorry.

Commento di Carlo, 12.05.05 16:43

Certo che è perdente: perchè infatti io Genna non me lo leggo più - e comunque se lo leggo non gli do’ più credito.
A parte che infatti lui anni fa si scagliava contro il Gotha dell’editoria, e mo’ fa il gigione con Mondadori, Stile Libero, etc.
In una sua lettera aperta a Giulio Mozzi, Mozzi gli rispose: caro Giuseppe, grazie per la stima, etc, ma ecco qua un link che attesta quanto mi trattavi di merda su società delle menti. GG c’è rimasto secco.

Ad ogni modo: è un simpatico cazzarone. Ha di buono che ci mette molto enstusiasmo.

Commento di Marco, 12.05.05 17:14

Ma era la stroncatura del culto dei morti ecc.? Se è quella, ti informo che recentemente genna ha cambiato idea (adesso è “un libro fondamentale per la letteratura italiana”). Trovi ampie motivazioni da qualche parte sul suo sito equestre, io non mi ricordo bene il significato di quello che ha scritto (se c’era), ma mi è rimasta l’impressione che, sotto sotto, continuasse a considere il libro una cagata.

Commento di Carlo, 12.05.05 18:03

uhm … mm … gh …. APOTROPAICO! … ecco …

Commento di Antonio, 12.05.05 22:53

Comunque, va tenuta presente una cosa. Quando si inizia a fare il critico di mestiere, si sceglie in genere di recensire le cose che piacciono, senza stroncare nessuno, un po’ per quieto vivere, un po’ per evitare di fare fatica e di fare pubblicità.
Poi, ci sono anche molte altre porcate che vengono fatte. E il grido “capolavoro!” è sicuramente male utilizzato. Secondo me bisognerebbe fare un patto tra recensori:
nessuno scriva di un romanzo prima che sia passato un mese dalla fine della lettura. secondo me, si eviterebbero un sacco di cantonate, di iperboli, di capolavorismi.
Ahimé, non si eviterebero piaggerie e “tengo famiglia”.
Cmq, dei cinque citati, New Thing non è male: non è un capolavoro, sicuramente, ma a me è piaciuto.

Commento di ricambi originali, 13.05.05 14:49

francesca, non ho capito se New Thing t’è piaciuto oppure no, il paragone col riso non era chiarissimo.
Non ho letto nessuno dei suddetti, ma Genna mi è simpatico e trovo divertente ci sia chi, fingendo di disprezzarlo, gli dedica tanto tempo. Questo blog è il vero fan club di Genna.

Commento di Franco, 13.05.05 19:16

calcolando che in tre anni e qualche migliaio di post si sarà parlato di genna si e no tre volte, è un fan club abbastanza mediocre. Ci sono ampi spazi di miglioramento, insomma.

Commento di Carlo, 13.05.05 20:03

Ehi, ti sei dimenticato il prossimo thrillerone di genna, di prossima uscita?

Commento di Testa di Alce, 14.05.05 15:01

Tre volte, ma tutte nelle ultime due settimane. Diciamo che il miglioramento si vede: stai DIVENTANDO il fan club di Genna :-) Poi c’è un precedente, ho trovato questo:
http://brodoprimordiale.net/archives/000506.php

Commento di Franco, 14.05.05 16:54

Si, in effetti nel suo genere mi era piaciuto.

Commento di Carlo, 14.05.05 18:31

Inozmmq, ‘sto Genna fa con gli autori italiani quello che l’NME fa con i gruppetti rock (quanti nuovi beatles, quanti nuovi nirvana, ormai siamo alla fase dei nuovi strokes, non durano manco due anni le novità epocali). Solo che l’NME ci ha interessi finanziari nella promozione iperbolica. Genna lo fa per pura convinzione nazional-giovanlistica, che è un po’ più preoccupante.

Commento di passante, 15.05.05 00:04

‘Inozmmq’ era insomma, ovviamente. La tastiera mi è scivolata.

Commento di passante, 15.05.05 00:05

franco, no, new thing l’ho trovato presuntuoso e davvero opprimente.
e, onde evitare equivoci da commento breve, anche quella su pallavicini era una battuta. il libro è modesto e insincero.
Poi c’è anche questa cosa: che fino a qualche anno fa si parlava di “ombelichismo”, che era un po’ come dire: ehi guarda, sono uno scrittore che non ha più niente da dire, ma quel niente lo so dire benissimo, ora il meccanismo si è, a mio avviso, invertito: certe narrazioni si lanciano in trame apocalittiche, in ricerche storiche o pericolosissime costruzioni trans-genere, e però non ce n’è una, dico una, che abbia voce originale, che non suoni appunto come un “nuovo” delillo, melville, easton ellis o chi per loro. E io, lettrice, non ne ho davvero bisogno.

Commento di francesca, 16.05.05 10:26

> La prima virtù delle citazioni è l’esattezza della lettera; la seconda è la fedeltà della sostanza; la terza, oggi come oggi, sono i link.
> Caro Marco (di scrittors.splinder.com), nella risposta a Genna scrissi: “Ho fatto dei libri per i quali sono stato, da te, aspramente rimproverato. Felice rimprovero, perché da lì nacque una conversazione scritta (della quale, confesso, non capii nulla), e lì, forse, almeno un poco, ti ho incontrato. Ho cominciato a sentirti” (vedi: http://www.giuliomozzi.com/archives/2005/01/una_risposta_no.html). Quanto al “restarci secco” di Genna, mi pare che sia una tua pura invenzione: se c’è un testo che lo testimonia, ti prego di indicarlo.

> Caro Carlo: non mi pare che Genna abbia cambiata idea. Ecco un stralcio dal suo più recente intervento sul “Culto dei morti”: “Non desidero, qui e ora, entrare nel merito del testo Il culto dei morti nell’Italia contemporanea, che resta a mio avviso antipoetico, bensì dell’operazione e del significato dell’opera di Mozzi. Mi sto muovendo sul piano della sociologia letteraria in coincidenza con quello delle poetiche. A distanza di anni ravvedo un movimento coerente, e quasi profetico, di cui Mozzi è stato il disarmato (e per me disarmante) cominciatore. Posso definire il movimento in questo modo: Mozzi ha intuito che la narrazione italiana non può prescindere dalla poesia e che, se esiste una tradizione della prosa italiana, essa è indisgiungibile da quella poetica”. L’eventuale giustezza della mia “intuizione” non salva il testo, che resta “antipoetico” (cioè: brutto, e velleitario nel suo voler essere poesia). Il giudizio negativo non è “sotto sotto”, ma bello esplicito. (Vedi: http://www.miserabili.com/archives/2005/03/criterio_mobile.html ).

Commento di giuliomozzi, 16.05.05 11:17

Io in verità mi riferivo più a questo passaggio: “…A fronte di quegli insulti che perpetrai ai danni di Mozzi, ora salto fuori a dire che Il culto dei morti è un testo fondamentale? Sono matto? Sono esibizionista? Sono bizzarro? Sono dadaista? Sono leccaculo? Sono stronzo? Sono nazista? Sono comunista? Sono?
E perché sarebbe fondamentale questo libro, allora da me deprecato?
In cinque anni il contesto storico in cui il finto-poema di Mozzi è apparso si è radicalmente mutato…”

Insomma, non che ci si capisca molto, ma sembrerebbe che Genna giudichi il libro “antipoetico” (che credo sia sinonimo di brutto nella prosa genniana) però fondamentale, per altri motivi. Francamente e senza entrare nel merito, perchè non ho letto il libro di cui si parla, mi sembra un tentativo di arrampicarsi sugli specchi. Io in passato ho scritto di aver trovato il libro di Bui brutto (più o meno con le stesse motivazioni di Francesca sopra), però potrei anche dire che è un libro fondamentale, in quanto lo uso come zeppa per livellare la poltrona da lettura. Basta mettersi d’accordo sulla terminologia.

Commento di Carlo, 16.05.05 12:07

Tra l’altro Francesca pone un problema mica da poco: per quale motivo, leggendo gli italiani, si ha spesso l’impressione che siano stati allevati in batteria per rifare delillo, foster wallace et alia?

Azzardo l’ovvia risposta: perchè gli editor delle case editrici fanno la selezione in base a quello che loro pensano si venda. E se si vende Foster Wallace, o Ellis o PincoPallo, magari si vende anche il suo clone italiano. Pubblicare una voce originale, uno che non sia un clone di altri, è un rischio.

Commento di Carlo, 16.05.05 12:19

Magari lo trovassero il clone di Foster Wallace, ma sembra già difficile trovarne uno che non abbia letto solo Oblio per poterne parlare quando era “il momento giusto”.

Commento di severine, 16.05.05 12:53

Coraggio

Commento di Effe, 16.05.05 16:18

>Pubblicare una voce originale, uno che non sia un clone di altri, è un rischio.

azzardo anch’io. E spingo: mi sembra che anche scrivere con voce originale, che non suoni come clone o bieco tentativo di imitazione/omaggio sia rischioso. è mancanza di coraggio, di rigore e di professionalità. E i percorsi facili non mi sono mai piaciuti.

Commento di francesca, 16.05.05 17:16

Leonardo Colombati, ad esempio, passa per essere un clone di Pynchon. Ma bisogna pur ricordarsi che Pynchon è un clone di Rabelais… (nonché di Pulci e Ariosto).
Quando mi sono trovato in mano il “Perceber”, non ho pensato a Pynchon: che non avevo mai letto (e che ora ho letto). Ho pensato appunto a Rabelais e Ariosto.
(Non voglio dire che il “Perceber” sia bello come il “Gargantua” o il “Furioso”: voglio dire che mi pareva un esemplare di quella specie là).

Commento di giuliomozzi, 16.05.05 19:16

Ma tutto questo tirare in ballo (a scopi apologetici o denigratori) Pynchon, Wallace e De Lillo non testimonia forse più una mancanza di fantasia e un’affermazione di provincialismo da parte dell’apologeta/denigratore, più che un’effettiva consonanza o somiglianza o ricalcatura da parte degli autori tirati in ballo? Voglio dire, mi sembra difficile affermare che Q di Luther Blissett, Romanzo criminale di De Cataldo, Antracite di Evangelisti, Guerra agli Umani di Wu Ming 2, somiglino anche alla lontana, nel bene o nel male, a un libro di Wallace, o di De Lillo. Tutto questo pynchonismo e delillismo nelle italiche lettere io non ce lo vedo. A giudicare dalle recensioni che gli autori italiani hanno all’estero (non ultima quella di 54 sul Times), mi sembra che nessun critico e nessun lettore tiri in ballo quegli autori: niente Wallace, niente Pynchon, niente Eggers, niente De Lillo. L’italianità di quegli autori è anzi sottolineata. Siamo forse noi gli esterofili finto-snob, incapaci ormai di sentire una voce personale italiana, portati subito a incanalare tutto nei binari che ci sono consueti, compulsivi a cercare e trovare un modello a cui paragonarla? Siamo forse noi quelli che trattano male chi si esprime qui, magari in attesa di riscoprirlo di re-importo, dopo l’imprimatur del mercato estero e della critica internazionale? Me lo chiedo sinceramente.

Commento di Franco, 17.05.05 00:50

Forse una definizione di quel “noi” renderebbe il tuo discorso più comprensibile.
Mi spiego, io non cerco Foster Wallace negli autori italiani (e la mia precedente era una provocazione gratuita), sono le recensioni/critiche/frasette sui risvolti di copertina (che magari hanno pure un nome) che vogliono vendermi un libro con argomentazioni tipo “Il nuovo Xxx” o “l’erede morale di Yyy” e compagnia cantante.

Commento di severine, 17.05.05 10:35

L’industria culturale secondo me non c’entra (più): lei ti produce Balzac come la Tamaro, e tanto basta. Il discorso ha a che fare, forse, con lo scrittore stesso. Con certe smanie di diventarlo. Con certe “facilità” per cui- lo si diceva a torino- alla fine tutti ma proprio tutti trovano un buco in cui essere pubblicati.
Però il discorso è lungo.
E a proposito di clonazioni, plagi eccetera, ho pensato che era meglio intasare casa mia piuttosto che che infierire nei commenti qua.

Commento di francesca, 17.05.05 11:46

Caro Giulio, io ho riportato quello che mi sembrava di carpire dalla situazione: ovvero che Giuseppe Genna all’epoca trinciava i panni addosso a chiunque, e quella recensione velenosa nei tuoi confronti aveva poco a che fare con il tono amichevole di oggi di una lettera senza obbligo di risposta a te indirizzata (e che denota nei tuoi confronti una stima che all’epoca Giuseppe Genna non sembrava avere nei confronti della tua opera).

Il fatto che ho scritto “ci è rimasto secco” era riferito al fatto che Genna, come preambolo alla pubblicazione della tua risposta, abbia scritto: “mi mette in imbarazzo e mi fa riflettere”.

Insomma, ho estrapolato, come dici tu. Ho creduto di vedere nella vicenda la sintesi di un certo tipo di atteggiamento di Genna di cui ho scritto, che prima era un critico apocalittico (con punte di isterismo) dell’intero sistema editorial-culturale (ad esempio: Einaudi Stile Libero, prima presentato come una fabbrica degli orrori, oggi osannato) e che ora scrive e dice bene di persone contro cui prima si scagliava.

Forse non ho citato correttamente, ma è quello che ho letto nella vicenda.

Commento di Marco, 17.05.05 17:40

Spiego il “noi”: includeva tutti quanti, cercava di inquadrare quello che forse è un atteggiamento provincialistico diffuso. Includeva - e include - tanto l’editore che fa stampare in quarta “il nuovo Pynchon” o “il nuovo Wallace”, tanto il recensore, lettore o blogger cilioso e incazzoso che liquida ogni libro come “tentativo di scrivere un libro alla De Lillo” oppure come “scopiazzatura di Wallace” etc.
Mi chiedevo come mai, quando questi romanzi italiani vengono tradotti e pubblicati all’estero, vengano recepiti come voci distintamente italiane, forti di una loro originalità, e nessuno, ma proprio nessuno, chiami in causa Wallace o De Lillo. Io seguo la stampa inglese e quella francese, e ogni tanto leggo le recensioni postate sui Miserabili, e posso dire che questi paragoni non vengono mai fatti riguardo ai libri dei wu ming, di Genna, di Evangelisti, di De Cataldo, e addirittura - nonostante il nome d’arte ricalcato su quello del collega americano - non succede granché nemmeno coi libri di Pincio.
Allora, dicevo, forse il problema è il provincialismo, l’angustia mentale dell’industria editoriale e della blogosfera italiana. Forse il problema è la svalutazione automatica, di default, di quasi tutto quello che viene scritto in Italia, il non accorgersi della letteratura di valore che abbiamo sotto il naso. Forse il problema è una certa mentalità da pollaio. Forse.

Commento di Franco, 17.05.05 21:57

Al di là degli strilli, delle quarte di copertina invoglianti, delle bandelle eccetera, al di là, insomma, delle furbizie pubblicitarie (che ingannano, certo, ma mi interessano di meno), quello che a me lascia perplessa è: perché se leggo il libro di pallavicini (prendo lui, perché è l’ultimo che ho s-terminato) non riesco a non vedere a ogni pagina che per parlarmi del suo dandy deve per forza tirarmi in ballo, in maniera inautentica e quindi fastidiosa, il modo di scrivere di bret easton ellis? perché pallavicini, per parlarmi del suo dandy prima che diventasse dandy, di quando era, cioè un giovane sfigato studentello, mi obbliga a ricordarmi che prima di lui è esistito brizzi e tutta una letteratura giovanilistica che, diciamolo, non ha senso se portata avanti così, come pallida e insensata filiazione, appunto?
Sto parlando di lettura.E di quello che ne deriva.
E spiace, perché probabilmente, la materia di pallavicini era buona. E così le cose che avrebbe voluto dirci col suo romanzo. Ma in questo modo il rischio è che ci dica: ehi, guardate, IO sto scrivendo, piuttosto che: ehi, guardate COSA sto scrivendo.

Commento di francesca, 18.05.05 11:02

Franco, quello che tu dici potrebbe anche essere condivisibile e se non mi addentro nella discussione è perché conosco veramente poco gli autori italiani.
Quello che vorrei sottolineare però è che questo post, se l’ho capito, critica esattamente questo atteggiamentto di coloro che sono in qualche modo accreditati a segnalarci e a valorizzare i nuovi prodotti della letteratura italiana e ne mette al bando proprio la “mentalità da pollaio”.
Un bel “forse” però ci sta bene anche qui :)

Commento di severine, 18.05.05 16:10

Ha ragione Sara, è il ragionamento che facevo, perlomeno in parte. Aggiungerei soltanto che un lettore ferrato è perfettamente in grado di capire da solo se il libro che legge è scritto in batteria, se segue la moda del momento o se è un clone di DeLillo o Foster Wallace o Pynchon. Basta averli letti. Poi ci sarebbe da discutere sulla riuscita, o meno, dei cloni. O anche delle pure operazioni commerciali, o delle troppe schifezze che pubblica Stile Libero (e che non mi scandalizzano, sia chiaro).

Inoltre dobbiamo metterci d’accordo sulle unità di misura - assolute e relative. Qual è il metro per misurare il capolavoro? Quanti sono i veri capolavori del novecento? Come si misura un clone rispetto all’originale?
Magari poi nel lessico di alcuni “critici” la parola “capolavoro” equivale a quello che per me è un buon libro (o magari medio). Il problema ulteriore è l’applicazione della proprietà transitiva a tutti questi “capolavori”.

Comunque a furia di gridare al capolavoro si ottiene il risultato per cui, quando leggo una roboante recensione di genna, sono portato automaticamente a non prenderla in considerazione (se non a scartare l’acquisto tout court). Se è una strategia, quindi, ottiene esattamente l’effetto opposto di quanto voluto. Credibilità zero, per quanto mi riguarda, come anche tutte le bandelle dove si richiamano i mostri sacri, perchè i casi sono tre: o il libro è bello e cammina da solo anche senza illustri progenitori oppure è una cosetta mediocre e ha bisogno di una stampella commerciale oppure è un clone e allora, se permettete, mi leggo l’originale. Ma i “critici” non dovrebbero essere critici?

Commento di Carlo, 18.05.05 19:27

E, altra questioncella, come si fa ad essere critici verso il proprio entourage, o il proprio amico o collega di casa editrice o compagno di sbronze? In altri ambienti si parlerebbe di mancanza di indipendenza (quindi abbiamo contemporaneamente un problema di credibilità e uno di indipendenza di giudizio). E poi è opportuno che gli scrittori facciano i critici?

Commento di Carlo, 18.05.05 19:35

Questa è una questione interessante. Si potrebbe risolvere così: che se una casa editrice amica, un amico, una persona con cui ho un rapporto di stima pubblica un libro CHE non mi piace, mi esimo dal parlarne.

Commento di Marco, 20.05.05 14:52

Che, se ci pensate, è esattamente quello che fa Genna: parla solo di robe che apprezza smodatamente, e le altre generalmente le ignora, se non per fare satira (vedi falsa recensione di “Mamma” di Parente) o parlare d’altro (vedi il pezzo su Manacorda).
E allora di che lo accusate? Mi sfugge.

Commento di Franco, 21.05.05 17:48

Come volevasi dimostrare, nessun paragone con scrittori americani etc.
http://books.guardian.co.uk/review/story/0,,1487957,00.html

Commento di Franco, 21.05.05 17:59

io la questione la risolverei così: se “una casa editrice amica, un amico, una persona con cui ho un rapporto di stima pubblica un libro”, che mi piaccia o meno, non ne parlo. peccato che per i più imbazzicati questo significherebbe dover scartare almeno il 90% dei libri che escono…

Commento di ilblogdelladomenica, 23.05.05 14:11

nemmeno dieci capolavori in un secolo di letteratura? da Eliot a De Lillo nemmeno dieci capolavori?
dott. Brodo, la lettura per lei dev’essere un’attività straziante :)

Commento di vanz, 05.06.05 22:47

facciamo 20 allora. trenta. facciamo uno all’anno. mica cambia niente però.

Commento di Carlo, 05.06.05 22:58

Completamente d’accordo con i critici che criticano i critici che non criticano affatto. Ed è perché da un pezzo ho smesso di comprare i libri dando fede alle recensioni (poiché mi era capitato di notare che raramente m’imbattevo in recensioni negative, eppure allo stesso tempo tutti quei libri letti - e comprati coi quattrini, non con i ceci - grazie all’nnesco di una recensione puntualmente mi lasciavano molto perplesso sul loro valore letterario. Per non parlare delle quarte di copertina, che non saprei se definire elaborazioni da parte di idioti persi o di simpatici mafiosi dell’editoria o gente da circo.

Commento di enzo, 27.06.05 01:41

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