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Lunedì 2 Maggio 2005I lettori, la tacchia, i giornali e il fritto di paranzaIn Italia si legge poco, e lo sappiamo. In compenso per ogni lettore ci sono almeno una decina di capolavoristi riconosciuti, più un centinaio di blogger capolavoristi wannabe o Proust in erba, con il romanzo definitivo pronto per la pubblicazione ma momentaneamente utilizzato come puntello del tavolo che balla. Mentre capolavoristi affermati e wannabe sono intenti a discutere tra loro di cose incomprensibili di cui, diciamocelo, non frega un cazzo a nessuno, l’Unesco si sta muovendo per scovare quei radi lettori esistenti e tutelarli quale patrimonio dell’umanità. Per i giornali le cose non vanno meglio: le tirature, in Italia contenute per tradizione, sono in declino come in tutto il mondo. C’è ancora qualcuno che insiste a investire soldi nella stampa, ma non è certo per ragioni di business. Se si gestisse un’impresa editoriale come si gestisce un normale business, i giornalisti guadagnerebbero la metà, lavorerebbero il doppio, sarebbero più seri del triplo, e una serie di quotidiani nostrani avrebbe da lungo tempo fatto downsizing verso il caro, vecchio ciclostile. I giornali si tengono in piedi per mere questioni di potere, non perchè si vendano. Se uno vuole fare i soldi, oggi come oggi è meglio aprire una pizzicheria. Se uno vuole guadagnare discretamente bene, lavorando poco, è bene che faccia il giornalista. I capolavoristi a quanto pare non fanno una lira ma, e bisogna ammirarli, preferiscono continuare a produrre centinaia di pagine che nessuno leggerà pur di non accettare quel famoso posto in banca. Comunque gli americani, pratici come sono, vanno al sodo della faccenda: “Newspaper circulation is important but readership is the key issue,” says Don Stinson, senior vice president of marketing for Gannett’s newspaper division. “At the end of the day what we want to deliver to advertisers is prospects who are ready, willing and able to buy what they have to sell. Whether the person pays for the newspaper or got it from somebody else isn’t particularly relevant. It’s whether they read it.” Insomma, cari prospect, i giornali saranno sempre più un mezzo per vendervi delle cose (non le notizie, che quelle ce le leggiamo altrove). Dicevo in tempi non sospetti che certi giornali vanno bene esclusivamente per incartare la frittura di pesce. Vedrete che tra breve al venerdì, in mezzo a un quintale e mezzo di allegati, inserti e sarcazzo vari, alcuni giornali cominceranno ad allegare delle confezioni di fritto di paranza congelato. E così il cerchio si sarà chiuso. Trackback PingsTrackBack URL for this entry: Commenti su: I lettori, la tacchia, i giornali e il fritto di paranzaIo non amo la stampa Non ho simpatia per la superficialità e Commento di attilaV, 02.05.05 18:10
Al sodo ci vanno anche i direttori nostrani, lo diceva in TV ieri anche la direttrice di Magazine del CorSera. Nella stessa intervista alla Bignardi - pero’ - il direttore di cui ora mi sfugge il nome ha fatto frettolosamente riferimeno a un paradosso ancora piu’ perverso in cui l’editoria e’ immersa: proprio perche’ ha il consumatore piu’ “critico”, l’editoria in quanto impresa deve da un lato recuperare dalla pubblicita’ i soldi necessari per fatturare (e si sa che la pubblicita’ non si fa solo con le pagine), ma allo stesso tempo non deve sbracarsi, per mantenere l’autorevolezza necessaria a tenersi/ampliare la readership (o i prospect, come preferisci) :) Il giorno che allegheranno i calamari spero mi avvertano per tempo, che dopo un po’ diventano gommosi. Commento di Pennivendoli: tengono famiglia, 02.05.05 20:39
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