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Lunedì 18 Aprile 2005

Mediocrazia al podere

Tanto per continuare sull’argomento del post precedente (ma è roba che ho sulla strozza da un secolo), vorrei aggiungere che, differentemente dalla Lipperini, ed in modo meno personalizzato, condivido molte delle cose che scrive Massimiliano Parente. Non tutto, ché il pezzo è scritto per provocare, ma molto si. E’ innegabile che esista una mediocrazia al potere editoriale, col suo contorno di giullari di corte, ed è innegabile che si sia perso il senso della realtà e della critica, tutta presa ad incensare questi polli allevati in batteria che scrivono cose brutte (brutte, a volte anche orrende), tutte uguali e che non legge nessuno.

Non a caso l’unico scrittore italiano dei giorni nostri che abbia veramente scritto un capolavoro, cioè Moresco, viene regolarmente bacchettato per avere posizioni non omogenee alla dottrina capolavoristico-antagonista alla carbonara. Che poi questo sia opera di una banda dei quattro o dei quattromila, non saprei e non mi interessa. E non ho nemmeno le mani in pasta: mi occupo di finanza, non di libri. Però sono un lettore, ed osservo un fenomeno di cui è impossibile non accorgersi, perlomeno essendo dotati di cerebro funzionante, di connessione internet e di svariati euri da buttare al cesso presso una libreria a piacere.

D’altra parte il solo fatto che in Italia sia dia una qualche importanza ad uno come Genna, addirittura tanta da metterlo al centro (si fa per dire) del c.d. dibattito letterario anzichè restituirlo alla vanga e all’erpice, la dice lunga sul livello di mediocrità cui siamo giunti. Un livello per cui si critica l’ultimo Foster Wallace, dico per dire, che è noioso e si fa fatica a leggerlo, e poi ci si sdilinquisce per wu ming, che è de sinistra e mette i testi in rete e cià er forum er sito fico internazionale. Detto da uno che da sempre se la ghigna quando gli parlano degli intellettuali di destra (quali? quanti? dove?), fa dispiacere pensare che si voglia far passare questa roba come la cultura della sinistra (capolavorista-antagonista).

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Commenti su: Mediocrazia al podere

>C:svariati euri da buttare al cesso presso una libreria a piacere.

io l’aspetto fiducioso, quando vuole…

io dall’inizio di tutta questa querelle concordo con carla benedetti, però, senza che si arrabbi, volevo farle notare che lei, signor brodo, non ha le mani in pasta, però ha il dente parecchio avvelenato…

Commento di dado, 18.04.05 17:14

Grazie per la segnalazione dell’articolo (?) di Parente. Provocatorio, si’, ma in gran parte condivisibile. Come lo è, d’altronde, anche questo tuo post…

Commento di Latifah, 18.04.05 18:10

Signor Carlo, io già l’amavo segretamente in tempi non sospetti. Adesso, dopo questa intemerata su genna, ho deciso che passerò direttamente all’idolatria.

Commento di Mark, 18.04.05 21:08

condivisibile, moderatamente condivisibile

Commento di F.N., 18.04.05 22:10

Tu sei pazzo, o fortemente rivoluzionario.

Non lo sai che nella blogosfera (…) è assolutamente vietato non essere d’accordo con la Lipperini? Ci sono pene pesantissime, che so, un insopportabile calo di commenti nonché il malfunzionamento di Shinystats.

Stai attento, Brodo.
[Ste]

Commento di Stefano, 19.04.05 12:38

posso testimoniare che La Lipperini non è affatto una censur-atrice del pensiero avverso, ed è disponibile al dialogo.

Però, caro Dottore, anzi, caro Finanziere, lei mi nomina quella personcina (non rifaccio lo stesso errore per motivi di auditel) che sproloquia misarabilmente di letteratura (di letteratura?).
Per carità, non dia cibo a google, che poi sembra che l’argomento interessi.
Chiamiamolo Gheenna, che la battuta non è nuova.

Commento di Effe, 19.04.05 13:24

volevo scrivere “censur-attrice”, ma sono stato censurato

Commento di Effe, 19.04.05 13:25

Lipperini è in corsa per la causa di beatificazione, non fosse che il solito polacco baciapile di sacrestia ha saltato la coda. Tuttavia, Effe, non demorda con la raccolta firme, mi raccomando. Anzi, faccia passare il foglio, che appoggio anch’io.

Commento di Shangri-La, 19.04.05 13:39

Ma voi che sarete a Torino al Salone del Libro, non potreste lanciare qualche ortaggio anche per me?

Commento di Carlo, 19.04.05 13:48

Caro Effe, quando sarò vecchio aprirò una libreria. Così potrò dire che ho a che fare con i libri.
Adesso non è ancora il momento.

Commento di Carlo, 19.04.05 14:34

Dite quello che volete, ma uno che - “live” - è capace di proferire la frase “ogni malattia ha un suo stile e la rete è l’ipocondria della letteratura” ha del genio. Ah, non si discute.
(Herr, le ricordo la sua risposta via sms, pochi minuti dopo: “Mi dica, la prego, che è del tutto ubriaco”. Ero sobrio, ero)

Commento di Squonk, 19.04.05 16:10

Caro Brodo, per gli ortaggi sono disponibile anche di persona, naturalmente.

Commento di La Lipperini, 19.04.05 22:24

Cara Lipperini, non mi risulta lei sia una scrittrice (perlomeno al momento), calcoli che fino a qualche mese fa nemmeno avevo mai sentito il suo nome ed ora lei addirittura rivendica l’ortaggio al salone del libro. Troppo facile, l’ortaggio bisogna meritarselo.

Facciamo così, scriva un brutto libro anche lei - invece che limitarsi a curarne uno - e sarò felice di offrirle un mazzo di carciofi. Per ora, sono desolato, ma gli ortaggi non sono per lei (al limite, un dado alle verdure).

Commento di Carlo, 19.04.05 22:48

a proposito di libri, pare che per essere nominati Papam se ne debbano scrivere almeno un seicentinaio.
Tremo all’idea di quel che faranno ora i capolavoristi

Commento di Effe, 20.04.05 09:43

tuttavia, se uno pensa che sì, è vero, l’unico possibile capolavoro italiano dei nostri giorni l’ha scritto Moresco (per me è Gli esordi, per te?) e che sì, Wallace - per dirne uno - quando è noioso vale più di un bel po’ di italiani-capolavoristi al loro massimo fulgore messi assieme (ma anche qui, c’è chi scrive belle cose anche in italia: Mari ad esempio, e persino certe cose di Nove, le buttiamo via?) e tuttavia, contemporaneamente, se costui pensa che le posizioni “sociologico-politiche” di Moresco (è tutta colpa della Restaurazione, del Mercato Editoriale, del Potere, del Postmoderno, della Letteratura Depotenziata, del Babau) siano come minimo semplicistiche (considerato che tutte queste cose sono anche altro-da-sé oppure nulla si spiegherebbe) ecco, uno così proprio non riesce a collocare se stesso in questa diatriba un po’ sgangherata. Il che è forse anche un vantaggio.
:)
ciao

Commento di b.georg, 20.04.05 14:13

non solo è fuorilegge parlare male della lipperini, ma critiche negative di genna comportano l’internamento immediato in gulag.
attento che tra 4 minuti arriva la psico-polizia.
(ah, parole sante le tue!)

Commento di morbìn, 21.04.05 13:53

Giorgio, anche Canti del Caos non mi sembra sia da disprezzare. Certo che c’è chi scrive buone cose in Italia, e sono perfettamente d’accordo su Nove e su molti altri. Per il resto vedo che l’intervento di Moresco non ti è proprio andato giù, eppure mi sembra che abbia come minimo contribuito a dare uno scossone a questa foresta pietrificata. Il punto è che alcuni scrittori, invece di farsi il clan dei capolavoristi in cui ognuno (ognuno degli alcuni) recensisce la schifezzella dell’altro con i fuochi d’artificio, dovrebbero farsi un esame di coscienza per capire perchè non sono in grado di scrivere libri buoni come quelli di Foster Wallace o DeLillo (dico i primi due che mi vengono in mente). E non parlo qui, per pudore, della vecchia polemica sul ruolo “pubblico” degli scrittori in Italia, salvo dire che io tutti questi Pasolini e Calvino in giro non li vedo. Poi avrei moltre altre considerazioni da fare, magari la prossima volta davanti ad un bicchiere di vino che qui il troppo rischia di stroppiare.

Commento di Carlo, 21.04.05 15:11

i Canti primo volume sì, erano notevoli (più per l’impianto che per la realizzazione, opinione da stupido).
che gli amici parlino bene degli amici (sperabilmente perché ne condividono le posizioni) mi par normale, che male c’è? non mi pare questo il problema.
poi distinguerei i libri dalle posizioni “politico letterarie”. Nei primi ci sono secondo me cose interessanti (e altre meno, come è persin banale dire). Le seconde scontano imo l’arretratezza ideologica italiana (una volta si diceva l’anomalia italiana, che porta molte cose positive - o almeno stranezze curiose - ma anche molte negative).
Di certo in tale anomalia, materiale da narrare non ne mancherebbe (avendo fantasia, e i vituperati post-postmoderni americani hanno insegnamenti da vendere, ahinoi). Purtoppo molti scrivono libri di narrativa con la testa di quando prendono posizione in politica, avendo però letto l’ultimo libro di sociologia o di filosofia politica al liceo (forse).
Il ruolo pubblico degli intellettuali poi è un problema ancora più complesso. Bisognerebbe prima porsi la domanda: chi è “intellettuale” e che è “pubblico” in un contesto in cui anche per produrre un dado occorrono competenze genericamente definibili linguistiche? (si chiama postfordismo e lo conoscono anche i sassi, ma non gli intellettuali, pare).
mi sa che ho stroppiato, come d’abitudine, ma per il bicchiere di vino ci conto.

Commento di b.georg, 21.04.05 22:41

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