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Lunedì 21 Marzo 2005il Giovane Scrittore di Successo parlaBol.com ha intervistato Alessandro Piperno: […]Non posso esimermi dal parlare della tanto dibattuta questione dei suoi modelli letterari. I paragoni si sono sprecati, nomi di grandissimi scrittori sono stati accostati al suo (tra parentesi proprio oggi esce in Italia il nuovo romanzo di Philip Roth, sul quale sarei curioso di un avere un suo giudizio se fosse già in grado di esprimerlo). Le ho però sentito dire che un giorno le piacerebbe essere ricordato come Piperno e non come il Roth italiano. Cosa pensa di questi paragoni? A dire il vero mi piacerebbe che un giorno qualcuno dicesse, “ecco Roth, il Piperno americano”… Sto scherzando naturalmente. Andiamo con ordine. Ho avuto l’ultimo romanzo di Roth circa tre mesi fa, quando era da poco stato pubblicato negli Stati Uniti, e quindi ho potuto leggerlo in anteprima: Il complotto contro l’America è il meno rothiano dei libri di Roth che Roth abbia mai scritto, nel senso che ha delle caratteristiche che sono assolutamente non rothiane. La prima è una sorta di inverosimiglianza storica che fa venir meno il consueto realismo rothiano: lui non si era mai cimentato (anche se in verità c’era già stato un libro, L’orgia di Praga, in cui ipotizzava delle cose che in realtà non erano avvenute e anche in Operazione Shylock c’era un’altra ipotesi abbastanza bislacca per cui un suo sosia veniva visto in Israele camminare per le vie di Gerusalemme) con un romanzo che sembra quasi un romanzo di fantapolitica (nel Complotto Roosvelt perde le elezioni che vengono vinte da Lindbergh e gli Stati Uniti diventano alleati dei nazisti, n.d.r.). La seconda è il fatto che il libro trasuda sentimentalismo, e trasuda sentimentalismo perché Roth per la prima volta parla dei suoi parenti. Sebbene abbia sempre parlato dei suoi genitori e di suo fratello attraverso la saga di Nathan Zuckerman, in realtà non ne aveva mai parlato direttamente, li aveva sempre trasfigurati letterariamente: stavolta invece li affronta a viso aperto con nomi e cognomi e devo dire che il ritratto è stranamente indulgente; se di solito il suo è un atteggiamento crudele e intransigente, qui è invece sentimentale. Per quanto riguarda il modello: sarei un assoluto ipocrita se dicessi che non ho letto, straletto, stradigerito Philip Roth e che in qualche modo non abbia dato un impulso abbastanza evidente al mio stile.[…] Trackback PingsTrackBack URL for this entry: Commenti su: il Giovane Scrittore di Successo parlaio lo so perché lei ne scrive. Commento di Effe, 21.03.05 14:48
Ma no, povero Piperno. Mi sembra invece che quando lo fanno parlare non dice delle scemenze, anzi. L’intervista mi è piaciuta. Sono i suoi laudatori che gli rendono un pessimo servizio. Commento di Carlo, 21.03.05 14:52
maledizione, lo vede che non bisogna mai seguire i link? Commento di Effe, 21.03.05 15:45
Per fortuna che non scriverò mai un libro. Non dovrò mai rialsciare inetrviste che poi verranno riportate per sicritto, parola per parola. :-))Il suo libro era meno peggio. Commento di francesco, 21.03.05 21:28
Arte?un modo come un altro di raccontare una certa Italia e raccontarsi? Quale che sia la risposta,ho trovato il libro di Piperno nostalgico e struggente;in alcune parti l’aria che si respira mi ricorda certi romanzi “eighties” di McInerney,con gli stessi sentimenti di amore-ripulsa,nostalgia e ambiguo moralismo…grazie Alessandro. Commento di marina, 29.03.05 17:27
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