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Lunedì 21 Marzo 2005

La restaurazione

Antonio Moresco mette tutti e due i piedi nel piatto riguardo la polemica sui libri “popolari” o meno, oltre a proporre una riflessione sul ruolo dello scrittore, e dell’industria editoriale, in questi tempi grigi:

Nel campo dell’editoria e del giornalismo culturale, siccome il personale è formato da intellettuali, si coprono le proprie pratiche andando a ramazzare teorie del passato e usandole in modo improprio e grottesco in una situazione diversa. Alcune di queste sono così generalizzate da diventare luogo comune. Si leggono continuamente sui giornali ridicole professioni di gramscismo da parte di vallette del Festival di Sanremo, filosofi in disarmo ecc. Praticano l’ottundimento di massa e traggono da questo la loro mercede e poi dicono che sono “nazional-popolari”. Proprio adesso che - guarda caso - non c’è più né la Nazione né il Popolo! Se ne stanno al caldo dentro macchine di consenso drogate, in grado di sedare e rimbecillire il “popolo” che hanno sottomano oggi e di elargire laute ricompense ai propri servi, e questo sarebbe ciò che intendeva il povero Gramsci scrivendo dalla sua prigione. Tutte le epoche di restaurazione sono così, sia quelle che si fondano su strutture ideologiche e politiche scopertamente totalitarie e violente sia quelle giocate su altre forme di coercizione e consenso.
Nel campo dell’editoria si agita l’alibi che non ci sarebbe mai stato tanto pluralismo come adesso, che c’è posto per tutti, che ci sarebbero ancora spazi riservati a cose che si muovono in direzione diversa -e in un certo senso è vero che ci sono. Ogni funzionario editoriale addita a propria discolpa e alibi qualche buon libro che pure ha pubblicato, i suoi tre poeti, ecc -e anche questo è vero. Ma tace sul funzionamento generale della macchina in cui si trova e che pure conosce molto bene, che rende sempre più ristretto, aleatorio e inoperante lo spazio in cui si muovono invece le manifestazioni in controtendenza, per il funzionamento implacabile e invasivo della macchina e per l’occupazione atmosferica di gran parte degli spazi reali e delle sedi in cui si formano le strutture di giudizio.
Un “pubblico” manipolato e forgiato ed esibito poi come alibi, col quale vivere un rapporto servo-padrone rovesciabile all’infinito. L’annullamento della responsabilità individuale e la resa allo spirito del tempo e a ciò che sembra al momento vincente. Come se la narcosi generale fosse un alibi per non dire nulla, non cercare nulla, non creare nulla con la propria persona, la propria voce e la propria forma, per non assumersi la responsabilità di dire come stanno veramente le cose solo perché la macchina è forte o almeno così appare. E la vita è breve. E ce n’è una sola. E bisogna cercare di salire sui carri vincenti, o che sembrano tali.

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Commenti su: La restaurazione

Ineccepibile….

Commento di dado, 21.03.05 11:25

perchè a questo punto non ci si vede tutti a torino per la fiera del libro?

Commento di dado, 21.03.05 12:52

dai, offro io
Acqua naturale, s’intende

Commento di Effe, 21.03.05 15:47

sarà, io avrò le idee confuse, ma a me questo che pare radical, mi sembra puro spiritualismo (le masse manipolate e forgiate, il potere come unum, le “due città” che si scorgono in controluce, tendenza e controtendenza bellamente rovesciate rispetto alla pur opinabile versione negriana - ma sempre meglio dell’MLismo di ritorno…).

In sostanza, invece di prenderci la fatica di spiegare come il molteplice (la moltitudine?) agisca SU SE STESSO, transitando nelle differenze e nei gradi di tali differenze (e quindi articolando le forme effettive del potere, che di certo non svanisce in una notte del mercato in cui tutti gli acquirenti sono grigi), si preferisce affidarsi ad un “uno” - la macchina mondiale - che dall’alto - guarda caso la stessa posizione del parlante che dice “massa”, con cui condivide il “dove” - supera d’un balzo la distanza, raccoglie quel molteplice e con la pura magia, altrimenti non si spiega come possa muovere il reale, ne fa un “uno” a sua volta, però in immagine: la famosa “massa”, hyle, pura disponibilità. Bel risultato, davvero. E addio al materialismo, per l’appunto.
Infatti, tutto torna in tale lettura: un “fantasma” si aggira per l’europa, ma è il nemico. E agisce su di noi con la magia (gli spettacoli, i simulacri, la manipolazione mediatiche e simili amenità concettuali).
Secondo me, da questa parte c’è solo l’uscita sbagliata. Ma forse sono io che ho letto i libri sbagliati: sono in evidente controtendenza :)
(e mi manca il Moresco de Gli esordi…)

Commento di b.georg, 21.03.05 17:56

si vabbè, mi faccio trasportare. tieni l’ultima frase, il resto era per smentire l’idea che scrivo cose comprensibili…

Commento di b.georg, 21.03.05 20:35

bigiorgio, mi hai stecchito i readers. Comunque io sono a riga tre del tuo commento (per la precisione alle “due città”) e non dispero di arrivare fino in fondo nel corso dei prossimi mesi.

Commento di Carlo, 22.03.05 15:44

dai non ti buttare giù, lo so che puoi farcela.
è che sei troppo impegnato a spiegare a Joi Ito che non ci hanno ancora chiusi tutti in galera. :-)
Ma forse si dovrebbe spiegarlo anche a Moresco… A far meno battaglie strampalate per la libertà dei romanzieri, forse gli rimarrebbe più tempo per occuparsi di chi in galera ci sta davvero, e senza colpa alcuna (u know Lampedusa?)

Commento di b.georg, 22.03.05 17:55

A me le battaglie di Moresco non sembrano tanto strampalate, anzi. Piuttosto secondo te Joi Ito ci è o ci fa? Io inizio ad avere dei dubbi. Mi prenderà per stanchezza.

Commento di Carlo, 22.03.05 18:06

i problemi che affronta non sono certo strampalati, le diagnosi però mi sembrano sbagliate (nel commento in cirillico lo sostenevo), e le soluzioni, quelle sì, sono strampalate (opinione mia, of course).
Su Ito non saprei, non lo conosco a sufficienza. Però il vostro dialogo è assai divertente (anche se forse un po’ spossante per te, immagino) :)

Commento di b.georg, 22.03.05 19:19

Non saprei, devo ancora finire di decrittare la cosa che hai scritto quindi non capisco le argomentazioni che porti. Ho chiesto una consulenza a Domanin comunque.

Ito non è spossante, è che sembra di parlare al muro. Tu dici una cosa e lui risponde con un’altra. Ora capisco perchè lo hanno buttato fuori da tutte quelle scuole.

Commento di Carlo, 22.03.05 21:29

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