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Mercoledì 24 Novembre 2004A proposito di thanksgivingIl mio primo thanksgiving è stato del tutto casuale. Ero arrivato a Chicago due settimane prima della fatidica ricorrenza e vivevo in un residence, in attesa di trovarmi un appartamento. Mi era stato assegnato un buddy, cioè un assistente che mi era venuto a prendere in aeroporto e, durante il giorno, mi scarrozzava per la città evitando di farmi prendere fregature da quei fiji de 'na mignotta degli agenti immobiliari oppure consigliandomi i posti giusti e quelli sbagliati dove andare a vivere. Matt O'Brien, questo il suo nome, mi aveva adottato - e anche la moglie. Il mio primo giorno aveva insistito per invitarmi a cena e, con fare solenne, aveva cucinato delle enormi bistecche di brontosauro sul barbecue. Più tardi, mentre bevevamo birra, aveva insistito per spiegarmi tutte le regole del baseball - che peraltro conoscevo, ma non avevo avuto il cuore di dirglielo - disegnando grafici complicatissimi su un quadernone a quadretti. La moglie, Sue, era un po' scandalizzata del mio essere single e coltivava oscuri propositi che, più tardi, si sarebbero concretizzati in alcune cene con componenti femminili della sua famiglia, in genere brufolose o chiattone o cozzone dalla voce chioccia tipica di certe americane, o ambetrè. Io portavo Matt a mangiare sushi e ci facevamo delle grandi bevute di birra sapporo, a seguito delle quali lui tornava a casa barcollante e, una volta, infrociante. Visti i 4.000 dollari di carrozziere Sue mi tolse quasi il saluto per un po'. Matt fu la stessa persona che rispose al telefono una domenica e, trovandomi in preda al panico, prese la macchina e dai suburbs venne a casa mia downtown con una valigia degli attrezzi per montarmi tutto l'arredamento Ikea di casa. Matt aveva una grande panza e non riusciva a fare figli, però poi ce l'ha fatta e io li ho tenuti in braccio ambedue. Lui comprava i posti per i bleechers e andavamo a vedere i cubs a wrigley field mangiando enormi hotdog. Dunque. C'era appunto questo thanksgiving e io ero solo come un cane nel mio residence di iperlusso e non conoscevo nessuno. Proprio nessunissimo. Naturalmente fui invitato da loro e passai quasi quattro giorni a sentire i racconti del vietnam dei parenti che lo avevano fatto, e a bere birra miller light presa da enormi contenitori di polistirolo con una colonna di ghiaccio dentro, e a mangiare hamburger con i cetrioli e wurstel e il tacchino ripieno. Poi mi fecero il dolce e mi rispedirono a casa pieno di roba da mangiare, e la mamma di Matt mi telefonava la sera per sapere se stavo bene e fu così che presi i miei primi due kili americani.Trackback PingsTrackBack URL for this entry: Listed below are links to weblogs that reference A proposito di thanksgiving:
» Talkin' 'bout U.S.A. from Macchianera Tracked on 25.11.04 08:31 Commenti su: A proposito di thanksgivinguhm… il mio primo thanksgiving invece l’ho fatto a 6 anni. Ai tempi non capivo nulla della ricorrenza - di nessuna ricorrenza capivo nulla, e probabilmente non solo di quelle - ricordo solo che c’era un tavolo enorme con ogni tipo di oggetto sopra e molte facce mai viste attorno. I miei mi dicevano che quegli oggetti erano cibo, ma io non ci credevo. Poi ho assaggiato buona parte di essi e la mia convinzione ne è uscita rafforzata. Bei tempi Commento di dementrio, 24.11.04 23:35
Me so’ commosso, guarda te. Commento di antonio, 25.11.04 03:23
Gran bel post. Commento di Giavasan, 25.11.04 10:03
bello avere ricordi,e amici, così Commento di vittorio, 25.11.04 10:36
Lessico Familiare da esportazione, direi. (n.b. per i non romani occorre forse specificare che “infrociare” non è termine promiscuo, ma si riferisce all’essere coinvolto in un incidente stradale. In altre parti d’Italia non si USA) Commento di Effe, 25.11.04 11:30
Cazzo, che invidia. Commento di Squonk, 25.11.04 11:53
Ecco il modo più elegante per giustificare quelli che nel tempo sono diventati 20 kili americani di troppo! Commento di kos, 25.11.04 15:54
Ho preso 2 kili solo a leggere… Commento di marameo, 25.11.04 16:18
OGNUNO HA LA SUA AMERICA Io la prima volta che andai in america fu nel agosto del 2001 a Boston. Finiì ospite da Gino in una casa di matti con moglie (era la settima) figli suoi dei precedenti matrimoni, altri da precedenti matrimoni della moglie, studenti dalla corea, honk hong, svizzera, giappone insomma di tutto di più. Gino è un italo-americano grande e grosso, brusco e dolcissimo. Di italiano non sapeva una parola, però siccome io venivo da lì ero il preferito e mi portava in giro con la sua harley davinson, vanto suo e di tutto il quartiere (“david questo quartiere è di fottuti benpensanti irlandesi e all’inizio non ci volevano a noi italiani ma noi ci siamo fatti rispettare”; “david cazzo fai parli con i negri?” “gino vaffanculo si dice neri ed è normale non fare il red neck del cazzo!!!”). Un pomeriggio siamo andati a berci due birre sulla tomba della madre, in realtà la zia che lo aveva allevato, la madre morì dandolo alla luce, ma luì lo seppe molto più tardi. quando partì mi accompagnò all’aereoporto e mi disse: “david u are a fucking good fella” Commento di dado, 25.11.04 16:34
Bel post! E mi rivedo…anch’io stessa esperienza, ma ad Austin Texas, nove anni fa. Stesso buddy, stessa famigliola, stessi chili presi… Commento di giusec, 25.11.04 18:35
infrociare ha anche qualche attinenza con il film dove Verdone dice :”Quello non era un incrocio? N’ infrocio!!!” Chiedo… Non sono romano Commento di boss, 26.11.04 07:38
bel racconto. Però questo fatto di tutta questa gente che ricorda il suo primo thanksgiving….io mi ricordo del primo primo piatto di rigatoni co’ la pajata, è uguale? …uhm… Commento di bellobello, 26.11.04 08:16
nel brodo primordiale un lessico famigliare, Commento di misia, 03.12.04 22:33
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