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Mercoledì 26 Maggio 2004

Ci cascano anche i giornali seri

Il New York Times, che è un giornale serio, ha rivisto la sua copertura informativa riguardo le decisioni che hanno portato gli USA a lanciare una guerra unilaterale contro l'Iraq e anche riguardo la problematica delle (presunte) armi di distruzione di massa. Questo vuol dire che al NYT si sono andati a rileggere tutti gli articoli in materia pubblicati dall'inizio della guerra, per poi arrivare a una conclusione sulla correttezza o meno dell'informazione data al pubblico. I risultati di questo lavoro sono stati riassunti in un editoriale e sono interessanti, anche perchè confermano le impressioni avute fin dal primo momento dal titolare di questo blogghetto e da un pugno di altri rompiballe (pochi però). In sintesi, il NYT dice che la maggioranza degli articoli pubblicata è "buon giornalismo" tuttavia, in un certo numero di casi, le informazioni date non corrispondevano alla verità. E questo per un motivo fondamentale: l'insufficiente indipendenza di giudizio, o capacità di mettere in dubbio le informazioni "ufficiali", e la carente verifica delle fonti. Dice il NYT: The problematic articles varied in authorship and subject matter, but many shared a common feature. They depended at least in part on information from a circle of Iraqi informants, defectors and exiles bent on "regime change" in Iraq, people whose credibility has come under increasing public debate in recent weeks. (The most prominent of the anti-Saddam campaigners, Ahmad Chalabi, has been named as an occasional source in Times articles since at least 1991, and has introduced reporters to other exiles. He became a favorite of hard-liners within the Bush administration and a paid broker of information from Iraqi exiles, until his payments were cut off last week.) Complicating matters for journalists, the accounts of these exiles were often eagerly confirmed by United States officials convinced of the need to intervene in Iraq. Administration officials now acknowledge that they sometimes fell for misinformation from these exile sources. So did many news organizations — in particular, this one. Questo vuol dire che gli autori degli articoli "imprecisi" (ma io direi della falsa informazione) si basavano sulle informazioni provenienti da una ristretta cerchia di informatori, esiliati o fuggitivi irakeni, ovviamente favorevoli al "regime change", tra cui spicca come un faro il nostro "leader liberale" Chalabi. In più queste informazioni (fuorvianti o false) erano spesso confermate da funzionari dell'Amministrazione USA. In pratica giornalismo basato sulle veline dell'amministrazione americana o sulla controinformazione fabbricata a tavolino (e profumatamente retribuita) da screditati personaggi irakeni (o di lontana origine irakena), personalmente interessati al "regime change" a tutti i costi o a costruire personali posizioni di potere in questo contesto. Dice sempre il NYT: Editors at several levels who should have been challenging reporters and pressing for more skepticism were perhaps too intent on rushing scoops into the paper. Accounts of Iraqi defectors were not always weighed against their strong desire to have Saddam Hussein ousted. Articles based on dire claims about Iraq tended to get prominent display, while follow-up articles that called the original ones into question were sometimes buried. In some cases, there was no follow-up at all. L'articolo poi cita svariati casi di disinformazione, specialmente sull'argomento delle armi di distruzione di massa. Alcuni esempi sono riportati qui. Tutto questo non mi serve per dire che avevo ragione a pensarla come la pensavo (e penso ancora), ma per attirare l'attenzione sul fatto che una parte della stampa (americana ma anche italiana) continua a commettere lo stesso errore. Si pensi al rilievo che viene dato alle affermazioni di un personaggio screditato come Michael Ledeen (nuovo vate dei radicali in politica estera), contrabbandato come una specie di intellettuale liberale e illuminato, quando invece è un teorico della violenza, uno che ha avuto le mani in pasta nelle peggiori schifezze compiute dagli americani in giro per il mondo e, probabilmente, è stato anche una spia (vi condono la ripetizione di tutte le cose che ho scritto in passato su Ledeen, ma vedo che oggi anche Carmilla pubblica un pezzo sul personaggio). Si pensi anche al rilievo che viene dato in Italia alle notizie pubblicate da giornali altrettanto screditati (e cito solo NRO) su cui scrivono sempre gli stessi altrettanto screditati "giornalisti" della mafietta neocona tanto forte a Washington. Ecco, solo per dire: fate attenzione quando leggete queste cose; in molti casi state leggendo disinformazione pura o veline interessate. Ci cascano anche giornali seri come il New York Times (che gli dei siano sempre ringraziati per la democrazia e la libertà di stampa americana). E poi ci sono anche i diffusori della propaganda, quelli che ci cascano perchè ci vogliono cascare, spesso in malafede e in maniera strumentale. Attenzione.

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Commenti su: Ci cascano anche i giornali seri

… volevi dire “che gli dei sempre siano ringraziati per la democrazia e la libertà di stampa americana”…

Lo so ! è un commento praticamente inutile, ma non ho nulla da aggiungere al tuo pezzo, se non l’augurio di avere ancora ragione in futuro, possibilmente una ‘ragione preventiva’ chè, mai come in questo caso e nel caso di ogni evento che implichi la fine di molti, le ammissioni di colpe e le punizioni esemplari non servono a molto.

Ormai non s’impara più nulla dai propri o dagli altrui errori…

Commento di sapu, 26.05.04 15:15

dovrei imparare a non scrivere sempre le cose in fretta e furia…

Commento di Carlo, 26.05.04 15:28

Da noi abbondano quelli dell’ultima riga, purtroppo.

Commento di Massimo Morelli, 26.05.04 16:04

Fretta o furia, cerchiamo di stare + attenti, ok ?!

Se te lo sgama sbRocca un errore del genere ci scrive un pezzo dove ti dimostra la ragione e la superiorità intellettuale neocon…

Commento di sapu, 26.05.04 16:35

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