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Lunedì 23 Febbraio 2004

La notte del diritto

Io amo gli Stati Uniti e gli americani in genere, per mille motivi che qui sarebbe lungo raccontare. Sono anche convinto, da sempre, della superiorità delle moderne democrazie di matrice anglo-sassone, rispetto alle nostre, chiamiamole "latine". Per questo mi dispiace vedere che c'è chi ama l'America solo per il peggio che può produrre, anche se sono sicuro che lì siano sopravvissuti gli anticorpi giusti, che invece scarseggiano da noi, paese di individualisti abituati al solo tornaconto personale e, per questo, governati da chi più ci assomiglia. Il peggio di cui volevo parlare oggi è la straordinaria compressione dei diritti civili e costituzionali in USA, che va sotto il nome di Patriot Act. So bene che gli estimatori del peggio tenteranno subito di liquidare l'argomento: vi preoccupate tanto delle garanzie democratiche e poco del terrorismo di matrice islamica, diranno - e Camillo non mancherà di sottolinearlo (come ha gia fatto). Oppure diranno che quelle leggi le hanno votate tutti, maggioranza ed opposizione, ben sapendo che, sotto lo shock del 11/9, il parlamento americano avrebbe forse votato qualsiasi cosa. D'altra parte gli estimatori del peggio non vogliono sentir parlare di diritto, sia nazionale o internazionale, non amano i bastoni tra le ruote. Loro, se potessero, ci farebbero vivere sotto un gigantesco coprifuoco - mondiale - mentre applaudono l'insediamento dei tribunali speciali americani in Pakistan, in Europa, in Africa e in tutti i paesi del mondo considerati sospetti di praticare il terrorismo internazionale o di proteggere membri di Al Qaeda. E Guantanamo, d'altronde, è solo un problema di diritto. Solo. E' vero, forse non torturano i prigionieri, quindi dobbiamo essere soddisfatti: è solo un problema di diritto, ma son quisquilie. E' banale dire che non si impara mai dalla storia, però è vero. Qualcuno forse ricorderà che in Italia è esistito il terrorismo, e sono state promulgate leggi speciali a la Patriot Act (anche se, a paragone, le nostre leggi antiterrorismo erano molto meno devastanti). Sull'onda dell'emozione si tende sempre a reagire in maniera sproporzionata, oppure ad assicurare che si, sono leggi antidemocratiche, ma giusto il tempo di raggiungere il loro scopo e poi le abroghiamo. Certo. Pensateci quando affittate una casa, nel 2004, e dovete comunicare in questura il nome dell'affittuario. Questa norma non è stata abrogata, dopo ventinove anni, e nemmeno la maggioranza delle altre, se è per questo. La legge Reale è del 1975, approvata col voto contrario del PCI (proprio loro, i comunisti). Per essere onesti si deve ricordare che qualcuno in Italia si era pur opposto, indicendo un referendum abrogativo (ma quando poi si va a votare, col cadavere di Moro ancora caldo, l'esito è scontato). Da quel momento in poi si vota tutto all'unanimità: sull'onda dell'emergenza passa il decreto Cossiga e tutta una serie di altre norme incostituzionali e liberticide. La legge Reale, e più specificamente il "fermo di polizia", io l'ho studiata all'Università - per un esame di diritto pubblico sostenuto nel 1984. C'era, allora come oggi, un vasto movimento di opinione, supportato da giuristi, professori universitari, politici, che riteneva quella legislazione un abominio, tanto da farne un caso di scuola - da studiare, appunto. Ho conservato il libro, perchè mi serve a ricordare quanto è facile cedere alle tentazioni giustizialiste, o dell'occhio per occhio. Non saprei come altro definire quelle norme, basta scorrerne una sintesi per capire che si tratta della morte del diritto. Norme fasciste, verrebbe da dire a noi, che non ci siamo scordati di come è stato facile costruire uno stato totalitario proprio qui, in Italia. Mi pare che anche Mussolini, dopo Caporetto, avesse l'ambizione di fare dell'interventismo una piattaforma politica, e sappiamo tutti come è finita. Ora i cultori del peggio, quelli che apprezzano queste cose, ci diranno che quelle leggi sono servite, un piccolo prezzo da pagare per sconfiggere il terrorismo. Io penso di no, e sono in buona compagnia. A questo proposito mi piace ricordare, come ha fatto anche Zavoli in altra occasione, le parole di uno storico vissuto all'inizio dell'Ottocento, Vincenzo Cuoco: Io temo le piccole usurpazioni giornaliere, fatte perlopiù sotto apparenza di bene, che non si avvertono, e talvolta si applaudono, finché l'abuso diventa costume e si conosce il male solo quando è divenuto gigante. Ecco perché non mi piace il Patriot Act, non mi piacciono le liste di proscrizione dei massoni, non mi piacciono i difensori del peggio e non mi piace dare il nome del mio affittuario in Questura.

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Commenti su: La notte del diritto

Non è facile dare un giudizio unitario su tutti i passaggi del post (ad esempio sull’accenno alle liste dei massoni). Mi interessa molto però il tema delle leggi e dei provvedimenti “sull’onda di”. Anche nel recente passato abbiamo avuto esempi lampanti, come una legge di riforma sul lavoro mediaticamente blindata visto che porta il nome di un consulente assassinato, come Schifani che chiude il suo intervento alla Camera sul ri-finanziamento alle missioni italiane declamando l’elenco dei nomi dei militari morti a Nassyria. Pratiche decisamente ambigue. Che temo potrebbero diventare di moda indipendentemente dallo schieramento politico.

Commento di achille, 23.02.04 15:58

L’America sembra attraversare ciclicamente momenti “autoritari” (per quanto autoritaria può essere quella che è una democrazia).

Commento di r1, 24.02.04 01:52

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