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Lunedì 19 Gennaio 2004

L'arte di tradurre

Le traduzioni sono un mio vecchio pallino. In genere leggo la letteratura americana o inglese quasi solo in lingua originale ma, ogni tanto, acquisto o rileggo anche le edizioni italiane e mi rendo conto di quanto le traduzioni siano fatte con i piedi (e a volte stravolgano completamente il senso di quello che si legge). Peccato, perchè ci sono anche editori attentissimi alle traduzioni, e ci sono traduttori che non hanno nulla da invidiare agli scrittori stessi.

Mi fa quindi piacere vedere che il Christian Science Monitor intervista, per una volta, proprio una traduttrice. Lei si chiama Edith Grossman, ed è la responsabile di una monumentale traduzione del Don Chisciotte in inglese.

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Sto leggendo questo saggio di Eco che di fatto è una raccolta di lezioni di sulle traduzioni, argomento che mi [Read More]

Tracked on 27.01.04 01:38

Commenti su: L'arte di tradurre

non dirlo a me, certe volte dubito della cultura e dell’intelligenza di coloro che si sono impegnati nel tradurre il testo. eppure, mi chiedo, avranno una qualifica per questo lavoro, e se ci arrivo io perchè non ci arrivano loro?!

Commento di ugo, 19.01.04 12:56

Se volete saperlo, non c’è una vera e propria qualifica di traduttore: peraltro è un lavoro pagato male, che quindi si deve fare “per passione”. Il più delle volte i traduttori sono comunque preparati, ma non hanno il tempo per applicarsi, perché la tariffa è scarsa e le scadenze sempre dietro all’agguato. Poi, secondo me, tradurre un libro è più difficile che scriverlo, dall’inglese almeno.

Commento di leo, 20.01.04 02:49

Hai perfettamente ragione leo…!!! Io faccio il traduttore ed è una pena vedere come viene trattata la categoria qua in italia! Non c’è un minimo di cultura della “traduzione” se non in certe case editrici. Non parliamo dell’industria dove se pagano (non sempre si riesce a prendere i soldi!), pagano un terzo delle tariffe previste dall’albo dei traduttori che sono già un po’ inferiori a quelle europee. Così chi accetta di fare il traduttore sono persone non qualificate, con sommaria conoscenza della lingua, o studenti che per arrotondare si abbassano a prendere meno di una baby-sitter. Quando poi magari si sono costruiti una professionalità, smettono per passare a fare lavori meglio retribuiti e tutte le loro competenze vanno perse.…sostituiti da nuovi sfruttati che partono da zero.…
Piccolo esempio e chiudo: la maggior parte delle volte vengo contattato da persone che preferiscono far tradurre un testo dall’italiano in una lingua straniera NON da un madre lingua che conosca l’italiano, ma da un italiano che conosca la lingua straniera (Assurdo) sostenendo che vogliono essere sicuri che il testo da tradurre (scritto in italiano) sia ben compreso da chi traduce!!!!! Ed è questa gente ignorante (ed arrogante) che gestisce il mercato delle traduzioni in ITalia.….(mi vien da piangere!!!!)

P.s. Io lavoro solo con l’estero, sia ben chiaro!!

Commento di Almukawama, 20.01.04 13:57

La parola spagnola “langosta” vuol dire sia “cavalletta” che “aragosta”.
Nella versione italiana di uno dei libri della serie di Carvalho (‘Gli uccelli di Bangkok’, se non ricordo male, ma non ho la mia libreria a portata di mano quindi non posso controllare), di Vazquez Montalban, si parla niente di meno che di un’invasione di aragoste.
Decisamente surreale, per quanto appetitoso, e l’editore è Feltrinelli.
(Ma pure Carlo Bo, traducendo Lorca, è incappato in qualche disavventura seria…)
Mestiere effettivamente mal pagato e poco gratificante, cmq.

Commento di lia, 20.01.04 22:53

Io sono interprete e traduttrice e mi è capitato di lavorare per un amministratore delegato di un’azienda molto importante che per risparmiare si fa fare le traduzioni e gli interpretariati da un’impiegatuccia commerciale di madrelingua tedesca senza nessuna qualifica… Bel sistema, da arrogante ignorante qual è!

Commento di Leonardinha, 26.07.04 12:58

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