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Mercoledì 12 Novembre 2003

Senza parole

Una cosa è dissentire, e non cambio certo la mia opinione su Bush, Berlusconi, i neocon e compagnia bella, altra cosa è scrivere cose disgustose come questa.

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» notevole.. from restorin essential..
si, obiettivamente mi sento di dar ragione a carlo. ma credo che le parole forti che il wu-mingo ha usato, spezzino una lancia anche a favore delle vittime.. in questo [Read More]

Tracked on 12.11.03 17:48

» politically scorrect from d o t - c o m a *:o)
Post molto duro di Giuseppe Genna, e casca il mondo. Sono d'accordo con Beppe Caravita che dice che così facendo... [Read More]

Tracked on 13.11.03 10:59

Commenti su: Senza parole

Grazie a Wu Ming si può litigare anche su questo. E poi, tutti insieme al Gnu Party.

Commento di Effe, 12.11.03 16:55

Da quelle parti ormai butta così.

Commento di Peter, 12.11.03 17:29

Carlo, a volte mi chiedo se non sia il caso di mormorare tra sè e sè un vaffanculo, e poi calarsi nel silenzio. Sarà che son figlio (orgoglioso) di carabiniere, sarà stanchezza, sarà tristezza, non lo so. E’ che è sconsolante, umanamente sconsolante, guardare in viso la pochezza d’animo, e vederla ostentata.

Commento di Squonk, 12.11.03 17:53

Per una volta, converrai che il blog-data ha ragione.

Commento di Muttley, 12.11.03 18:04

Gente come questa è l’assicurazione sulla vita per il Cavalier Banana. Hanno una montagna davanti, un cumulo di menzogne su cui migliaia di siti e di persone stanno indagando e discutendo e se ne escono con queste fregnacce da fine ottocento. Sputando su dei ragazzi che fanno solo il loro dovere.
Risultato. Alla fine uno si stomaca, li etichetta come “sinistra” e va felice a guardarsi Emilio Fede. Hai, i frutti avvelenati del Dams. Preferisco la mortadella, a Bologna.

Commento di Beppe, 12.11.03 18:06

Beppe, mi hai tolto le parole di bocca.
Muttley: no, per nulla.

Commento di Carlo, 12.11.03 18:24

Squonk: a volte meglio un vaffanculo pubblico, anzi è un chiarimento - io con chi la pensa in quel modo non ho niente da spartire.

Commento di Carlo, 12.11.03 18:27

Sembra che Gianluca Neri e la sua combriccola provino gusto nel lanciare la merda sul ventilatore, in modo che le pale, roteando la spruzzino dappertutto.

http://punto-informatico.it/forum/pol.asp?mid=479600

Commento di Uomo qualunque, 12.11.03 19:46

C’è posta per lei, mio dolce Dottor Carlo…(s’allontana ancheggiando sorridente)

Commento di SignorinaSilvani, 12.11.03 19:52

Andate un po’ a rileggere cosa riscrive Wu Ming tra i commenti più in basso…

Commento di GePs, 12.11.03 20:02

Carlo e Beppe, condivido tutto quello che avete detto ma mi chiedo: il marcio sta più in loro, nei mentecatti, o in quelli che li hanno elevati non si sa come a guru di non so che? Ricordo certi articoli sui paginoni di cultura, ripeto di cul-tu-ra che gridano vendetta. E lo dico a prescindere da questa cosa qui.

Commento di cesare, 12.11.03 20:09

Non ha fatto di meglio la Rai, stasera.…

Nel trasmettere la telecronaca della partita amichevole della nazionale italiana di calcio contro la Polonia Raidue ha approfittato del minuto di silenzio in raccoglimento per le vittime dell’attentato di oggi a Nassiriya per mandare uno spot pubblicitario. La lettura del messaggio in italiano e in polacco in ricordo di tutte le vittime militari e civili della missione in Iraq è stato sostituito dalle pubblicità annunciate dai telecronisti.

Commento di Uomo qualunque, 12.11.03 22:17

Per me i mentecatti sono quelli che hanno approvato, appoggiato, favorito questa guerra. Quelli sono i veri mentecatti, a braccetto con quelli che se ne escono con queste cose. Gli estremi si toccano. E dire che se si volesse essere critici ce ne sarebbe a bizzeffe, bisognerebbe smontare una per una tutte le cazzate che sono state dette e fatte. Invece no, si aspettano i primi morti italiani per prendersela con i carabinieri, con la gente che ci rimette le penne perchè i neocon hanno la loro bella teoria ma hanno fatto male i conti, l’effetto domino e balle varie. Che schifo.

Commento di Carlo, 12.11.03 22:42

Sono assolutamente d’accordo con te, Carlo!

Commento di MaxBukowski, 13.11.03 00:15

Io di più. Ma comincia a sfuggirmi il senso del valore di tutte queste discussioni. Non voglio dire che sia meglio il silenzio, che - come ha detto giustamente qualcuno oggi da me - suona bene ma è pilatesco. È che tutte queste parole di oggi, comprese le mie, invece di farmi pensare mi intontiscono. Lo so, è orrendo, ma ora vorrei solo pensare ad altro, per un po’.

Commento di Paolo di Tom, 13.11.03 01:58

Vorrei, se possibile, spostare l’attenzione su due punti: 1) Io capisco che la morte dei primi italiani in Iraq susciti emozione (l’ha suscitata anche in me), però dall’inizio del cosiddetto “dopoguerra” in Iraq di gente (soldati occidentali e civili iracheni) ne è morta parecchia, ed erano anche quelle persone, esseri umani, eppure questo fino a ieri non ha impedito a nessuno, né favorevoli né contrari al conflitto, di esprimere le proprie opinioni e ragioni (anche le più estreme), ignorando bellamente i morti (o giustificandoli come “danni collaterali”). Dire che ora non sarebbe più possibile farlo, parlare di sciacallaggio e simili, lo trovo un tantino ipocrita. 2) Questo conflitto prima è stato giustificato con la storia delle armi di distruzione di massa, poi, quando si è visto che non c’erano, si è cominciato a dire che comunque era giusto perché ha rimosso un dittatore impedendogli di continuare a opprimere e massacrare il suo popolo. Però anche questo obiettivo se non fallito come minimo non è stato ancora raggiunto, dato che Saddam (dando per scontato che dietro ci sia anche lui) con l’impressionante escalation di attentati oltre che tra le forze occidentali continua allegramente a mietere vittime tra gli iracheni. E’ per questo che parlare di “dopoguerra” secondo me è inesatto, e di conseguenza lo è anche parlare di “missione di pace” a proposito della permamenza in Iraq dei nostri soldati. Lì c’è ancora una guerra, e in guerra fino a prova contraria si muore.

Commento di Jacopo, 13.11.03 09:32

Il silenzio, a volte, serve a non aggiungere confusione dove ce n’è già tanta - troppa. Non si deve parlare per forza, esprimersi non è “bene” in sè. Poi, intendiamoci, tra due ore scriverò un post sulla cosa, e contribuirò anch’io, nel mio piccolo, al casino.

Commento di Squonk, 13.11.03 09:52

Non ho capito bene il tuo commento, Jacopo. Fermo restando che è tutto giusto quello che scrivi, verrebbe da dire: e allora?

Mica si discuteva di questo, si discuteva se sia o meno disgustoso scrivere un testo come quello di Wu Ming 1, grondante odio verso la nostra gente in Iraq, descritta sempre come loro, nel giorno in cui ne sono morti 14. Io almeno parlavo di questo, del cattivo gusto e della cattiva prosa (ovviamente nelle messe a punto successive si accusano i lettori di aver equivocato, non aver compreso i riferimenti, etc.) e del livore mal celato nei confronti delle forze dell’ordine, che siccome hanno combinato quello che hanno combinato a Genova è giusto che ora muoiano. Parlavo di quelli per cui la vita di un civile non ha lo stesso valore di quella di un carabiniere (perchè loro sono volontari, quindi se lo dovevano aspettare). Parlavo dei deliri che ho letto sui soliti siti, poliziotti schiavi del potere e servi di Berlusconi. Insomma, quel volantino di wu ming riprende degnamente tutti gli slogan di una frangia di esaltati, chiamiamoli di sinistra, che non hanno nessun interesse a discutere le ragioni di quello che succede in Iraq, mentre si galvanizzano quando scorre il sangue di qualche poveraccio “borghese” (si legge anche questo in giro).

Queste persone per me sono fascisti, tanto quanto quelli doc.

Per il resto il mio pensiero sulla guerra in Iraq è facilmente ricostruibile dagli archivi di questo blog, credo di averci scritto sopra almeno 150 post.

Commento di Carlo, 13.11.03 10:05

Cervello piccolo, piccolo, piccolo!

Commento di Zorapide, 13.11.03 10:09

Premetto che io non sottoscriverei in toto il testo di Wu Ming 1 (e soprattutto il tono), però notavo che se fosse stato scritto l’altroieri (e in riferimento a soldati americani e non italiani) non avrebbe ricevuto tali e tante critiche, spesso specularmente sopra le righe. Ma la morte dei militari italiani non è diversa da quella dei tanti soldati americani caduti negli ultimi mesi. I nostri soldati non sono “vittime innocenti” del conflitto (quella è una qualifica che spetta solo ai civili iracheni, o al massimo ai funzionari di ONU e Croce Rossa), volenti o nolenti sono lì, al fianco e allo stesso titolo degli americani, come forze d’occupazione. Di fatto (anche se magari lo spirito con cui i singoli soldati ci sono andati era questo) non sono, nel conflitto in atto, una terza parte neutrale, una spedizione umanitaria, ma uno dei due belligeranti. Che poi il governo del Cav. abbia tentato di fare credere diversamente (agli italiani in generale, e soprattutto ai ragazzi in divisa che ha spedito laggiù a morire) è un altro discorso. So benissimo qual è la tua posizione sull’Iraq, che condivido, e il mio commento non era rivolto a te in particolare, ma in generale alle reazioni suscitate dall’intervento di Bui. Credo però che anche tu, se non stessimo parlando di vittime italiane, magari non avresti cambiato la sostanza della critica, ma avresti probabilmente usato toni meno forti.

Commento di Jacopo, 13.11.03 10:52

Jacopo, purtruppo con i se non si combina niente.
Bui non è nuovo a queste provocazioni, come ricordavo nel mio primo commento su GnuEconomy. Detto questo non riesco proprio a capirti quando dici “I nostri soldati non sono “vittime innocenti” del conflitto (quella è una qualifica che spetta solo ai civili iracheni, o al massimo ai funzionari di ONU e Croce Rossa), volenti o nolenti sono lì, al fianco e allo stesso titolo degli americani, come forze d’occupazione.” o meglio stai dicendo l’ovvio tranne per la definizione di “forze d’occupazione” sulla quale non mi trovi assolutamente d’accordo.
Vorrei però farti anche notare che l’uso del termine “innocente” è pretestuoso dal momento che sottointende una “colpevolezza” che può giustificare (oltre la Guerra) le stragi come quella di ieri. Vorrei comunque ricordarti che ieri, oltre agli italiani (militari e civili) sono morti dei civili irakeni, alla luce di ciò quello che ha scritto Wu Ming 1 è ancora più schifoso. Sarebbe interessante che il buon Bui, accompagnato dal vorrei-ma-non-posso Genna, intrattenesse i familiari delle vittime (tutte) con i suoi scritti.

Commento di pietro, 13.11.03 11:10

guardate che le parole di Wuming1 sono condivisibilissime secondo me.….bye

Commento di buldra, 13.11.03 12:46

Che in guerra si muoia mi sembra un’ovvietà. Ce ne siamo strafottuti quando morivano iracheni e americani, mo’ tocca a noi. Era nell’ordine delle cose. Ma chi l’ha voluta ‘sta guerra? Io no, anzi, mi sono opposto con tutte le mie forze, ho detto “Non nel mio nome”, e non nel mio nome rimane. Mi piacerebbe dire che mo’ so cazzi loro, di chi l’ha voluta, ma purtroppo so’ pure cazzi nostra. Però i predicozzi no, checcazzo! Benvenga il WuMing che ci ricorda cose che sennò chissamài quando riaffioravano.

Commento di stenterello, 13.11.03 14:50

Pietro, riguardo alle argomentazioni di Wu Ming, volevo solo dire che meritano che gli si replichi con contro-argomentazioni, e non con insulti. Riguardo al ruolo dell’esercito italiano, registro il tuo disaccordo, però io resto della mia opinione: in questo momento in Iraq non c’è la pace (come non c’è mai stata in Afghanistan dopo l’occupazione russa), per cui quando il nostro governo parla della spedizione italiana come di una missione umanitaria, di peace-keeping (mantenimento di una pace mai raggiunta) o dice una menzogna o, se ci crede davvero, una follia. Lì è in corso una guerra, tra il regime di Saddam (allontanato dai palazzi del potere, ma tutt’altro che sconfitto) e le forze occidentali che hanno occupato il paese (gli americani e i loro alleati, tra cui l’Italia). Nel mezzo c’è il popolo iracheno (e quando parlavo di “innocenza”, intendevo che i civili iracheni, diversamente dall’esercito italiano, non hanno avuto e non hanno scelta, e la situazione la subiscono soltanto, non sono parte attiva in causa), un popolo iracheno che secondo la mia personalissima opinione nella stragrande maggioranza non parteggia per nessuno dei due contendenti, ma ha semplicemente paura di entrambi. E del resto sono spesso vittima di ambedue le parti, che si tratti di passanti uccisi dalle autobomba dei fedayn di Saddam, o di una famiglia falcidiata per sbaglio dai militari USA a un posto di blocco (dagli uni e dagli altri considerati niente più di “danni collaterali”).

Commento di Jacopo, 13.11.03 15:05

eh certo, ci ha ricordato un sacco di cose. brutte però. Tra vent’anni poi bellocchio ci farà un film e tutti diremo: ma possibile che questi erano così stronzi? Io inizio a dirlo adesso, non si sa mai.

Commento di Carlo, 13.11.03 15:07

Bravo, Carlo, anche tu hai trovato il tuo capro espiatorio per i prossimi vent’anni.

Commento di okie, 13.11.03 15:25

Jacopo, io non sarei così convinto che gli attentati/azioni di guerra di questi ultimi tempi siano opera dei fedelissimi del regime di Saddam.
E nonostante sia d’accordo sulla condizione del popolo irakeno sono altresì convinto, pragmaticamente, che sia meglio stare dalla parte delle forze occidentali piuttosto che dalla parte di Saddam.
Purtroppo indietro non si torna, la guerra c’è stata e c’è ancora e non credo che adesso sia possibile una qualche soluzione pacifica, ahimè.

Commento di Pietro, 13.11.03 16:28

Se si trattasse soltanto di fondamentalisti stranieri, non potrebbero muoversi all’interno del paese con tanto agio e sicurezza. Io comunque non sto avanzando l’equivalenza Saddam=Bush. Saddam è un tiranno sanguinario e opporvisi è sacrosanto. Ma farlo muovendogli una guerra preventiva è stato un tragico errore di cui stiamo vedendo - e subendo - le conseguenze. Io spero ardentemente di sbagliarmi, ma ora come ora non vedo alcuna soluzione a questa crisi, né pacifica né non pacifica. Le forze occidentali oggi mi pare abbiano due sole opzioni, entrambe disastrose: restare in Iraq a fronteggiare invano una guerriglia endemica, come i russi in Afghanistan; andarsene, lasciando che sprofondi nel caos di una guerra interna tra bande ed etnie, come già avevano fatto in Somalia. La questione è che a questo punto non ci si sarebbe dovuti arrivare. Ormai temo che sia troppo tardi. Indietro non si torna, dici, ma davanti io vedo solo il baratro.

Commento di Jacopo, 13.11.03 18:15

Esatto, era ampiamente prevedibile e previsto che si sarebbe arrivati a questo punto. Il Pentagono ha gia innestato la marcia indietro e vedo che Rumsfeld inizia a rimangiarsi tutte le stronzate dette in passato. I neocon, da parte loro, criticano Rumsfeld e vorrebbero mandare più truppe. Sembra sempre di più il Vietnam.

Commento di Carlo, 13.11.03 18:31

WM1, su gnueconomy:

Mi ri-intrufolo soltanto per segnalare questo articolo apparso sul Manifesto di oggi, dal quale si evince che: 1) anche associazioni e sindacati dei carabinieri (l’Unarma, non certo il Cocer) chiedono il ritiro delle truppe e considerano questa guerra illegittima; 2) i collegamenti tra Genova e l’Iraq esistono eccome, dal momento che in Iraq, al fine di addestrare la polizia locale, c’è andato il maggiore Claudio Cappello, che nei giorni del G8 comandava la Seconda Brigata mobile dei carabinieri, peraltro comandata da quel generale Leonardo Leso che non solo ha alle spalle il fallimento della missione in Somalia, le accuse di torture, la morte di Ilaria Alpi, ma che a Genova (allora colonnello) comandava le compagnie di intervento rapido, responsabili della maggior parte dei pestaggi immortalati nei video che tutti abbiamo visto. ———————- I parà, nel giorno del dolore - Rabbia e lacrime alla base del Tuscania a Livorno.- Il gen. Leso: «Sacrificio non inutile». - Le associazioni democratiche dei carabinieri chiedono il ritiro delle truppe: «In Iraq c’è la guerra, mai votata dalle camere». - Replica il Cocer: «Strumentalizzazioni» - Ma la guerra è la missione della Seconda brigata mobile, dalla Somalia al G8 di Genova - A. MAN. ———— Nelle caserme della Seconda Brigata mobile dei carabinieri è il giorno del dolore e della rabbia. Come al comando generale di Roma e al comando della Brigata (a Treviso) il tricolore è a mezz’asta. E alla caserma Amico di Livorno, sede del battaglione paracadutisti Tuscania, i militari piangono amici e colleghi massacrati a Nassirya. Sono lacrime vere. Poche parole le pronuncia il generale Leonardo Leso, parà e comandante della Brigata che riunisce i reparti d’élite della Benemerita dal Gis ai reggimenti speciali di Laives (Bolzano) e Gorizia: «Non sta a me dire se sia stato un sacrificio utile - dice il generale - ma penso proprio di sì». Nessuna dichiarazione, a Roma, dal comandante generale Guido Bellini, che ieri si è mantenuto per tutto il giorno in contatto con i suoi uomini in Iraq e stamattina volerà laggiù. E’ presto per sapere se davvero, come si vocifera in ambienti dell’Arma, il Tuscania ridurrà o modificherà la sua presenza nel paese occupato. A chiedere il ritiro del contingente, accanto ai pacifisti, è la parte migliore dell’Arma. Con una dichiarazione congiunta, l’associazione Unarma, la direzione del Giornale dei carabinieri e il sindacato carabinieri in congedo (Sinacc, di recente formazione), rilevano che «allo stato attuale, contrariamente a quanto affermato da Bush, i fatti dimostrano che in Iraq vi è ancora la guerra. L’Italia non ha mai avuto non ha partecipato né ha avuto il mandato parlamentare per partecipare al conflitto armato». Commossa la solidarietà «all’Arma e ai familiari» delle vittime dell’attentato. «Ma non dovevamo aspettare i morti per meditare sull’impegno italiano in Iraq», osserva il maresciallo capo Ernesto Pallotta, editorialista del Giornale dei carabinieri e voce storica della battaglia per la sindacalizzazione e la democratizzazione dell’Arma. «Di fronte ai morti diciamo basta e l’Italia deve allinearsi ai comportamenti della maggior parte dei paesi europei», insiste il maresciallo cavalier Formiga, segretario del Sinacc. Gli unici carabinieri sindacalizzabili sono quelli in congedo, quelli in servizio hanno solo il Cocer e l’associazione Unarma ha pagato caro il divieto di qualunque attività qualificata come «sindacale», imposto dai vertici del corpo con il beneplacito di quasi tutti i partiti e del consiglio di stato. «Ci chiediamo con dolore - aggiunge Formiga - perché i carabinieri devono morire per terrorismo all’estero? Abbiamo già i nostri problemi in Italia. E tanti». Dura la replica del Cocer, la rappresentanza istituzionale presieduta dal generale Serafino Liberati (tessera P2 n° 1729): «Il Cocer carabinieri - si legge in una nota - anche se affranto dal dolore per un avvenimento così drammatico, ritiene suo dovere far presente, a nome dei 112.000 carabinieri che rappresenta, che non si riconosce in quanto dichiarato da Unarma e Sinacc». La richiesta di ritiro del contingente è «stigmatizzata» come un «tentativo di strumentalizzazione di poveri ragazzi deceduti che hanno invece bisogno solo di pietà e, soprattutto, rispetto». In Iraq i carabinieri sono arrivati prima dell’esercito, istallandosi all’inizio a Baghdad al seguito del discusso ospedale da campo della Croce rossa italiana. Le truppe scelte dell’Arma contano su sponsor politici di primo piano (An innanzitutto) e godono di larghissimo credito presso l’amministrazione e gli apparati militari Usa, tant’è vero che l’allora ministro degli esteri Ruggero cercava di utilizzarli anche in Afghanistan nel 2002. Non gli riuscì. Un anno dopo, invece, il generale Leso era candidato al comando dell’intero contingente italiano in Iraq. Dall’Africa ai Balcani, il generale Leso è un’autorità in tema di mantenimento della sicurezza nei teatri di guerra. Qualche volta i suoi uomini si sono fatti onore, altre volte però sono tornati a casa tra le polemiche: basta ricordare la missione in Somalia nel ‘94, segnata dalla misteriosa morte di Ilaria Alpi e dalle accuse (mai dimostrate) di torture sulla popolazione locale. Difficile, infine, dimenticare il ruolo svolto a Genova, al drammatico G8 del luglio 2001, dagli ufficiali della Seconda Brigata mobile. Leso, allora colonnello, coordinava le Compagnie di intervento rapido e risolutivo che caricavano senza pietà; appena un gradino sotto di lui c’erano Giovanni Truglio (oggi colonnello) e Claudio Cappello (oggi maggiore), presenti in piazza Alimonda al momento degli spari che hanno ucciso Carlo Giuliani. E proprio Cappello, nei mesi scorsi, era in Iraq per gli addestramenti della polizia locale. La scelta di Genova era inquietante perché nelle piazze italiane, in teoria, dovrebbero andarci solo i battaglioni mobili della Prima Brigata, l’equivalente dei reparti mobili (ex celere) della polizia. La Seconda brigata (1500 uomini circa) raggruppa invece reparti da guerra, fornisce i gli uomini che compongono le «Multinational specialized Units» (Msu) inaugurate da Leso in Bosnia e in Kosovo negli anni 90. Specialisti della guerra? Non tutti. Molti provengono dai normali reparti territoriali, attirati da cospicui incentivi economici. Ma certo la Seconda Brigata è una delle punte di diamante dell’Arma - prima e non quarta forza armata dopo l’incredibile riforma promossa nel 2000 dal governo D’Alema - e un cardine fondamentale del nuovo modello di difesa imperniato sulle forze armate professionali.

Commento di okie, 13.11.03 21:17

Avevo deciso di cancellare quest’ultimo trattato di fantapolitica, poi ho cambiato idea. Lo lascio ad imperitura memoria.
La prossima volta, comunque, metti un link.

Commento di Carlo, 13.11.03 23:34

Per la serie: la notizia censurata del mese… http://news.independent.co.uk/europe/story.jsp?story=463191 http://italy.peacelink.org/disarmo/articles/art_2101.html http://blog.virgilio.it/weblog.php?PHPSESSID=fabc0b5086e2b993c26f20e7d520a6cd http://www.deputatids.it/Controllo/Atto.asp?Id=8754

Commento di Zio, 14.11.03 05:51

Mi fa un po’ specie vedere come qualcuno che ho letto con piacere liquidi un articolo che - fondamentalmente - riporta interviste e segnala incongruità con “trattato di fantapolitica”. Sinceramente.

Commento di Paola, 14.11.03 11:17

Non è che la sto liquidando, è che non se ne può più di tutta questa dietrologia tipicamente italica. E comunque registro che il concetto rimane sempre quello: dato che mi stanno sul cazzo i carabinieri fascisti e servi del potere per quello che hanno fatto a genova allora sono indifferente (contento?) al fatto che ne siano morti un po’ in Irak. I pezzi scritti da wu ming 1 e genna sono su internet e tutti avranno modo di farsi la loro opinione - io credo di avere detto qual è la mia.

Commento di Carlo, 14.11.03 13:03

>sono indifferente (contento?) al fatto
>che ne siano morti un po’ in Irak

Questa è la tua lettura, ed è stata smentita anche dall’interessato (“eh, ma allora l’interessato imparasse a scrivere e blablabla” - ohibò e tutti quelli che l’avevano capita al primo colpo hanno fatto la primina?). Ma è sempre l’effetto Wu Ming, non mi stupisce.
Et de hoc satis pure per me (che se dico “enough” magari qualcuno può essere indotto a pensare che ti sto minacciando di morte).

Quanto allo schifo e alle cd “dietrologie” (ora non stiamo parlando di Bui o Wu Ming, gentile uditorio, prendere nota e placare gli animi, grazie), preferisci il marciume retorico con cui ci stanno rincoglionendo? Il servizio tv dalla Polonia con cui ci dicono che l’Italia ha perso la partita perché i giocatori erano commossi? Le mamme - di altri - che singhiozzano con i fiori al comando generale e si sentono improvvisamente mamme, mentre se non sei italiano E carabiniere allora sarai nato per partenogenesi? L’ostinazione nel volerci imporre la favoletta che quella era una missione di pace (se qualcuno di lorsignori mi sa dire con esattezza data, luogo e firmatari dell’armistizio gliene sarei grato)? Preferisci il rimbalzarsi così tricolore delle responsabilità (polizia irachena: “gliel’avevamo detto”, carabinieri: “ma quando mai?”)?

O preferisci che in questo fiume in piena di cazzate ci sia qualcuno che porta qualche dato che serve a farci riflettere sui fatti, anche confutandolo se occorre?

Io ho la nausea per questo avvoltolarci tutti “fieri di essere italiani” su un’agiografia che ha lo stesso spessore delle riabilitazioni mediatiche proposte da Manuela Arcuri. E ho ugualmente la nausea per questo “invocato silenzio”, come se il rispetto fosse dovuto non agli “uomini”, ma ai “carabinieri”. Soprattutto quando il rispetto me lo chiedono le teste di cazzo che non solo hanno mandati a morire quei poveracci, ma hanno preso (e continuano a prendere) per il culo le loro famiglie. Peacekeeping un cazzo.

Et de hoc satis 2. Orvuà.

Commento di Paola, 14.11.03 15:28

Hai introdotto un altro argomento. No, non preferisco affatto il “marciume retorico”. Preferisco quello che ha detto Beppe sopra: “Gente come questa è l’assicurazione sulla vita per il Cavalier Banana. Hanno una montagna davanti, un cumulo di menzogne su cui migliaia di siti e di persone stanno indagando e discutendo e se ne escono con queste fregnacce da fine ottocento. Sputando su dei ragazzi che fanno solo il loro dovere.
Risultato. Alla fine uno si stomaca, li etichetta come “sinistra” e va felice a guardarsi Emilio Fede.”. Oppure Manuela Arcuri, aggiungo io.

Commento di Carlo, 14.11.03 15:58

Carlo, sei davvero fuori strada ed è un peccato.
La tua lettura mi sembra frettolosa, approssimata, ideologica, pregiudiziale. Quanto all’accusa di “fare il gioco di Berlusconi”, è vecchia e loffia, di solito serve a censurare qualunque opinione scomoda e divergente da quelle di D’Alema.

Commento di ari, 14.11.03 17:26

Amen

Commento di Carlo, 14.11.03 18:09

Confrontando tutto quello che ho dovuto sentire in questi giorni, Vi posso assicurare che l’articolo in oggetto non mi sorprende, non mi angoscia, non mi delude.
Ritengo molto più vergognoso, immorale e volgare, l’atteggiamento della nostra classe politica tutta, che ha voluto prendere quella posizione meschina e miserabile dopo la strage del 12 u.s. .

Commento di Antonello, 14.11.03 19:21

La cosa davvero sorprendente è che chi si è tanto scandalizzato (poca gente, per fortuna) non abbia capito che il testo di WM1 era basato su una comunissima (e trasparente, aggiungo) figura retorica, e che il significato è l’esatto contrario di quello apparente, e cioè “c’è da sperare che costoro, benché programmati per obbedire, si ribellino”? E’ come quando si dice: “Tu nemmeno te lo immagini che casino c’era”, e lo si dice apposta per farlo immaginare all’interlocutore.

Commento di okie, 16.11.03 02:11

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