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Lunedì 13 Ottobre 2003Fatti foste per farvi prendere per il culoForse la letteratura non è ancora morta. ma se succedono cose del genere non sta granchè bene. En passant, c’è qualcuno che tenta la rianimazione. Si veda ad esempio il Racconto Open Source, cioè La Ballata del Corazza 1.3.0, per cui i wuminghi sollecitano un ulteriore lavoro di revisione. Trackback PingsTrackBack URL for this entry: Commenti su: Fatti foste per farvi prendere per il culomi ci è voluta un’incredibile forza di volontà per arrivare alla fine… Commento di ile, 13.10.03 13:33
Non sarò breve e neppure tenero su questo “cento colpi di spazzola”. Un libro mediocre, scritto probabilmente male sin dall’inizio, con una tecnica elementare al limite della banalità. Un testo sicuramente “aggiustato”, riuscendo nel difficile compito di peggiorare ciò che già di suo era, con scarsa approssimazione, vicino allo zero intellettuale e stilistico. Un autentico prodotto-immondizia da sistemare sui luccicanti scaffali in attesa dei più sprovveduti e curiosi lettori: all’attenzione dei curiosi lettori stessi, una serie di squallide storielle che si presume vissute da ben altre persone e che forse solamente affollavano i pensieri contorti di una ragazzina con gli ormoni precocemente in ebollizione. Le storie sono “spinte”, nel senso che se non sconfinano nel pedo-pornografico, poco anzi pochissimo ci manca; ma sono “spinte” anche e specialmente nel senso che il tutto è pietosamente forzato, in precario equilibrio sul flebile confine che separa l’improbabile dall’incredibile. Sarà verità? Sarà fantasia? Ci interessa poco: nessuna traccia di puro erotismo è dato rinvenire. Un vero compendio di luoghi comuni, fantasie sessuali ricorrenti e ritriti canovacci presi in prestito dalla vasta cinematografia soft-core. Non è affatto vero che il libro non cade in volgarità: il testo, dall’inizio alla fine e prima ancora l’idea stessa narrativa è Volgare, con la V maiuscola, quanto più vi riesce di farla grande con il vostro programma di video scrittura, e anche oltre. Molto oltre. Che se ne parli, la cosa dimostra solo la pochezza di questi tempi e più in particolare l’azzeramento intellettuale delle masse, giunto ormai a maturazione pressochè completa. Ma ribaltiamo il quadro e guardiamo il tutto sotto una prospettiva differente: il libro vende, la storia “tira”, qualcuno trova nei tristi racconti di questa sedicenne scrittrice, (nonchè “sedicente”, scrittrice) un intrigante spunto prima di frugarsi nelle mutande, come al solito. Certo, il target non è dei più raffinati, ma questo non è un problema, anzi, sotto il profilo del marketing di bassa lega è tutt’altro che un ostacolo: alle masse in cerca di letture facili si può sommare il mare magnum di dissociati, disadattati, repressi, frustrati, FrusTati, Frùstati, FrùstaMI, ah, si, ecco, così, un pò più sù.… Ti AMO!. E i curiosi, ovviamente, che sono la più incolpevole parte nelle vendite di questo prestigioso volume. Certo, la ricerca dell’amore attraverso le peripezie da ingegneria delle costruzioni applicata e sviluppata attraverso l’esperiente cammino delle posizioni sessuali le più inusuali non è esattamente un tema nuovo: è banale anche questo: che una persona con problemi si rifugi nella nimfomania, è forse persino versomile, nell’essere comunque agghiacciante. Che ciò possa essere giustificato, è cosa dubitabile. Che se ne possa parlare e scrivere in un libro autobiografico, è roba da autolesionismo spirituale, mercimonio dei propri guai, da cattivo gusto ai minimi storici dal dopoguerra ad oggi. E sì che spazzatura nelle librerie ce n’è più che in discarica, ma in questo caso il testo di Melissa P. eccelle, straripa oltre gli argini di una minima soglia di decenza. Non tanto per il contenuto, in linea con romanzetti di basso profilo, ma per l’asprirazione a collegare il tutto ad un pensiero, ad una risma di disordinati aforismi. La pornografia non si aggrappa a tensioni psicologiche e non usa pararsi le terga con “perle” di sociologia in saldo. Passando al suo personaggio pubblico, e guardando l’autrice (?) dritta in faccia, come forse i suoi genitori naturali non avranno più il coraggio di fare senza provare un senso di vuoto (e viceversa, ritengo), le cose che vengono in mente sono: a) guarda questa sgualdrinella che è riuscita a fare soldi cavalcando l’onda del successo dopo aver cavalcato (e avere fatto da cavalcatura) a mezzo hinterland. b) se mi guarda così, mi viene voglia di.…..; c) la cosa grave è che si prende sul serio. In una recente intervista le chiedono se, potendo tornare indietro, lo rifarebbe: Sì, rifarei tutto e allo stesso modo, risponde. Allo stesso modo cioè nelle stesse posizioni? Allo stesso modo cioè senza un briciolo di dignità? Allo stesso modo cioè incollando pensierini sul quadernino prima di portarli a correzione dall’editore? I discorsi sociologici, li lascio ad altri, perchè ci porterebbero troppo lontano e c’è sempre il rischio di sprofondare nel qualunquismo. L’editore, per conto suo, scende a seri compromessi: farà un pacco di soldi, perdendo d’altra parte credibilità ed un mucchio di autori che ne ora ne mai vorranno associare il loro nome a quello di Melissa P., neanche in un banale elenco di un rappresentante di libri, dove l’ordine alfabetico potrebbe condurre al disgraziato accostamento occasionale tra un “libro” e Quel “libro”. E se pensate che io stia esagerando, forse sottovalutate la dignità professionale degli scrittori. A parte gli interessi commerciali, credetemi, non c’è niente di apparentemente condivisibile nella scelta di pubblicare certe robe, di correggerle, di scriverle e sopratutto, niente di più triste che leggere i pensierini sessuali di una bambina infarciti di una pretesa filosofia di vita venduta a tranci come il pesce spada all’Ittico. Assolutamente condannabile la scelta dei genitori di consentire la pubblicazione del diario scandalo della figlia: ma si sa, i soldi comprano tutto, anche la dignità, l’onore, la rispettabilità: che non sono tre parole a caso dallo Zingarelli nè concetti da Medio Evo: sono valori dell’esistenza umana! E’ evidente che c’è gente “evoluta” in grado di poterne fare a meno. Auguri. E non tirate dentro la solfa del disagio sociale: la teoria dell’auto-emarginato mentale che reagisce in modo “violento” alla realtà che vede o crede di vedere, è solo un alibi da quattro soldi. I problemi di ragazze affette da gravi problemi, da depressione, da solitudine, da anoressia, da bulimia e via discorrendo sono cose VERE, fatti concreti, piccoli drammi superabili con un sostegno adeguato, non certo trasformando il proprio monte di venere nell’AutoBrennero e dotando di TelePass ognuno che ne faccia richiesta, a vista. Melissa P. non è da invidiare, nè da compatire. Ha inteso percorrere una strada segnando così il suo futuro prossimo: da bella fanciulla di (effimero) successo qual’è, probabilmente ha le carte in regola per diventare una donna di successo nella vita come nel mondo dello spettacolo. Oppure, una volta calmatesi le acque, è destinata ad essere, più semplicemente, dimenticata dal grande pubblico che oggi urla, schiamazza, strepita, si offende, prova disgusto, la ammira (sic!). Forse ciò le servirà per ritornare con i piedi per terra e costruirsi una vita fatta di valori diversi e senz’altro più profondi. Troppo piccola, troppo inesperta (!), troppo piena di sè per capire che è solo il fugace oggetto del desiderio di qualche arrapato seguace di Onan, che è solo la finta autrice di un libercolo presto dimenticato, ritenuto scandaloso solo perchè posizionato nello scaffale sbagliato di una libreria, lontano dai suoi simili.…; un tassello di un mirabile progetto commerciale, quello sì; troppo piena di sè per capire che non è nessuna, se non lei stessa. Con la sua adolescenza miserabile violentata in mille posizioni dalla sua stessa volontà di essere “qualcuno”. Prevedo che a questa Opera Prima, dove la Nostra ci parla delle sue fantasie erotiche e delle sue riflessioni filosofiche sui massimi sistemi, seguirà un secondo libro, dove probabilmente ci spiegherà come la sua vita è cambiata sul serio dopo aver scritto (o ispirato) cento colpi di spazzola dal romanzetto rosa piccante ad un testo utile per indagini di più alto profilo, chissà. Staremo a vedere. Scrittrice maledetta? Macchè! Solo una patetica operazione commerciale, sulla quale tutti, io per primo, ci siamo soffermati più che abbastanza. Signal 404 Commento di Signal 404, 15.12.03 23:52
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