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Lunedì 29 Settembre 2003

Critiche a Putin? Da che pulpito

Primi effetti della sconsiderata politica USA riguardo i prigionieri di Guantanamo (e degli equivalenti in Afghanistan): come si fa a criticare le atrocità commesse dai russi in Cecenia, compresi i campi di concentramento per presunti terroristi, quando poi la culla della democrazia occidentale si comporta allo stesso modo? Se lo chiede The Nation, e si risponde così:

Unspeakable crimes, Russian federal death squads, “disappearances,” civilians herded into a war zone—is this reason enough for the American President to sternly register his displeasure with the Russian President?

Probably not, because the Russian President has a handy reply. When American journalists recently asked Putin about his government’s rights abuses in Chechnya, he parried by asking us about Iraq. “Are you sure everything is OK with human rights there?” he said. “Or Afghanistan. Are you sure everything is OK there on human rights?” And what about down in Guantánamo Bay, Putin added, what about human rights there? America is holding children as terrorists in a place called Camp Delta; so from what moral high ground do we speak when we complain that Russia is abusing babushkas in a place called Camp Bella?

“Commentators have begun to urge Bush to chastise Putin for abandoning many of the democratic reforms that Russia so recently adopted. Unfortunately, it looks less and less likely that Bush will do any such thing…[because] increasingly the United States seems to be adopting policies that at an earlier time we would have condemned as antidemocratic,” writes Russia expert Marshall Goldman. “[Bush and Putin] may find they have even more in common than they initially assumed. This is unfortunate not only for the Russians, but for those of us in the USA who fear that we are becoming more like what they, rather than what we, used to be.”

Ovviamente sappiamo tutti che i prigionieri di Guantanamo sono trattati con i guanti di velluto, felici e in perfetta forma, ingrassano e non pensano per niente a suicidarsi. C’è però una pericolosa organizzazione terrorista a cui risulta il contrario, tanto che in un rapporto di 60 pagine parla senza mezzi termini di torture e di crudeltà. Questo però non dà da pensare ai cultori della giustizia giusta e della legalità nostrani, che evidentemente hanno una concezione del diritto alle vongole.

La guerra pare giustificare tutto, anche le illegalità più evidenti. Per esempio Castro, che ha fatto recentemente giustiziare alcuni oppositori del regime, si è giustificato con Oliver Stone utilizzando lo stesso argomento: siamo in guerra (vedi intervista sull’Espresso di questa settimana). Mi sembra un approccio un po’ talebano.

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Commenti su: Critiche a Putin? Da che pulpito

Ancora una volta chi vince le guerre scrive anche il Diritto.
I prigionieri non sono trattati da prigionieri di guerra (vedi Convenzione di Ginevra ecc.) ma come criminali e terroristi. Questo significa che gli USA non si considerano un paese in guerra contro un altro paese, ma come i paladini del Bene in lotta contro il Male, per cui si senono legittimati a fare qualsiasi cosa. Qualcuno dovrebbe dire loro che la ragione non sta mai al cento per cento tutta da una (loro) parte. Ma a fargliela capire e’ dura… Ciao da Michele…

Commento di Michele Lecchi, 30.09.03 14:57

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