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Mercoledì 23 Aprile 2003

Perito Pereira

Sono abbastanza confortato dal fatto che, in questi tempi ipertecnologici, c’è ancora chi sa orientarsi in un computer (negli anni 70 è più probabile che si trattasse di un mainframe a schede perforate ma, nel dubbio, segnalo che ho bisogno di qualcuno che mi sostituisca la scheda video) e ha nostalgia degli anni 70. Io adoro gli anni 70 e, come Vecchi, penso che siano stati anni divertenti (si trombicchia anche adesso, comunque). Non ho ben presente cosa voglia dire parlare come negli anni 70, io sono rimasto alle cose buone e semplici di una volta, come il Mulino Bianco. Per esempio sono rimasto al parlare (scrivere) comprensibile o incomprensibile, a dire cazzate o meno. Apprendo ora che dire qualche cazzata, e dirla in maniera incomprensibile, fa molto anni 70. Non sapevo (ma mi adeguo, come diceva quello).

E comunque, cercare di capire i fenomeni è attività del pensiero (e di fenomeni ultimamente se ne leggono tanti) e quindi ci provo ponendo alcune semplici domande a Vecchi:

1) ce l’hai la patente? Se si, chi te l’ha data?
2) ce l’hai un blog (un blog anni 70 non è valido)?
3) ce l’hai una ragione per cui io dovrei essere interessato alle farneticazioni tue e di QS sui blog?
4) ce l’hai un correttore ortografico o, in subordine, un buon vocabolario?
5) sei mai stato sottomesso al dominio oligopolistico? Se si, è doloroso?
6) ti definiresti un lavoratore cognitivo organizzato o disorganizzato?
7) hai spostato la tua attenzione verso le nuove possibilità di rilancio dell’alleanza tra lavoro cognitivo e capitale finanziario?
8) mai provato a cospargere la tastiera di borotalco?

La punizione per aver risposto in maniera sbagliata anche a solo una delle domande sarà la partecipazione coatta ad una settimana di rieducazione a Villa Serena, compreso cambio del catetere ai vecchietti maoisti ivi ricoverati.

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Commenti su: Perito Pereira

Io son nato nel ‘70 e basta.
Ma gli anni Settanta, come a Carlo che invece credo sia più grande di me e quegl’anni lì li ha vissuti, mi interessano tantissimo.
Tanto che una decina d’anni fa, in pieno innamoramento da anni 70, i miei amici mi dicevano che parlavo come un reduce del ‘77.

“L’Orda d’oro” di Primo Moroni e di Nanni Balestrini (SugarCo) era diventata la mia bussola: l’ago che, pendendo da una parte o dall’altra, mi faceva comprare libri, guardare film, agire politicamente, parlare con le persone, perfino abbordare le ragazze.

E naufragare nelle mie parole incomprensibili datate di fronte alla maggior parte delle persone: molti dei libri che cercavo erano in ristampa o solo in biblioteca, i film li dovevo scovare nei cineclub più di nicchia, alle assemblee o nei partiti dove militavo mi chimavan l’ideologo e quasi tutti dicevano che parlavo bene ma che non si capiva un cazzo, se parlavo con le persone in cinque minuti arrivavo a parlare di personale e politico e quelli sbadigliavano o m’offrivano delle birre per chetarmi, con le donne, passata la post-liberazione sessuale e femminismo, andava ancora peggio -chè loro eran più propense a chi le scarrozzava in discoteca con la Golf che non a un bischero come me che c’aveva le Clarck rigorosamente sfondate e il cui approccio anche a una sana scopata era sempre iniziando a parlare di Reich e d’anti-psichiatria

Così, gl’anni Settanta, vissuti dopo, me li son tenuti per me: mi son serviti a capire qualcosina ma a riproporli come paradigma o semplice esempio per capire la realtà d’oggi, non ci penso nemmeno.

E se leggo del movimento creativo del ‘77 come “una costellazione sociale di provenienza composita, reso omogeneo dall’alto grado di scolarizzazoine”, il paragone coi blog, mi verrebbe spontaneo.

Ma cerco un altro modo per dirlo: chè altrimenti, mi rivedo lì, con i miei pantaloni di velluto, il manifesto in tasca e le persone con cui tento di parlare che mi scappan via sconsolate - blogger e non :-)

Io l’apprezzo e mi piace Vecchi - il manifesto rimane l’unico giornale che compro, mi piace pure Bifo e mi convincono le sue teorie sulla fabbrica dell’infelicità e sul “cognitariato”.

Ma se voglio parlarne con tutti, devo trovare un modo, un linguaggio e pure un mezzo diverso.
Come quell’ammasso di stronzate che è il mio blog, rigorosamente anni 2000.

Perchè - e qui c’ho una ricaduta totale nel “settantasettismo” più spicciolo: si fanno prima le merci per gli uomini o prima gli uomini per le merci? ;-)

p.s.: ora la posto anche sul mio blog questa semi-confessione d’un settasettino che s’è fatto da sè.
Scusami, Carlo, per la lunghezza del commento :-)

Commento di strelnik, 23.04.03 15:07

Figurati, i commenti sono sempre benvenuti :)
Io non entro quasi mai nel merito delle cose che dicono i QStatisti, anche perchè in genere non si capisce cosa vogliono dire. La presa per il culo nasce invece da un semplice assioma: non c’è comunicazione se il linguaggio non è adatto alla platea che si vuole raggiungere.
Scrivere per la rete è diverso rispetto a scrivere un intervento per un convegno di filosofia teoretica. Se una persona mediamente intelligente non capisce questa cosa banale, a maggior ragione dubito che possa pensare qualcosa di sensato (il tutto è mirabilmente riassunto in una frase del noto pensatore Alvaro Vitali che, nel tentativo di smitizzare il concetto di autorità costituita, ebbe a dire: “a Rambo, butta ‘a fascetta”.
Succede poi che qualcuno si autonomina massimo esegeta del blog-fenomeno (e non se ne sentiva francamente il bisogno), espone oscure tesi utilizzando un linguaggio per iniziati avendo cura di insultare non tanto velatamente le stesse persone che poi invita ai convegni (anche ex-post, vedi il caso dell’”aspirante nerd”), condisce il tutto con una spruzzata di ideologia trita e ritrita e pensa anche di non essere preso per il culo. Ottimista.

Capisco anche che ci sia la necessità di scrivere un libro, di andare a un convegno, di occupare per primi una nicchia, di fare un po’ di carriera o di fatturato. Sono cose umane, tutti sappiamo che bisogna pure arrivare a fine mese e non li criminalizzeremo per questo :-). Per il resto se ne riparla quando i suddetti scenderanno dalla cattedra (dove nessuno li ha messi), articoleranno un ragionamento chiaro ed espresso in un italiano comprensibile ai più, possibilmente senza citazioni di illustri conosciuti o sconosciuti, e senza ideologia (non dimenticando che questo fenomeno, che per loro corrisponde a un lavoro/libro/convegno/reddito/politica, per altri corrisponde ad un divertimento o a motivazioni di tipo completamente diverso). Se poi il pensiero di QS è riassumibile nel fatto che a loro piacciono i blog che “portano avanti” una qualche prospettiva ideale o ideologica, e disprezzano quelli che invece non lo fanno, pazienza: basta che sia chiaro che è la loro opinione ed è autorevole quanto quella della portinaia qua sotto. A me per esempio non piacciono le zucchine, però non pretendo che non le mangi nessuno, come scriveva Heidegger nel carteggio con il trisnonno di una certa persona. Aggiungo, tanto per scrivere un pippone più lungo del tuo :), che il vittimismo non giova alla causa e non si può essere amanti degli anni 70 e andare in giro col ciuccio e il bavaglino.

Commento di Carlo, 23.04.03 16:39

Carlo, difficile non essere d’accordo con quello che scrivi. L’errore più grande che commettono questi signori è quello di voler ricondurre tutto e tutti a categorie, che non si limitano ad essere descrittive, ma diventano categorie di valore: i buoni e i cattivi (oh, Vecchi cita Bennato, potrò pur farlo io), insomma. E cosa definisce il buono ed il cattivo? L’ideologia. Può anche starci, ma è un modo di affrontare la questione che va bene soltanto ad alcuni, non a tutti, certo non alla maggioranza. Boh, ma vale la pena starne a scrivere?

Commento di Squonk, 23.04.03 17:02

un applauso, clap clap. Grazie, non avrei avuto tempo per fare il pelo a quel simpatico nullafacente.

Commento di wile, 23.04.03 18:09

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