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Mercoledì 23 Aprile 2003Perito PereiraSono abbastanza confortato dal fatto che, in questi tempi ipertecnologici, c’è ancora chi sa orientarsi in un computer (negli anni 70 è più probabile che si trattasse di un mainframe a schede perforate ma, nel dubbio, segnalo che ho bisogno di qualcuno che mi sostituisca la scheda video) e ha nostalgia degli anni 70. Io adoro gli anni 70 e, come Vecchi, penso che siano stati anni divertenti (si trombicchia anche adesso, comunque). Non ho ben presente cosa voglia dire parlare come negli anni 70, io sono rimasto alle cose buone e semplici di una volta, come il Mulino Bianco. Per esempio sono rimasto al parlare (scrivere) comprensibile o incomprensibile, a dire cazzate o meno. Apprendo ora che dire qualche cazzata, e dirla in maniera incomprensibile, fa molto anni 70. Non sapevo (ma mi adeguo, come diceva quello). E comunque, cercare di capire i fenomeni è attività del pensiero (e di fenomeni ultimamente se ne leggono tanti) e quindi ci provo ponendo alcune semplici domande a Vecchi: 1) ce l’hai la patente? Se si, chi te l’ha data? La punizione per aver risposto in maniera sbagliata anche a solo una delle domande sarà la partecipazione coatta ad una settimana di rieducazione a Villa Serena, compreso cambio del catetere ai vecchietti maoisti ivi ricoverati. Trackback PingsTrackBack URL for this entry: Commenti su: Perito PereiraIo son nato nel ‘70 e basta. “L’Orda d’oro” di Primo Moroni e di Nanni Balestrini (SugarCo) era diventata la mia bussola: l’ago che, pendendo da una parte o dall’altra, mi faceva comprare libri, guardare film, agire politicamente, parlare con le persone, perfino abbordare le ragazze. E naufragare nelle mie parole incomprensibili datate di fronte alla maggior parte delle persone: molti dei libri che cercavo erano in ristampa o solo in biblioteca, i film li dovevo scovare nei cineclub più di nicchia, alle assemblee o nei partiti dove militavo mi chimavan l’ideologo e quasi tutti dicevano che parlavo bene ma che non si capiva un cazzo, se parlavo con le persone in cinque minuti arrivavo a parlare di personale e politico e quelli sbadigliavano o m’offrivano delle birre per chetarmi, con le donne, passata la post-liberazione sessuale e femminismo, andava ancora peggio -chè loro eran più propense a chi le scarrozzava in discoteca con la Golf che non a un bischero come me che c’aveva le Clarck rigorosamente sfondate e il cui approccio anche a una sana scopata era sempre iniziando a parlare di Reich e d’anti-psichiatria Così, gl’anni Settanta, vissuti dopo, me li son tenuti per me: mi son serviti a capire qualcosina ma a riproporli come paradigma o semplice esempio per capire la realtà d’oggi, non ci penso nemmeno. E se leggo del movimento creativo del ‘77 come “una costellazione sociale di provenienza composita, reso omogeneo dall’alto grado di scolarizzazoine”, il paragone coi blog, mi verrebbe spontaneo. Ma cerco un altro modo per dirlo: chè altrimenti, mi rivedo lì, con i miei pantaloni di velluto, il manifesto in tasca e le persone con cui tento di parlare che mi scappan via sconsolate - blogger e non :-) Io l’apprezzo e mi piace Vecchi - il manifesto rimane l’unico giornale che compro, mi piace pure Bifo e mi convincono le sue teorie sulla fabbrica dell’infelicità e sul “cognitariato”. Ma se voglio parlarne con tutti, devo trovare un modo, un linguaggio e pure un mezzo diverso. Perchè - e qui c’ho una ricaduta totale nel “settantasettismo” più spicciolo: si fanno prima le merci per gli uomini o prima gli uomini per le merci? ;-) p.s.: ora la posto anche sul mio blog questa semi-confessione d’un settasettino che s’è fatto da sè. Commento di strelnik, 23.04.03 15:07
Figurati, i commenti sono sempre benvenuti :) Commento di Carlo, 23.04.03 16:39
Carlo, difficile non essere d’accordo con quello che scrivi. L’errore più grande che commettono questi signori è quello di voler ricondurre tutto e tutti a categorie, che non si limitano ad essere descrittive, ma diventano categorie di valore: i buoni e i cattivi (oh, Vecchi cita Bennato, potrò pur farlo io), insomma. E cosa definisce il buono ed il cattivo? L’ideologia. Può anche starci, ma è un modo di affrontare la questione che va bene soltanto ad alcuni, non a tutti, certo non alla maggioranza. Boh, ma vale la pena starne a scrivere? Commento di Squonk, 23.04.03 17:02
un applauso, clap clap. Grazie, non avrei avuto tempo per fare il pelo a quel simpatico nullafacente. Commento di wile, 23.04.03 18:09
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