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Lunedì 31 Marzo 2003

Ultima difesa dell'arte

Facendo un piccolo strappo alla regola, pubblico un intervento di Carolina Lio perchè mi sembra interessante (andatela a trovare qui):

Nel mio primo post che ho scritto sul forum dicevo: parliamo un po’ di arte: se ne parla così poco!
Avevo completamente sbagliato; se ne parla continuamente, e ogni volta la si equivoca e in qualche modo la si denigra. Il senso dell’arte si è perso da tempo, da molto, e con esso si è persa anche la voglia di essere artisti, di lottare per un ideale. Dove sono oggi gli artisti? Sono pochi, e non li vedete, perché fanno la fame, come è successo a molti altri di loro, in passato. Voi vedete il lato ufficiale dell’arte, che paga per essere sotto il naso di tutti e che viene da voi pagato, mostrato agli amici e buttato nel cesso subito dopo. Se non fisicamente, moralmente. Perché siamo in un tempo in cui l’arte è mostrata come un trofeo, è schedata, prezzata, prodotta con accuratezza, modellata attorno a un significato artificiale e commercializzabile, lontano dall’emozionalità. Chi non lo fa, viene immediatamente “radiato dall’albo”. Chi rimane fedele a un proprio ideale di bellezza e di artisticità, è un barbone a cui dare venti centesimi per mandarlo fuori dalle scatole. L’arte, che è sempre stata la ricerca della bellezza, la manifestazione dell’interiorità di spiriti liberi e forti, il manifesto dell’uomo che sogna di cambiare il mondo, l’arte ora è diventata la convenzionalità dell’uomo borghese che ha la casa stile mulino bianco con i bambini che giocano nel cortile. Si vende tutto come se fosse arte. L’impoverimento totale del senso della bellezza si ha in alcune forme che definirei caricature dell’arte, inneggiamenti alla volgarità, che oggi ha così fascino!
L’artista oggi è colui che si vende. Che accetta compromessi. Che produce, non che crea. E produce quello che gli viene commissionato dalla società, spersonalizzando l’arte da se stesso. E colui che non accetta non è più artista, perché viene ignorato dalla critica e il suo prodotto non da prestigio a chi lo compra.
La rete della maggior parte dei siti d’arte e gallerie, e botteghe e riviste e librerie, negozi di musica: non sono che un unico supermercato, il più grande che abbiate mai visto, dove il 90% dei prodotti sono usa e getta e non arriveranno a domani. E tutti vi affollate intorno ai banconi di quadri e di libri e cd. Prendete il numeretto e aspettate. Voi comprate l’arte, credete. Che comprate, lo sapete? Una firma che tra cento anni non sarà che inchiostro sbiadito. Un commento di uno che si arricchisce elogiando qualcuno a cui non crede affatto. Un prestigio che andrà a puttane appena un altro sarà più quotato. E andrete a casa orgogliosi, di portare nella vostra villetta un pezzo d’arte da lasciare in eredità ai marmocchi.
Ma gli artisti che non si vendono, che non capite, che continuano a dipingere, a scrivere musica, a scrivere parole, quelli li chiamano stupidi e illusi. E anche io sono stupida perché credo più in loro che non ai miti del momento. Credo più nel loro coraggio che non nella prostituzione degli altri. E sono per questo anche io stupida e fuori dal mondo, senza il carrellino della spesa, senza nessun prestigio.
Scrivo queste parole interrompendomi spesso per camminare avanti e indietro per la stanza. Le mie parole sono quelle di una giovane donna già indignata e delusa. Ancora non arresa.

Carolina Lio, 30 Marzo 2003
Scrittrice e libera giornalista

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Commenti su: Ultima difesa dell'arte

intervento patetico e fuori tempo nonchè alquanto vecchio e noioso

Commento di giulia, 02.05.04 14:19

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