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Mercoledì 26 Febbraio 2003

Una guerra assurda

Dal Barbiere della Sera: "La guerra, il movimento pacifista e i prestigiatori della disinformazione".

L'articolo è lungo, ma merita. Cito solo un piccolo stralcio:

La vera deriva dittatoriale è quella di chi pretende di ammutolire ogni forma di dissenso sventolando lo spettro della guerra e del terrorismo. Quella di chi, come il presidente Usa, impone ai suoi concittadini e agli altri paesi un ricatto inaccettabile, dichiarando “o con noi, o contro di noi”, come se il mondo fosse una partita di Risiko e la posta in gioco qualche carroarmato di plastica. Quella di chi, come sta avvenendo nel nostro paese, vuole trasformare il Parlamento in un luogo superfluo, destinato a prendere atto di decisioni assunte altrove, e si affida alla retorica stantia dei “nostri ragazzi” per descrivere i militari professionisti pagati profumatamente che sono stati inviati in Afghanistan a sostituire le truppe americane. Quella di chi, come l’attuale vicepresidente del Consiglio, fino a qualche anno fa dichiarava pubblicamente di considerare un dittatore, Mussolini, il più grande statista del XX secolo, o quella di chi, come un ministro leghista dell’attuale governo, prendeva l’aereo per portare la sua solidarietà a un dittatore, Milosevic, e viceversa non batteva ciglio mentre militanti del suo partito cospargevano di piscio di maiale il terreno di un paese destinato a ospitare una moschea.

La scelta di scendere in piazza in difesa della pace deriva anche dalla vergogna e dall’incazzatura che proviamo nell’essere governati da personaggi del genere in una fase storica così delicata. Dall’angoscia di vedere il mondo di cui facciamo parte, il mondo sedicente civile, imbarcarsi in una guerra assurda, che nasce da motivazioni che nulla hanno a che vedere con la democrazia o con la giustizia. I nostri slogan contro Bush, Blair e Berlusconi nascono dalla convinzione, speranza o illusione che, proprio perché viviamo in una democrazia, la nostra opinione dovrebbe essere tenuta in considerazione, e dalla consapevolezza che la scelta tra la guerra e la pace è nelle loro mani, non in quelle di Saddam. Perché poi sprecare il fiato contro un dittatore come quello iracheno che, essendo un dittatore, per definizione non si lascia certo condizionare da urla scandite a migliaia di chilometri di distanza? Per far contenti gli “autorevoli” pennivendoli che figurano sul voluminoso libro paga del nostro presidente del Consiglio?

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